The post-truth era brought with it a series of problems that afflict the concept of truth in the information field. The media changes that occurred in the early 1990s with the appearance of reality shows, talent and real TV made the idea of reality weaker, pushing the public opinion to be based on emotions and personal beliefs. Today more than ever it is necessary for communication designers to be aware of the characteristics of the dialogue’s field in which post-truth society is immersed in order to be an effective and fruitful mediator of information. Is it possible to have a more concrete and less filtered view of the events? If so, is it possible to communicate it to a sceptical public made up of “bubbles” of opinions? Can social media be a vehicle for social change and the remodelling of shared beliefs? Data visualization is proposed as a method of knowledge of complex phenomena able to give a view of events based on numbers and therefore tending towards objectivity. The existence of a persuasive factor is not generally accepted within the community of datavisualization, but is rather defined in negative terms as bias (Hullman and Diakopoulos 2011) or deception (Pandey et al. 2015). The study of rhetoric within the data visualization’s field would have enormous value in developing a visual literacy to recognize forms of deception, and for a more conscious translation of information into effective visualizations. That is what this research is all about. Starting from Charles Peirce's theories on how man goes from a state of doubt to a state of belief and on the formation of mental habits, we will discuss about post-truth and the problems that derive from it. The study then focuses on Aristotelian modes of persuasion applied to the world of information design, highlighting how the messages promulgated by graphic designers are linked to a complex system in which not only the logical-rational aspect is relevant. Logos, Ethos and Pathos - says Aristotle - are interlaced and contribute to the construction of the meaning of the message and the subsequent persuasion of the public. Data visualization, if based on these principles, could be the antidote to the narrative chaos in which we are immersed, restoring on one hand the authority of official data and, on the other hand, engaging through the creation of efficient metaphors: visualizing data to argue the news, but also to involve and become subject of public discussion.

L’era della postverità ha portato con sé una serie di problemi che affliggono il concetto del vero in campo informativo. I cambiamenti mediatici avvenuti all’inizio degli anni ’90 con l’avvento dei reality show, dei talent e della real tv hanno reso più debole l’idea di realtà spingendo quasi inavvertitamente l’opinione pubblica a fondarsi sulla componente emotiva e sulle credenze personali. Oggi più che mai è necessario che chi progetta la comunicazione sia consapevole delle caratteristiche del campo di dialogo in cui la società della postverità è immersa per poter essere un mediatore di informazioni efficace e fecondo. È possibile avere una visione più concreta e meno filtrata dei fatti? Se sì, è possibile comunicarla ad un pubblico scettico e fatto di bolle di opinioni? I social media sono in grado di farsi veicolo per il cambiamento sociale e il rimodellamento delle credenze condivise? La data visualization si propone come metodo di conoscenza di fenomeni complessi in grado di dare una visione degli eventi basata sui numeri e dunque tendenti all'oggettività. L’esistenza di un fattore persuasivo non è generalmente accettata all’interno della comunità della datavisualization, ma anzi è definita in termini negativi come bias (Hullman e Diakopoulos 2011) o inganno (Pandey et al. 2015). Lo studio della retorica all’interno del campo della visualizzazione dati avrebbe un enorme valore nello sviluppo di un’alfabetizzazione visiva per riconoscere forme di inganno, sia per la traduzione più consapevole delle informazioni in visualizzazioni efficaci. Questa ricerca si propone proprio questo. A partire dalle teorie di Charles Peirce sulle modalità con cui l’uomo passa dallo stato di dubbio a quello di credenza e sulla formazione di abiti mentali si arriverà a parlare di postverità e delle problematiche che ne derivano. Lo studio si focalizza poi sulle modalità di persuasione aristoteliche applicate al mondo del design dell’informazione, mettendo in luce come i messaggi promulgati dai grafici siano legati ad un sistema complesso in cui non esiste solo l’aspetto logico-razionale. Logos, Ethos e Pathos - insegna Aristotele - sono interlacciati e concorrono alla costruzione del significato del messaggio e alla successiva persuasione del pubblico. La visualizzazione dei dati se costruita sulla base di questi princìpi potrebbe diventare l’antidoto al caos narrativo in cui siamo immersi ripristinando da un lato l’autorità dei dati ufficiali e, dall'altro, coinvolgendo attraverso la creazione di metafore efficienti: visualizzare dunque i dati per argomentare le notizie, ma anche per coinvolgere e diventare oggetto di discussione pubblica.

