L’esperienza progettuale avviata durante il laboratorio di progettazione architettonica del quinto anno ha chiarificato la nostra visione del progetto di architettura tanto da proporla a conclusione del nostro percorso di studi. Il progetto per una Galleria per le arti performative nello scalo di Milano-San Cristoforo si è rivelato occasione di sperimentazione concreta di una progettazione dall’interno: il vuoto e lo spazio interno hanno rappresentato i punti di partenza per la costruzione del progetto che, solo nella sua matericità, ha trovato l’espressione vera e propria della sua architettura. Il punto di vista è sempre quello dell’uomo, visitatore e fruitore della galleria, in modo particolare il rapporto costantemente pensato e progettato tra l’uomo, lo spazio e l’arte: il progetto dello spazio, in quanto mediatore delle relazioni, è stato preceduto da una presa di coscienza dei significati propri dell’arte contemporanea, in modo da acquisire la sensibilità utile a capirne le esigenze. L’arte contemporanea è stata intesa come arte dell’oggi, del presente, in continuo cambiamento, arte della transitorietà: il temine Galleria parla di uno spazio dedicato all’arte di tutti i tempi, riconosciuta come vera espressione del con-temporaneo (cum-tempora). Si è quindi sentita l’esigenza di progettare vari modi di esporre l’arte, differenti atmosfere e considerare diverse tipologie di arte: spazi per la danza, per la musica e per l’espressione personale. Questo approccio dall’interno è risultato naturale nel nostro affiancamento al tema progettuale, tanto da maturare l’idea di nutrire il progetto stesso con una riflessione teorica, a supporto delle scelte compiute, utile a costruire un fondamento per la nostra coscienza di giovani architetti.
Vuoto e materia : in-tenzione ed es-pressione in architettura. Progetto per una galleria per le arti performative nello scalo di Milano-San Cristoforo
BALLERINI, SILVIA;CONFALONIERI, ELISABETTA
2014/2015
Abstract
L’esperienza progettuale avviata durante il laboratorio di progettazione architettonica del quinto anno ha chiarificato la nostra visione del progetto di architettura tanto da proporla a conclusione del nostro percorso di studi. Il progetto per una Galleria per le arti performative nello scalo di Milano-San Cristoforo si è rivelato occasione di sperimentazione concreta di una progettazione dall’interno: il vuoto e lo spazio interno hanno rappresentato i punti di partenza per la costruzione del progetto che, solo nella sua matericità, ha trovato l’espressione vera e propria della sua architettura. Il punto di vista è sempre quello dell’uomo, visitatore e fruitore della galleria, in modo particolare il rapporto costantemente pensato e progettato tra l’uomo, lo spazio e l’arte: il progetto dello spazio, in quanto mediatore delle relazioni, è stato preceduto da una presa di coscienza dei significati propri dell’arte contemporanea, in modo da acquisire la sensibilità utile a capirne le esigenze. L’arte contemporanea è stata intesa come arte dell’oggi, del presente, in continuo cambiamento, arte della transitorietà: il temine Galleria parla di uno spazio dedicato all’arte di tutti i tempi, riconosciuta come vera espressione del con-temporaneo (cum-tempora). Si è quindi sentita l’esigenza di progettare vari modi di esporre l’arte, differenti atmosfere e considerare diverse tipologie di arte: spazi per la danza, per la musica e per l’espressione personale. Questo approccio dall’interno è risultato naturale nel nostro affiancamento al tema progettuale, tanto da maturare l’idea di nutrire il progetto stesso con una riflessione teorica, a supporto delle scelte compiute, utile a costruire un fondamento per la nostra coscienza di giovani architetti.| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/10589/121839