ABSTRACT Situata nell’Upper Side di New York, la Columbia University gode da sempre la fama di essere una delle più famose e importanti università d’America. L’elaborato di tesi affronta il tema dell’ampliamento della Columbia University a Manhattanville, promosso dall’università per soddisfare la crescente necessità di spazi e nuovi servizi per la comunità accademica e di ricerca scientifica. Il nuovo Campus è concepito come un brano di città capace di integrarsi al quartiere di Harlem e costituire una nuova centralità, a scala urbana e locale. Viene ribaltato il modello di Campus introverso in favore di un insediamento aperto e permeabile al quartiere: un ”Campus urbano” che condivida con la città spazi, servizi e attività. Il progetto interpreta il concetto di Urban Layer proposto dal masterplan sviluppato da Renzo Piano per la Columbia University attraverso il disegno di un piano terra libero e “trasparente”, che comprenda attività pubbliche e collettive, di cui la comunità scientifica e locale possano usufruire. Le attività didattiche sono situate ai piani superiori e organizzate in modo tale da facilitare l’interdisciplinarità, il lavoro in team e il soddisfacimento dei requisiti di flessibilità necessari a garantire una rimodulazione degli spazi nel tempo. Nel Multidisciplinary Institute for Data Science and Engeneering, l’Urban Layer è concepito come un percorso pedonale che, attraverso un sistema di rampe, raccorda i dislivelli di un grande atrio a tutta altezza; qui sono ospitati una biblioteca, spazi di ristoro, di studio ed espositivi. I piani superiori sono organizzati attorno a un grande vuoto centrale che sembra suddividere in due il volume dell’edificio. Questa porzione è di notevole importanza poiché ospita le risalite verticali principali, un sistema di spazi dinamici destinati alla didattica non frontale, allo svolgimento di workshop, assemblee di studenti e incontri informali. Box di studio a sbalzo sull’atrio centrale creano un effetto suggestivo e fulcro dell’intero edificio. Le fasce laterali, invece, sono più compatte e destinate ad accogliere aule flat, laboratori e blocchi che contengono vani scala, servizi e ascensori. Esse hanno affacci diretti verso l’interno, grazie a un sistema di pareti manovrabili vetrate che possono essere lasciate chiuse per le lezioni ordinarie o aperte per occasioni straordinarie. I prospetti esterni sono studiati in modo da seguire alcune linee guida allegate al masterplan sviluppato dallo studio Piano, ossia l’utilizzo di una facciata doppia e la continuità visiva tra interno ed esterno. Si è dunque pensato ad una prima facciata interna, interamente vetrata, che vada da solaio a solaio e lo lasci percepire dall’esterno. La seconda pelle è invece caratterizzata da lastre di vetro laminato verticali che schermano l’edificio dalle radiazioni solari in corrispondenza delle fasce piene con un ritmo che varia a seconda dello spazio celato. Il passo è molto fitto nella parte centrale, si allarga alle due estremità per lasciare la vetrata completamente libera in corrispondenza dell’atrio centrale.

Columbia University. Nuovo campus per Manhattanville

GIORDANO, ERICA
2014/2015

Abstract

ABSTRACT Situata nell’Upper Side di New York, la Columbia University gode da sempre la fama di essere una delle più famose e importanti università d’America. L’elaborato di tesi affronta il tema dell’ampliamento della Columbia University a Manhattanville, promosso dall’università per soddisfare la crescente necessità di spazi e nuovi servizi per la comunità accademica e di ricerca scientifica. Il nuovo Campus è concepito come un brano di città capace di integrarsi al quartiere di Harlem e costituire una nuova centralità, a scala urbana e locale. Viene ribaltato il modello di Campus introverso in favore di un insediamento aperto e permeabile al quartiere: un ”Campus urbano” che condivida con la città spazi, servizi e attività. Il progetto interpreta il concetto di Urban Layer proposto dal masterplan sviluppato da Renzo Piano per la Columbia University attraverso il disegno di un piano terra libero e “trasparente”, che comprenda attività pubbliche e collettive, di cui la comunità scientifica e locale possano usufruire. Le attività didattiche sono situate ai piani superiori e organizzate in modo tale da facilitare l’interdisciplinarità, il lavoro in team e il soddisfacimento dei requisiti di flessibilità necessari a garantire una rimodulazione degli spazi nel tempo. Nel Multidisciplinary Institute for Data Science and Engeneering, l’Urban Layer è concepito come un percorso pedonale che, attraverso un sistema di rampe, raccorda i dislivelli di un grande atrio a tutta altezza; qui sono ospitati una biblioteca, spazi di ristoro, di studio ed espositivi. I piani superiori sono organizzati attorno a un grande vuoto centrale che sembra suddividere in due il volume dell’edificio. Questa porzione è di notevole importanza poiché ospita le risalite verticali principali, un sistema di spazi dinamici destinati alla didattica non frontale, allo svolgimento di workshop, assemblee di studenti e incontri informali. Box di studio a sbalzo sull’atrio centrale creano un effetto suggestivo e fulcro dell’intero edificio. Le fasce laterali, invece, sono più compatte e destinate ad accogliere aule flat, laboratori e blocchi che contengono vani scala, servizi e ascensori. Esse hanno affacci diretti verso l’interno, grazie a un sistema di pareti manovrabili vetrate che possono essere lasciate chiuse per le lezioni ordinarie o aperte per occasioni straordinarie. I prospetti esterni sono studiati in modo da seguire alcune linee guida allegate al masterplan sviluppato dallo studio Piano, ossia l’utilizzo di una facciata doppia e la continuità visiva tra interno ed esterno. Si è dunque pensato ad una prima facciata interna, interamente vetrata, che vada da solaio a solaio e lo lasci percepire dall’esterno. La seconda pelle è invece caratterizzata da lastre di vetro laminato verticali che schermano l’edificio dalle radiazioni solari in corrispondenza delle fasce piene con un ritmo che varia a seconda dello spazio celato. Il passo è molto fitto nella parte centrale, si allarga alle due estremità per lasciare la vetrata completamente libera in corrispondenza dell’atrio centrale.
ARC II - Scuola di Architettura Civile
21-dic-2015
2014/2015
Tesi di laurea Magistrale
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/10589/117542