Informazione e persuasione. La visualizzazione dei dati nell'era della postverità

SCHIAVI, NOEMI
2018/2019

Abstract

The post-truth era brought with it a series of problems that afflict the concept of truth in the information field. The media changes that occurred in the early 1990s with the appearance of reality shows, talent and real TV made the idea of reality weaker, pushing the public opinion to be based on emotions and personal beliefs. Today more than ever it is necessary for communication designers to be aware of the characteristics of the dialogue’s field in which post-truth society is immersed in order to be an effective and fruitful mediator of information. Is it possible to have a more concrete and less filtered view of the events? If so, is it possible to communicate it to a sceptical public made up of “bubbles” of opinions? Can social media be a vehicle for social change and the remodelling of shared beliefs? Data visualization is proposed as a method of knowledge of complex phenomena able to give a view of events based on numbers and therefore tending towards objectivity. The existence of a persuasive factor is not generally accepted within the community of datavisualization, but is rather defined in negative terms as bias (Hullman and Diakopoulos 2011) or deception (Pandey et al. 2015). The study of rhetoric within the data visualization’s field would have enormous value in developing a visual literacy to recognize forms of deception, and for a more conscious translation of information into effective visualizations. That is what this research is all about. Starting from Charles Peirce's theories on how man goes from a state of doubt to a state of belief and on the formation of mental habits, we will discuss about post-truth and the problems that derive from it. The study then focuses on Aristotelian modes of persuasion applied to the world of information design, highlighting how the messages promulgated by graphic designers are linked to a complex system in which not only the logical-rational aspect is relevant. Logos, Ethos and Pathos - says Aristotle - are interlaced and contribute to the construction of the meaning of the message and the subsequent persuasion of the public. Data visualization, if based on these principles, could be the antidote to the narrative chaos in which we are immersed, restoring on one hand the authority of official data and, on the other hand, engaging through the creation of efficient metaphors: visualizing data to argue the news, but also to involve and become subject of public discussion.
ARC III - Scuola del Design
18-dic-2019
2018/2019
L’era della postverità ha portato con sé una serie di problemi che affliggono il concetto del vero in campo informativo. I cambiamenti mediatici avvenuti all’inizio degli anni ’90 con l’avvento dei reality show, dei talent e della real tv hanno reso più debole l’idea di realtà spingendo quasi inavvertitamente l’opinione pubblica a fondarsi sulla componente emotiva e sulle credenze personali. Oggi più che mai è necessario che chi progetta la comunicazione sia consapevole delle caratteristiche del campo di dialogo in cui la società della postverità è immersa per poter essere un mediatore di informazioni efficace e fecondo. È possibile avere una visione più concreta e meno filtrata dei fatti? Se sì, è possibile comunicarla ad un pubblico scettico e fatto di bolle di opinioni? I social media sono in grado di farsi veicolo per il cambiamento sociale e il rimodellamento delle credenze condivise? La data visualization si propone come metodo di conoscenza di fenomeni complessi in grado di dare una visione degli eventi basata sui numeri e dunque tendenti all'oggettività. L’esistenza di un fattore persuasivo non è generalmente accettata all’interno della comunità della datavisualization, ma anzi è definita in termini negativi come bias (Hullman e Diakopoulos 2011) o inganno (Pandey et al. 2015). Lo studio della retorica all’interno del campo della visualizzazione dati avrebbe un enorme valore nello sviluppo di un’alfabetizzazione visiva per riconoscere forme di inganno, sia per la traduzione più consapevole delle informazioni in visualizzazioni efficaci. Questa ricerca si propone proprio questo. A partire dalle teorie di Charles Peirce sulle modalità con cui l’uomo passa dallo stato di dubbio a quello di credenza e sulla formazione di abiti mentali si arriverà a parlare di postverità e delle problematiche che ne derivano. Lo studio si focalizza poi sulle modalità di persuasione aristoteliche applicate al mondo del design dell’informazione, mettendo in luce come i messaggi promulgati dai grafici siano legati ad un sistema complesso in cui non esiste solo l’aspetto logico-razionale. Logos, Ethos e Pathos - insegna Aristotele - sono interlacciati e concorrono alla costruzione del significato del messaggio e alla successiva persuasione del pubblico. La visualizzazione dei dati se costruita sulla base di questi princìpi potrebbe diventare l’antidoto al caos narrativo in cui siamo immersi ripristinando da un lato l’autorità dei dati ufficiali e, dall'altro, coinvolgendo attraverso la creazione di metafore efficienti: visualizzare dunque i dati per argomentare le notizie, ma anche per coinvolgere e diventare oggetto di discussione pubblica.
Tesi di laurea Magistrale
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