Nel lavoro di tesi viene affrontato lo studio delle condizioni di innesco di frane rapide. A tale scopo si propone una metodologia di interpretazione che rifacendosi alla teoria della stabilità e avvalendosi della modellazione costitutiva possa consentire di prevedere l’innesco del fenomeno. E’ importante a riguardo che il modello consideri il ruolo dello stato iniziale nel processo di attivazione, e quindi gli aspetti salienti che ne influenzano la risposta, quali densità relativa e pressione di confinamento. L’utilizzo di un criterio di stabilità permette, mediante opportuni indici, i moduli di instabilità, di prevedere fenomeni latenti legati a particolari condizioni di controllo che non sarebbe possibile individuare altrimenti. L’introduzione dell’ipotesi di pendio indefinito completa il metodo, consentendo di studiare in dettaglio l’anisotropia dello stato di sforzo iniziale data dall’inclinazione del pendio e permettendo di concentrare l’attenzione sul comportamento del materiale. Diversamente da quanto considerato negli approcci tradizionali, che fanno riferimento allo stato critico, la sicurezza viene valutata mediante la resistenza di picco, alla quale fa seguito una risposta di tipo softening che porta il materiale alla liquefazione. La metodologia introdotta è stata infine applicata al caso studio relativo alle frane verificatesi lungo le sponde sommerse realizzate durante la costruzione del Bangabandhu Bridge sul fiume Jamuna. Sfruttando uno schema semplificativo dei pendii é stato possibile quindi ottenere curve di stabilità e fattori di sicurezza.
Modellazione dell'innesco di frane rapide in depositi sabbiosi
COLOMBI, PIERRE
2009/2010
Abstract
Nel lavoro di tesi viene affrontato lo studio delle condizioni di innesco di frane rapide. A tale scopo si propone una metodologia di interpretazione che rifacendosi alla teoria della stabilità e avvalendosi della modellazione costitutiva possa consentire di prevedere l’innesco del fenomeno. E’ importante a riguardo che il modello consideri il ruolo dello stato iniziale nel processo di attivazione, e quindi gli aspetti salienti che ne influenzano la risposta, quali densità relativa e pressione di confinamento. L’utilizzo di un criterio di stabilità permette, mediante opportuni indici, i moduli di instabilità, di prevedere fenomeni latenti legati a particolari condizioni di controllo che non sarebbe possibile individuare altrimenti. L’introduzione dell’ipotesi di pendio indefinito completa il metodo, consentendo di studiare in dettaglio l’anisotropia dello stato di sforzo iniziale data dall’inclinazione del pendio e permettendo di concentrare l’attenzione sul comportamento del materiale. Diversamente da quanto considerato negli approcci tradizionali, che fanno riferimento allo stato critico, la sicurezza viene valutata mediante la resistenza di picco, alla quale fa seguito una risposta di tipo softening che porta il materiale alla liquefazione. La metodologia introdotta è stata infine applicata al caso studio relativo alle frane verificatesi lungo le sponde sommerse realizzate durante la costruzione del Bangabandhu Bridge sul fiume Jamuna. Sfruttando uno schema semplificativo dei pendii é stato possibile quindi ottenere curve di stabilità e fattori di sicurezza.| File | Dimensione | Formato | |
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