Il tema dell’approfondimento e della pianificazione del nuovo Museo delle Mura di Bergamo (MuBe), quale nuovo polo museale per la città di Bergamo e per il suo territorio, diventa un punto di partenza fondamentale per condurre un’indagine storica e progettuale approfondita sulle complesse dinamiche architettoniche ed urbanistiche di Bergamo Alta. Il nuovo Museo delle Mura e delle Fortificazioni trova sede nello spazio ipogeo dell’area compresa tra il Baluardo di Sant’Agostino e il Baluardo della Fara, il così detto Prato della Fara, nel quale, fino ai primi del Novecento, si collocava il “Foppone” di Bergamo, una gola aperta su Città Bassa e i suoi territori, oggetto nei primi anni del XX sec. di un’operazione di rinterro complessivo. L’operazione architettonica ed urbanistica portata a compimento, oltre a permettere di raccordare il dislivello di oltre un centinaio di metri che intercorre tra l’innesto della cortina muraria della Fara e le mura esterne difensive della Rocca di Bergamo, approfondisce il tema dello studio, della pianificazione e dell’organizzazione complessive di un allestimento museale d’interni e delle sue componenti, esplorando il rapporto apparentemente conflittuale che sussiste tra archeologia e tecnologia. Da una parte, infatti, l’idea di un museo di natura ipogea, mimetica rispetto al suo intorno, nasce dall’intenzione di riportare alla luce la faccia interna, oggi interamente perduta ed immersa nel sottosuolo, delle Mura Veneziane di Bergamo e della loro maestosa struttura contraffortata interna, che viene ipotizzata in fase di progetto attraverso fonti e reperti secondari, documenti storici ed ipotesi ricostruttive, divenendo fulcro archeologico e dunque “reale” dell’impianto. Dall’altra parte, a far fronte a una decisiva carenza di fonti e di reperti fisici, viene sfruttata invece la dimensione “virtuale”, attingendo dall’elemento tecnologico e sfruttando i dispositivi multimediali ad esso associato, criticando e mettendo in discussione l’identità e il significato dell’istituzione culturale del museo storico ed archeologico contemporaneo. Di pari passo con questa ricerca e con l’approfondimento museale ed allestitivo condotto, assume un ruolo di importanza cruciale anche il rapporto secolare che sussiste tra le due Bergamo odierne: l’ipertrofico tessuto urbano inferiore della città, con le sue specificità e caratteristiche, e la dimensione architettonica ed urbanistica di Bergamo Alta.
Progettazione architettonica ed allestitiva di un nuovo Museo delle Mura di Bergamo
LONGONI, ALBERTO;PERDOMI, NICOLA PIERO
2014/2015
Abstract
Il tema dell’approfondimento e della pianificazione del nuovo Museo delle Mura di Bergamo (MuBe), quale nuovo polo museale per la città di Bergamo e per il suo territorio, diventa un punto di partenza fondamentale per condurre un’indagine storica e progettuale approfondita sulle complesse dinamiche architettoniche ed urbanistiche di Bergamo Alta. Il nuovo Museo delle Mura e delle Fortificazioni trova sede nello spazio ipogeo dell’area compresa tra il Baluardo di Sant’Agostino e il Baluardo della Fara, il così detto Prato della Fara, nel quale, fino ai primi del Novecento, si collocava il “Foppone” di Bergamo, una gola aperta su Città Bassa e i suoi territori, oggetto nei primi anni del XX sec. di un’operazione di rinterro complessivo. L’operazione architettonica ed urbanistica portata a compimento, oltre a permettere di raccordare il dislivello di oltre un centinaio di metri che intercorre tra l’innesto della cortina muraria della Fara e le mura esterne difensive della Rocca di Bergamo, approfondisce il tema dello studio, della pianificazione e dell’organizzazione complessive di un allestimento museale d’interni e delle sue componenti, esplorando il rapporto apparentemente conflittuale che sussiste tra archeologia e tecnologia. Da una parte, infatti, l’idea di un museo di natura ipogea, mimetica rispetto al suo intorno, nasce dall’intenzione di riportare alla luce la faccia interna, oggi interamente perduta ed immersa nel sottosuolo, delle Mura Veneziane di Bergamo e della loro maestosa struttura contraffortata interna, che viene ipotizzata in fase di progetto attraverso fonti e reperti secondari, documenti storici ed ipotesi ricostruttive, divenendo fulcro archeologico e dunque “reale” dell’impianto. Dall’altra parte, a far fronte a una decisiva carenza di fonti e di reperti fisici, viene sfruttata invece la dimensione “virtuale”, attingendo dall’elemento tecnologico e sfruttando i dispositivi multimediali ad esso associato, criticando e mettendo in discussione l’identità e il significato dell’istituzione culturale del museo storico ed archeologico contemporaneo. Di pari passo con questa ricerca e con l’approfondimento museale ed allestitivo condotto, assume un ruolo di importanza cruciale anche il rapporto secolare che sussiste tra le due Bergamo odierne: l’ipertrofico tessuto urbano inferiore della città, con le sue specificità e caratteristiche, e la dimensione architettonica ed urbanistica di Bergamo Alta.| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/10589/116460