Il lavoro di tesi per il recupero per la Cartiera Vita Mayer 2 è stato strutturato in tre parti: la prima, più analitica, si occupa dello studio del contesto territoriale nel quale la Cartiera si colloca, per procedere poi verso un successivo approfondimento della conoscenza dell'intero complesso industriale sia dal punto di vista dalla evoluzione storica della costruzione degli edifici, sia dall’analisi delle fasi di produzione che animavano una "macchina" così articolata. La seconda fase rappresenta un’ulteriore indagine di tutti quegli elementi, quali gli strumenti urbanistici della pianificazione territoriale, il quadro normativo di riferimento e i progetti elaborati per il territorio, che possono avere un’influenza più o meno diretta sull’intervento in questione. Infine la terza parte pone un accento più specifico sugli edifici che compongono la Cartiera di Cairate: conoscere il manufatto edilizio sul quale si deve intervenire è una condizione indispensabile che permette di effettuare una serie di considerazioni atte ad operare scelte consapevoli sulle modalità di intervento. E' stata, pertanto, messa a punto una metodologia di analisi diagnostica come strumento di preventiva e accurata valutazione dei fattori; essa ha rappresentato il momento di prima identificazione delle problematiche tecniche ed è intervenuta direttamente nel processo informativo più ampio che di consueto si colloca all’inizio dell’iter progettuale. Tutte queste operazioni hanno permesso di valutare quale fosse l’intervento più opportuno da attuare, consentendo una prima valutazione tra le varie alternative possibili. Inoltre il riconoscimento dell’efficienza tecnologica degli edifici e la valutazione preventiva delle alternative di spesa, sono fattori fondamentali per qualsiasi piano di intervento, e risultano ancor più importanti per la formulazione di un programma di recupero di comparti o oggetti industriali situati in aree ambientali di particolare rilevanza territoriale, culturale e sociale. Il progetto di riuso per l’ex Cartiera Vita Mayer 2 si inserisce, in particolare, all’interno di un naturale e continuo processo di sostituzione tra le imprese. Dopo aver individuato il settore di impiego delle piccole medie imprese presenti lungo il corso del fiume Olona, si è compresa l'importanza di supportare il tessuto produttivo nel suo insieme, in quanto base dell’economia locale; è infatti necessario che il territorio continui ad esercitare una forza di attrazione nei confronti degli investitori. L’attrattività della Valle dell’Olona, cessata la ragione insediativa legata allo sfruttamento della forza idraulica, è determinata dall’immediatezza dei collegamenti infrastrutturali con le aree di confine e con le grandi direttrici di traffico, oltre alla disponibilità di aree attrezzate per l’introduzione di nuovi insediamenti produttivi. Il progetto del Parco Scientifico Tecnologico VM2 risulta essere, pertanto, non solo una valida ipotesi per il riuso di un complesso architettonico imponente, ma anche una possibile soluzione di intervento a livello territoriale, in grado quindi di ridare vitalità ad un’area che necessita di impadronirsi nuovamente della propria identità. Lo studio preliminare, assieme ad adeguate valutazioni a vari livelli, ha permesso di individuare tre possibili aree di destinazione funzionale da inserire all'interno del Parco Tecnologico. Sono stati perciò sviluppati e approfonditi i temi progettuali riferiti ai singoli settori: l'area di ricerca sviluppo e produzione, l'area didattica museale e l'area ricettiva ed espositiva.

Architettura industriale : vuoto a rendere. Un nuovo parco scientifico tecnologico per la cartiera Vita Mayer 2

SEBASTIANUTTI, FABIO;TACCHI, FRANCESCA;ARDUCA, ELINOR CONCETTA
2009/2010

Abstract

Il lavoro di tesi per il recupero per la Cartiera Vita Mayer 2 è stato strutturato in tre parti: la prima, più analitica, si occupa dello studio del contesto territoriale nel quale la Cartiera si colloca, per procedere poi verso un successivo approfondimento della conoscenza dell'intero complesso industriale sia dal punto di vista dalla evoluzione storica della costruzione degli edifici, sia dall’analisi delle fasi di produzione che animavano una "macchina" così articolata. La seconda fase rappresenta un’ulteriore indagine di tutti quegli elementi, quali gli strumenti urbanistici della pianificazione territoriale, il quadro normativo di riferimento e i progetti elaborati per il territorio, che possono avere un’influenza più o meno diretta sull’intervento in questione. Infine la terza parte pone un accento più specifico sugli edifici che compongono la Cartiera di Cairate: conoscere il manufatto edilizio sul quale si deve intervenire è una condizione indispensabile che permette di effettuare una serie di considerazioni atte ad operare scelte consapevoli sulle modalità di intervento. E' stata, pertanto, messa a punto una metodologia di analisi diagnostica come strumento di preventiva e accurata valutazione dei fattori; essa ha rappresentato il momento di prima identificazione delle problematiche tecniche ed è intervenuta direttamente nel processo informativo più ampio che di consueto si colloca all’inizio dell’iter progettuale. Tutte queste operazioni hanno permesso di valutare quale fosse l’intervento più opportuno da attuare, consentendo una prima valutazione tra le varie alternative possibili. Inoltre il riconoscimento dell’efficienza tecnologica degli edifici e la valutazione preventiva delle alternative di spesa, sono fattori fondamentali per qualsiasi piano di intervento, e risultano ancor più importanti per la formulazione di un programma di recupero di comparti o oggetti industriali situati in aree ambientali di particolare rilevanza territoriale, culturale e sociale. Il progetto di riuso per l’ex Cartiera Vita Mayer 2 si inserisce, in particolare, all’interno di un naturale e continuo processo di sostituzione tra le imprese. Dopo aver individuato il settore di impiego delle piccole medie imprese presenti lungo il corso del fiume Olona, si è compresa l'importanza di supportare il tessuto produttivo nel suo insieme, in quanto base dell’economia locale; è infatti necessario che il territorio continui ad esercitare una forza di attrazione nei confronti degli investitori. L’attrattività della Valle dell’Olona, cessata la ragione insediativa legata allo sfruttamento della forza idraulica, è determinata dall’immediatezza dei collegamenti infrastrutturali con le aree di confine e con le grandi direttrici di traffico, oltre alla disponibilità di aree attrezzate per l’introduzione di nuovi insediamenti produttivi. Il progetto del Parco Scientifico Tecnologico VM2 risulta essere, pertanto, non solo una valida ipotesi per il riuso di un complesso architettonico imponente, ma anche una possibile soluzione di intervento a livello territoriale, in grado quindi di ridare vitalità ad un’area che necessita di impadronirsi nuovamente della propria identità. Lo studio preliminare, assieme ad adeguate valutazioni a vari livelli, ha permesso di individuare tre possibili aree di destinazione funzionale da inserire all'interno del Parco Tecnologico. Sono stati perciò sviluppati e approfonditi i temi progettuali riferiti ai singoli settori: l'area di ricerca sviluppo e produzione, l'area didattica museale e l'area ricettiva ed espositiva.
BORSOTTI, MARCO
BRUSA, GIANFRANCO
CAMMI, ANTONIO
GASTALDI, MATTEO
MAROLDI, FABIO
SANGIORGI, CLAUDIO
ARC II - Scuola di Architettura Civile
31-mar-2011
2009/2010
Tesi di laurea Magistrale
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/10589/19042