This project rejects the concept of preservation as mimicry and instead embraces the fractured reality of the Sant’Eustorgio and Museo Diocesano complex as one of conflict and negotiation. The site is not a singular story but a palimpsest, left scarred by centuries of construction and destruction, defined by cloisters that once enclosed and by a museum that now exposes, a place where the dialogue between what is and what was becomes the basis for design. The study confronts the inadequacy of expedient infill and the pressing need to rethink the architectural and civic role of the northern cloister. The work moves across multiple registers, treating conservation not as static repair but as a dynamic practice that must balance memory with invention. Structural systems are interrogated as expressive agents, with proportions and rhythms echoing but also transforming the language of the cloisters. Servicing is considered not as hidden infrastructure but as part of a larger strategy of legibility and performance. Historical analysis informs every step, not to reproduce the past but to recognise the complex layering of time as material in its own right. The outcome is not conceived as a return to an imagined past but as a project that states itself within the living city. It recognises the impossibility of recovering what has been lost and instead constructs a new spatial order that aims to confront absence as a generative force. By engaging directly with the fractured cloister and its urban setting, the proposal advances an architecture that is both respectful and insurgent, extending beyond preservation to create a dialogue with Milan’s wider urban grain. It insists that spaces of reflection and spaces of gathering can coexist, that destruction can lead to renewal, and that architectural intervention must carry the weight of preservation, invention and critique in equal measure.

Questo progetto rifiuta il concetto di conservazione inteso come mera imitazione e abbraccia invece la realtà fratturata del complesso di Sant’Eustorgio e del Museo Diocesano come condizione di conflitto e negoziazione. Il sito non racconta una storia unica ma si configura come un palinsesto, segnato da secoli di costruzioni e distruzioni, definito da chiostri, che un tempo lo caratterizzavano, e da un museo che oggi espone un luogo in cui il dialogo tra ciò che è e ciò che è stato diventa fondamento del progetto. Lo studio affronta l’inadeguatezza dei riempimenti di fortuna e la necessità urgente di ripensare il ruolo architettonico e civico del chiostro settentrionale. Il lavoro si muove su molteplici registri, trattando la conservazione, non come riparazione statica, ma come pratica dinamica che deve bilanciare memoria e invenzione. I sistemi strutturali vengono interrogati come agenti espressivi, con proporzioni e ritmi che riecheggiano, ma al tempo stesso trasformano il linguaggio dei chiostri. Gli impianti non sono considerati come infrastruttura nascosta ma come parte di una più ampia strategia di leggibilità e prestazione. L’analisi storica informa ogni fase, non per riprodurre il passato ma per riconoscere la complessa stratificazione del tempo come materiale a pieno titolo. Il risultato del nostro lavoro non parte da un’idea pregressa ancorata al passato, ma dalla volontà di inserire il progetto all’interno della città odierna, con la quale dialoga. Riconosce l’impossibilità di recuperare ciò che è stato perduto e costruisce invece un nuovo ordine spaziale che mira a confrontarsi con l’assenza, intesa quindi come forza generativa. Impegnandosi direttamente con il chiostro fratturato e il suo contesto urbano, la proposta avanza un’architettura al tempo stesso rispettosa e insorgente, che va oltre la conservazione per creare un dialogo con la più ampia trama urbana di Milano. Sostiene che spazi di riflessione e spazi di incontro possano coesistere, che la distruzione possa condurre al rinnovamento, e che l’intervento architettonico debba portare con sé in egual misura il peso della conservazione, dell’invenzione e della critica.

Palimpsest : intervention upon memory and material

LOSONCI-JOHNSON, SONJA SIGRID;Williamson, Sam Liam;Panetta, Ivan
2024/2025

Abstract

This project rejects the concept of preservation as mimicry and instead embraces the fractured reality of the Sant’Eustorgio and Museo Diocesano complex as one of conflict and negotiation. The site is not a singular story but a palimpsest, left scarred by centuries of construction and destruction, defined by cloisters that once enclosed and by a museum that now exposes, a place where the dialogue between what is and what was becomes the basis for design. The study confronts the inadequacy of expedient infill and the pressing need to rethink the architectural and civic role of the northern cloister. The work moves across multiple registers, treating conservation not as static repair but as a dynamic practice that must balance memory with invention. Structural systems are interrogated as expressive agents, with proportions and rhythms echoing but also transforming the language of the cloisters. Servicing is considered not as hidden infrastructure but as part of a larger strategy of legibility and performance. Historical analysis informs every step, not to reproduce the past but to recognise the complex layering of time as material in its own right. The outcome is not conceived as a return to an imagined past but as a project that states itself within the living city. It recognises the impossibility of recovering what has been lost and instead constructs a new spatial order that aims to confront absence as a generative force. By engaging directly with the fractured cloister and its urban setting, the proposal advances an architecture that is both respectful and insurgent, extending beyond preservation to create a dialogue with Milan’s wider urban grain. It insists that spaces of reflection and spaces of gathering can coexist, that destruction can lead to renewal, and that architectural intervention must carry the weight of preservation, invention and critique in equal measure.
CELANI, ALBERTO
CIPOLETTA, PIETRO
DE PONTI, JACOPO MARIA
PISTIDDA, SONIA
PITERÀ, LUCA ALBERTO
TONIOLO, LUCIA
ARC I - Scuola di Architettura Urbanistica Ingegneria delle Costruzioni
23-ott-2025
2024/2025
Questo progetto rifiuta il concetto di conservazione inteso come mera imitazione e abbraccia invece la realtà fratturata del complesso di Sant’Eustorgio e del Museo Diocesano come condizione di conflitto e negoziazione. Il sito non racconta una storia unica ma si configura come un palinsesto, segnato da secoli di costruzioni e distruzioni, definito da chiostri, che un tempo lo caratterizzavano, e da un museo che oggi espone un luogo in cui il dialogo tra ciò che è e ciò che è stato diventa fondamento del progetto. Lo studio affronta l’inadeguatezza dei riempimenti di fortuna e la necessità urgente di ripensare il ruolo architettonico e civico del chiostro settentrionale. Il lavoro si muove su molteplici registri, trattando la conservazione, non come riparazione statica, ma come pratica dinamica che deve bilanciare memoria e invenzione. I sistemi strutturali vengono interrogati come agenti espressivi, con proporzioni e ritmi che riecheggiano, ma al tempo stesso trasformano il linguaggio dei chiostri. Gli impianti non sono considerati come infrastruttura nascosta ma come parte di una più ampia strategia di leggibilità e prestazione. L’analisi storica informa ogni fase, non per riprodurre il passato ma per riconoscere la complessa stratificazione del tempo come materiale a pieno titolo. Il risultato del nostro lavoro non parte da un’idea pregressa ancorata al passato, ma dalla volontà di inserire il progetto all’interno della città odierna, con la quale dialoga. Riconosce l’impossibilità di recuperare ciò che è stato perduto e costruisce invece un nuovo ordine spaziale che mira a confrontarsi con l’assenza, intesa quindi come forza generativa. Impegnandosi direttamente con il chiostro fratturato e il suo contesto urbano, la proposta avanza un’architettura al tempo stesso rispettosa e insorgente, che va oltre la conservazione per creare un dialogo con la più ampia trama urbana di Milano. Sostiene che spazi di riflessione e spazi di incontro possano coesistere, che la distruzione possa condurre al rinnovamento, e che l’intervento architettonico debba portare con sé in egual misura il peso della conservazione, dell’invenzione e della critica.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/10589/243892