Autore/i SCAGLIARINI, STEFANO
Relatore RICCO', DINA
Scuola / Dip. ARC III - Scuola del Design
Data 21-dic-2017
Anno accademico 2016/2017
Titolo della tesi Blind images. Metodi accessibili di autorappresentazione fotografica
Abstract in italiano Blind images, è una ricerca sul complesso rapporto tra fotografia e cecità. Due mondi lontani, quasi un ossimoro, che rivelano a un esame più approfondito un legame e un’attenzione reciproca consolidata nel tempo e dettata da un interesse comune, quello di vedere oltre il visibile. Un elaborato di tesi che mette a confronto le esperienze di grandi autori della storia della fotografia che hanno rivolto l’obiettivo verso la condizione di cecità con quelle dei blindphotographers, soggetti ciechi che utilizzano la fotografia per esprimere il loro rapporto con il reale e la sensorialità. Concetto chiave dell’intera ricerca è l’espressione guardare non vuol dire vedere, ovvero pensare a un approccio sensoriale e sinestesico alla fotografia, che vada oltre la vista attraverso lo stimolo e il richiamo di più sensi contemporaneamente. Una modalità comunicativa con precise caratteristiche che si è deciso di esplorare con una ricerca sul campo e un progetto fotografico su un caso studio specifico, la Sindrome di Usher, malattia genetica rara che comporta ipovisione e ipoacusia progressiva. Un percorso sperimentale che ha aportato alla realizzazione di tre autoritratti partecipati, nati dalla collaborazione con persone che vivono quotidianamente la condizione prima trattata solo a livello teorico. Per ogni protagonista è stata redatta una scheda che ne racconta la vita, propone la trascrizione della video intervista, ne racconta ispirazioni e suggestioni e infine mostra la fotografia finale con la canzone ad essa collegata. Il tutto corredato da numerose foto di reportage, realizzate seguendo i protagonisti nei luoghi che più li rappresentano. Autoritratti che diventano espansione attiva del tema di tesi e che concorrono a dimostrare quanto la fotografia non possa essere e non sia limitata al mondo visuale. Fotografare senza vedere è infatti un’esperienza reale, profonda e soprattutto multisensoriale che fa entrare in contatto con la propria condizione. Un cammino introspettivo fatto di suoni, odori e sensazioni tattili, in cui la mancanza parziale della vista non è un ostacolo, ma solo motore progettuale e motivo vivo di concentrazione sugli altri aspetti sensoriali.
Abstract in inglese Blind images, is a research on the complex relationship between photography and blindness. Two distant worlds, almost an oxymoron, which reveal a mutual attention consolidated over time and dictated by a common interest, seeing beyond the visible. A dissertation that compares the experiences of great authors of the history of photography, who have considered the condition of blindness important to show, with those of blindphotographers, blind subjects who use photography to express their relationship with reality and sensoriality. The key concept of the whole research is the expression “to look does not mean to see”, that means thinking of a sensorial and synaesthetic approach to photography, which goes beyond sight through the stimulation and the recall of several senses simultaneously. A singular way of communication that is used to explore a specific case study, Usher Syndrome, a rare genetic disease that involves hypovision and progressive hearing loss. An experimental path that has led to the creation of three participated self-portraits, born from the collaboration with people who live daily this condition. For each protagonist has got a personal chapter that tells the life, offers the transcript of the video interview, tells inspirations and influences and shows the final photograph with the connected song. All this research is accompanied by numerous photos of reportage, made by following protagonists in the places that most represent them. The self-portraits in this way become active expansion of the thesis and contribute to show how photography can not be limited to the visual world. Taking pictures without seeing is real and possible, is a multisensory experience that makes one come in contact with his own condition. An introspective journey made of sounds, smells and tactile sensations, in which the partial lack of sight is not an obstacle, but can be a projectile approach to life with all its sensory aspects.
Tipo di documento Tesi di laurea Magistrale
Appare nelle tipologie: Tesi di laurea Magistrale
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: http://hdl.handle.net/10589/138317