Milano, con il suo sistema di acque e con le sue vicende storico-architettoniche che le conferiscono il titolo di “città d’acqua” è lo scenario in cui si colloca il lavoro che segue. Esso si basa sul tema della ricostruzione di precisi elementi fisici che hanno caratterizzato la storia della città: il Bastione di Porta Venezia e il Canale Redefossi. Questa strategia di riscoperta del passato si coniuga con la progettazione di un edificio termale. L’approccio metodologico va dallo studio delle vicende storiche fino all’analisi della situazione attuale, dalla scala urbana fino alla precisazione degli spazi interni. Proporre una soluzione urbanistica e architettonica deriva però da un processo di analisi minuziosa e di studio attento di precise situazioni, quali la storia, il tessuto urbano, le relazioni spaziali con l’intorno e le esigenze dell’uomo chiamato ad abitare la futura architettura. L’iter progettuale ha conosciuto anche una lunga riflessione sulle dinamiche prettamente distributive e di collegamento tra gli spazi propri dell’edificio termale, percorsi di vario tipo, spazi serventi e spazi serviti, dove non si è potuto prescindere da quelle riflessioni sul rapporto tra salute e benessere dell’uomo e lo spazio che lo circonda. La tipologia delle terme ha origini antichissime, dalla storia affiorano i Ginnasi Greci e le Terme Imperiali Romane come modelli di coesione tra città e dimensione “pubblica” dell’edificio, come luoghi dediti alla cura dell’uomo, del fisico e soprattutto della sua sfera psicologica e mentale. Se il benessere di una società e di una città è rintracciabile nei luoghi della vita sociale e comune, la progettazione di uno spazio pubblico e, nella fattispecie, di un luogo per la cura dell’uomo, non può prescindere da questi ragionamenti e da un approccio urbano, architettonico e anche “sociale” del problema, a cui fornire una risposta mediante il gesto progettuale. Elemento di assoluto rilievo è il rapporto con la città storica, il contesto con cui ci si interfaccia è stato analizzato, compreso ed indagato a fondo. Situato sul confine tra la città storica “dentro le mura” e la città in espansione fuori le mura, l’edificio presenta una molteplicità di aspetti che implicano una capacità di ascolto molto attenta e diversificata: soluzioni spaziali che sempre più spesso sono il risultato di contingenze specifiche, locali legati al contesto particolare e architettura che è il più chiaro e spontaneo gesto dell’uomo che opera in un luogo, approdando in modo diverso di fronte alle testimonianze lasciateci dal passato: recuperandole, reinterpretandole, conservandole o addirittura talvolta ignorandole. L’unica costante dovrà essere quella di conoscerle e rispettarle. E’ in questo senso che il progetto vuole riaffermare la presenza del Bastione e dell’Acqua, elementi presenti, ma attualmente nascosti. Un progetto che si colloca in modo deciso nella contemporaneità pur rimanendo strettamente legato alle vicende storiche del luogo specifico. Compito del nuovo è far scoprire l’antico. La lettura di un pezzo di città mancante che culmina nell’ epifania finale del Bastione recuperato è la vera idea propulsiva che ha caratterizzato l’intero lavoro. Prende vita un’idea di architettura che affiora dal luogo e dalle sue memorie, attraverso un linguaggio contemporaneo e autonomo. Gli elementi caratteristici del progetto, che si sviluppa tra Porta Venezia e Piazza Repubblica, sono le relazioni tra la storia e la contemporaneità, le sensazioni di un percorso lungo una via d’acqua, le rievocazioni di spazi ancora presenti nei ricordi del luogo, le citazioni o le reinterpretazioni di grandi progetti della storia. La tematica del passeggio e della percorribilità dei bastioni in quota si unisce alla forza del canale riaperto. Esso riacquista la sua valenza, diventando uno dei nuovi protagonisti di questa parte di città. Tutto ciò ha comportato una riflessione sul valore delle “architetture d’acqua” a cui oggi è del tutto negato il ruolo di centralità urbana. Non si è inteso il progetto come intervento puntuale, bensì come