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Sappiamo oramai quanto l’obiettivo principale dell’architettura, oggi più che mai, e soprattutto in Italia, sia quello di riutilizzare strutture abbandonate al fine di restituire a questi vecchi scheletri una nuova linfa vitale utile per la società e la comunità che ne beneficia. Questa tesi, questo progetto, questa idea, tiene conto della suddetta dinamica in un contesto specifico, dove una parte della comunità è impossibilitata per mancanza di strutture adeguate ad esprimere al meglio le proprie potenzialità in un determinato settore, quali il digitale e la formazione artistica e coreutica. Attraverso uno studio ramificato sul territorio dei Castelli Romani, in adiacenza alla sua vicina più importante, quale Roma, si è deciso di studiare una nuova funzione per un edificio in evidente stato di abbandono. Si tratta nello specifico di un fabbricato locato ad Albano Laziale, in una posizione di pregio all’interno del Parco Doria posto all’ingresso del paese. Tale struttura appartenente all’ormai obsoleto ente nazionale ISFOL – Istituto per lo Sviluppo della Formazione Professionale dei Lavoratori, si trova come detto in precedenza in uno stato di evidente abbandono, ritenuto un peso morto sia per l’ente stesso, che per la comunità tutta, che ora lo vede come un luogo desolato, attrattore per la piccola delinquenza e punto di sfogo per atti vandalici. Eppure questa struttura, succursale della sede principale a Roma, rappresentava un fiore all’occhiello per l’Italia degli anni ’70, quell’Italia in crescita che investiva nella ricerca e nella formazione, spesso anche sconsideratamente, proprio come accadde con questa struttura, dove seppur l’idea motrice della sua esistenza la si poteva considerare lungimirante ed innovativa, in quanto primo esperimento di archiviazione analogica dei mestieri ( una sorta di YouTube rudimentale ), la mancata presenza di una buona dirigenza e un sovradimensionamento rispetto al numero dei lavoratori presenti nel fabbricato, ha fatto in modo che si realizzasse un infelice destino già preannunciato in queste lacunose scelte progettuali. Albano Laziale fa parte del complesso dei Castelli Romani, consolidata meta turistica grazie ai numerosi luoghi di interesse storico di epoca Romana, come l’anfiteatro Severiano, il parco Doria, i Cisternoni del castro romano della seconda legione partica, le catacombe di San Senatore, la tomba degli Orazi e Curiazi, Porta Pretoria ed altri monumenti ; ad oggi ci si presenta come un paese con molte criticità, a partire dalle infrastrutture sino alla gestione della cultura e delle attività interne. Nonostante l’importanza che ricopre nel sistema dei Castelli Romani, in quanto a dimensioni, a centralità e riferimento commerciale, la città ha perso la sua identità in anni di inattività culturale e mala gestione del proprio patrimonio artistico-culturale, e questo ha comportato l’abbandono di numerose strutture che potrebbero invece essere rivalutate ed essere reindirizzate verso una comunità, soprattutto quella giovane, bisognosa di servizi, che si trova invece costretta a spostarsi nella Capitale che dispone di un’offerta formativa infinitamente maggiore. Per rimediare a questa grande lacuna, a questa decentralizzazione, che esiste non solo ad Albano, ma anche nei paesi limitrofi, la nuova struttura si presterà come centro di formazione a diversi livelli di professionalità, tenendo in considerazione le necessità della stessa comunità che andrà ad usufruirne, accogliendo una domanda di formazione professionale, amatoriale e scolastica, attraverso un sistema dinamico e flessibile che non solo valorizzerà gli studenti e le loro capacità espressive, ma anche i diversi professionisti già esistenti nel territorio castellano. Tale flessibilità sarà presente non solo a livello teorico, ma anche architettonico e materico, poiché il progetto stesso, pensato con una struttura leggera e sostenibile, a secco, facilmente ricomponibile e modificabile nel tempo, non solo terrà conto del passato illustre, seppur breve, del suo predecessore, ma getterà anche uno sguardo al futuro, tenendo in considerazione le nuove tecnologie. L’intento, seppur ambizioso, ma sicuramente uno scenario possibile, è quello dunque di ricreare attraverso l’architettura e la funzione, un tessuto connettivo tra formazione e prodotto, realizzando un HUB, un crocevia di contaminazioni e stimoli che incrementeranno la qualità e la produttività dello studente, donando allo stesso tempo nuovo lustro e nuova vita ad una struttura ingiustamente condannata a morte. Romani Giorgio Termini Giacomo
Ex-Isfol : fotografia d'un passato sbiadito. Progetto di riqualificazione di una struttura abbandonata tra le colline dei Castelli Romani
TERMINI, GIACOMO;ROMANI, GIORGIO
2015/2016
Abstract
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https://hdl.handle.net/10589/134169