trasformazione e “messa a sistema” di una più ampia strategia urbana, articolando il progetto tra la città e la campagna, tra la posizione della vecchia Stazione Centrale e i “boschetti” piermariniani, tra i cantieri della sempre più avanzata zona di Porta Nuova e l’asse di via Vittorio Veneto rinforzato dalla presenza del canale riaperto. La rievocazione del Bastione e la riapertura del canale sono gli elementi da cui nasce l’idea di una lunga promenade: un pavimento verde, pubblico e percorribile facilmente, una grande terrazza sulla città che definisce una doppia via di movimento e raccorda il grande dislivello. Un unico percorso longitudinale permette il collegamento di due grandi parti di città, districandosi lungo una zona che già nel 600 era spazio di passeggio per il tempo libero. Il passo successivo è stato quello dell’integrazione dell’edificio termale, il quale, a sua volta, si pone in asse con la Stazione Centrale. L’incrocio di queste due direzionalità definisce il punto focale dell’intervento, andando ad occupare in maniera audace, ma consapevole un vuoto che torna a rimarcare l’antica presenza della divisione tra città antica ed espansione ottocentesca. Dopo varie soluzioni si è compreso come Piazza Repubblica potesse racchiudere il punto cardine dell’idea di progetto, come manifesto di ciò che accade, in maniera più celata, a nord dei giardini pubblici. L’edificio si configura come un oggetto con un’indole introversa, dettata dalla funzione che deve ospitare, ma con una personalità inserita all’interno di un sistema dalle forti relazioni urbane con la città. L’intento è quello di dare senso ai principi che hanno caratterizzato da sempre la storia del luogo, pur ancorandosi al presente attraverso una metodologia di linguaggio chiaramente contemporaneo. Le parole della storia assumono un forte senso di “presente” soprattutto quando è la contemporaneità stessa a pronunciarle.
La scoperta dell'acqua. Un edifcio termale tra storia e contemporaneità
BARBIERI, SEBASTIANO;BONANOMI, FRANCESCO;D'ANGELO, MARCO;DINA, BIBIANA TERESA
2014/2015
Abstract
Milano, con il suo sistema di acque e con le sue vicende storico-architettoniche che le conferiscono il titolo di “città d’acqua” è lo scenario in cui si colloca il lavoro che segue. Esso si basa sul tema della ricostruzione di precisi elementi fisici che hanno caratterizzato la storia della città: il Bastione di Porta Venezia e il Canale Redefossi. Questa strategia di riscoperta del passato si coniuga con la progettazione di un edificio termale. L’approccio metodologico va dallo studio delle vicende storiche fino all’analisi della situazione attuale, dalla scala urbana fino alla precisazione degli spazi interni. Proporre una soluzione urbanistica e architettonica deriva però da un processo di analisi minuziosa e di studio attento di precise situazioni, quali la storia, il tessuto urbano, le relazioni spaziali con l’intorno e le esigenze dell’uomo chiamato ad abitare la futura architettura. L’iter progettuale ha conosciuto anche una lunga riflessione sulle dinamiche prettamente distributive e di collegamento tra gli spazi propri dell’edificio termale, percorsi di vario tipo, spazi serventi e spazi serviti, dove non si è potuto prescindere da quelle riflessioni sul rapporto tra salute e benessere dell’uomo e lo spazio che lo circonda. La tipologia delle terme ha origini antichissime, dalla storia affiorano i Ginnasi Greci e le Terme Imperiali Romane come modelli di coesione tra città e dimensione “pubblica” dell’edificio, come luoghi dediti alla cura dell’uomo, del fisico e soprattutto della sua sfera psicologica e mentale. Se il benessere di una società e di una città è rintracciabile nei luoghi della vita sociale e comune, la progettazione di uno spazio pubblico e, nella fattispecie, di un luogo per la cura dell’uomo, non può prescindere da questi ragionamenti e da un approccio urbano, architettonico e anche “sociale” del problema, a cui fornire una risposta mediante il gesto progettuale. Elemento di assoluto rilievo è il rapporto con la città storica, il contesto con cui ci si interfaccia è stato analizzato, compreso ed indagato a fondo. Situato sul confine tra la città storica “dentro le mura” e la città in espansione fuori le mura, l’edificio presenta una molteplicità di aspetti che implicano una capacità di ascolto molto attenta e diversificata: soluzioni spaziali che sempre più spesso sono il risultato di contingenze specifiche, locali legati al contesto particolare e architettura che è il più chiaro e spontaneo gesto dell’uomo che opera in un luogo, approdando in modo diverso di fronte alle testimonianze lasciateci dal passato: recuperandole, reinterpretandole, conservandole o addirittura talvolta ignorandole. L’unica costante dovrà essere quella di conoscerle e rispettarle. E’ in questo senso che il progetto vuole riaffermare la presenza del Bastione e dell’Acqua, elementi presenti, ma attualmente nascosti. Un progetto che si colloca in modo deciso nella contemporaneità pur rimanendo strettamente legato alle vicende storiche del luogo specifico. Compito del nuovo è far scoprire l’antico. La lettura di un pezzo di città mancante che culmina nell’ epifania finale del Bastione recuperato è la vera idea propulsiva che ha caratterizzato l’intero lavoro. Prende vita un’idea di architettura che affiora dal luogo e dalle sue memorie, attraverso un linguaggio contemporaneo e autonomo. Gli elementi caratteristici del progetto, che si sviluppa tra Porta Venezia e Piazza Repubblica, sono le relazioni tra la storia e la contemporaneità, le sensazioni di un percorso lungo una via d’acqua, le rievocazioni di spazi ancora presenti nei ricordi del luogo, le citazioni o le reinterpretazioni di grandi progetti della storia. La tematica del passeggio e della percorribilità dei bastioni in quota si unisce alla forza del canale riaperto. Esso riacquista la sua valenza, diventando uno dei nuovi protagonisti di questa parte di città. Tutto ciò ha comportato una riflessione sul valore delle “architetture d’acqua” a cui oggi è del tutto negato il ruolo di centralità urbana. Non si è inteso il progetto come intervento puntuale, bensì come trasformazione e “messa a sistema” di una più ampia strategia urbana, articolando il progetto tra la città e la campagna, tra la posizione della vecchia Stazione Centrale e i “boschetti” piermariniani, tra i cantieri della sempre più avanzata zona di Porta Nuova e l’asse di via Vittorio Veneto rinforzato dalla presenza del canale riaperto. La rievocazione del Bastione e la riapertura del canale sono gli elementi da cui nasce l’idea di una lunga promenade: un pavimento verde, pubblico e percorribile facilmente, una grande terrazza sulla città che definisce una doppia via di movimento e raccorda il grande dislivello. Un unico percorso longitudinale permette il collegamento di due grandi parti di città, districandosi lungo una zona che già nel 600 era spazio di passeggio per il tempo libero. Il passo successivo è stato quello dell’integrazione dell’edificio termale, il quale, a sua volta, si pone in asse con la Stazione Centrale. L’incrocio di queste due direzionalità definisce il punto focale dell’intervento, andando ad occupare in maniera audace, ma consapevole un vuoto che torna a rimarcare l’antica presenza della divisione tra città antica ed espansione ottocentesca. Dopo varie soluzioni si è compreso come Piazza Repubblica potesse racchiudere il punto cardine dell’idea di progetto, come manifesto di ciò che accade, in maniera più celata, a nord dei giardini pubblici. L’edificio si configura come un oggetto con un’indole introversa, dettata dalla funzione che deve ospitare, ma con una personalità inserita all’interno di un sistema dalle forti relazioni urbane con la città. L’intento è quello di dare senso ai principi che hanno caratterizzato da sempre la storia del luogo, pur ancorandosi al presente attraverso una metodologia di linguaggio chiaramente contemporaneo. Le parole della storia assumono un forte senso di “presente” soprattutto quando è la contemporaneità stessa a pronunciarle.| File | Dimensione | Formato | |
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