This thesis explores how designers interact with data, including Big Data, in real-world contexts, using it as a material to generate insights capable of guiding and redefining the design direction, and what this reveals about their evolving professional role. The topic is particularly relevant because, although data-driven design is receiving increasing attention, little is known about how designers concretely integrate data-related practices into their work and what implications this has for a profession traditionally grounded in creativity and qualitative approaches. To fill this gap, the research adopted unstructured qualitative interviews with the aim of investigating the practices applied in real contexts through which designers transform data into insights, from their acquisition to their interpretation and use. The results were mapped using the Big Data Lifecycle Model (Pouchard, 2016) from data science, enriching it with an additional design layer composed of fourteen practices that describe how, throughout the entire data lifecycle, designers contribute to their management and curation. These practices converge into three postures (Orchestrator, Supporter, and Strategist) which represent distinct modes of interaction with data, stakeholders, and project objectives. This approach not only provides a structured framework to understand how designers work with data, but also sheds light on the emerging relationship between the fields of design and data science. It shows how the latter can benefit from the contribution of designers, who introduce dimensions of human-centeredness, reflexivity, and creative sensemaking into data-related processes. In this sense, designers can be understood as data workers who add new and distinctive dimensions to data practices, enabling datasets to be approached in a more ethical and meaningful way. At the same time, data do not limit the creative potential of designers but enrich it, offering new tools and forms of professional empowerment that strengthen their voice in strategic decision-making processes.

Questa tesi esplora come i designer interagiscono con i dati, inclusi i Big Data, nei contesti reali, utilizzandoli come materiale per generare insight capaci di orientare e ridefinire la direzione progettuale, e cosa questo riveli riguardo al loro ruolo professionale in evoluzione. Il tema è di particolare rilievo poiché, sebbene il data-driven design stia ricevendo un’attenzione crescente, poco si sa su come i designer integrino concretamente le pratiche legate ai dati nel proprio lavoro e quali implicazioni ciò comporti per una professione tradizionalmente fondata sulla creatività e sull’approccio qualitativo. Per colmare questo vuoto, la ricerca ha adottato interviste qualitative non strutturate, con l’obiettivo di indagare le pratiche applicate in contesti reali attraverso cui i designer trasformano i dati in insight — dalla loro acquisizione fino alla loro interpretazione e uso. I risultati sono stati mappati prendendo come riferimento il Big Data Lifecycle Model (Pouchard, 2016), proveniente dalla data science, arricchendolo con un ulteriore design layer composto da quattordici pratiche che descrivono, lungo l’intero ciclo di vita dei dati, come i designer contribuiscano alla loro gestione e curatela. Queste pratiche convergono in tre posture (Orchestrator, Supporter e Strategist) che rappresentano modalità distinte di interazione con i dati, gli stakeholder e gli obiettivi di progetto. Questo approccio non solo fornisce un quadro strutturato per comprendere come i designer lavorano con i dati, ma fa anche luce sulla relazione emergente tra il campo del design e quello della data science. Mostra come quest’ultima possa beneficiare del contributo dei designer, che introducono nei processi di lavoro sui dati dimensioni di human-centeredness, reflexivity e creative sensemaking. In questo senso, i designer possono essere intesi come data workers che aggiungono nuove e distintive dimensioni ai processi legati ai dati, permettendo di affrontare i dataset in modo più etico e significativo. Allo stesso tempo, i dati non limitano il potenziale creativo dei designer, ma lo arricchiscono, offrendo nuovi strumenti e forme di empowerment professionale che rafforzano la loro voce nei processi decisionali strategici.

From data to insight: data-driven practices and their impact on the role of designers

Masin, Alessandra
2024/2025

Abstract

This thesis explores how designers interact with data, including Big Data, in real-world contexts, using it as a material to generate insights capable of guiding and redefining the design direction, and what this reveals about their evolving professional role. The topic is particularly relevant because, although data-driven design is receiving increasing attention, little is known about how designers concretely integrate data-related practices into their work and what implications this has for a profession traditionally grounded in creativity and qualitative approaches. To fill this gap, the research adopted unstructured qualitative interviews with the aim of investigating the practices applied in real contexts through which designers transform data into insights, from their acquisition to their interpretation and use. The results were mapped using the Big Data Lifecycle Model (Pouchard, 2016) from data science, enriching it with an additional design layer composed of fourteen practices that describe how, throughout the entire data lifecycle, designers contribute to their management and curation. These practices converge into three postures (Orchestrator, Supporter, and Strategist) which represent distinct modes of interaction with data, stakeholders, and project objectives. This approach not only provides a structured framework to understand how designers work with data, but also sheds light on the emerging relationship between the fields of design and data science. It shows how the latter can benefit from the contribution of designers, who introduce dimensions of human-centeredness, reflexivity, and creative sensemaking into data-related processes. In this sense, designers can be understood as data workers who add new and distinctive dimensions to data practices, enabling datasets to be approached in a more ethical and meaningful way. At the same time, data do not limit the creative potential of designers but enrich it, offering new tools and forms of professional empowerment that strengthen their voice in strategic decision-making processes.
ARC III - Scuola del Design
10-dic-2025
2024/2025
Questa tesi esplora come i designer interagiscono con i dati, inclusi i Big Data, nei contesti reali, utilizzandoli come materiale per generare insight capaci di orientare e ridefinire la direzione progettuale, e cosa questo riveli riguardo al loro ruolo professionale in evoluzione. Il tema è di particolare rilievo poiché, sebbene il data-driven design stia ricevendo un’attenzione crescente, poco si sa su come i designer integrino concretamente le pratiche legate ai dati nel proprio lavoro e quali implicazioni ciò comporti per una professione tradizionalmente fondata sulla creatività e sull’approccio qualitativo. Per colmare questo vuoto, la ricerca ha adottato interviste qualitative non strutturate, con l’obiettivo di indagare le pratiche applicate in contesti reali attraverso cui i designer trasformano i dati in insight — dalla loro acquisizione fino alla loro interpretazione e uso. I risultati sono stati mappati prendendo come riferimento il Big Data Lifecycle Model (Pouchard, 2016), proveniente dalla data science, arricchendolo con un ulteriore design layer composto da quattordici pratiche che descrivono, lungo l’intero ciclo di vita dei dati, come i designer contribuiscano alla loro gestione e curatela. Queste pratiche convergono in tre posture (Orchestrator, Supporter e Strategist) che rappresentano modalità distinte di interazione con i dati, gli stakeholder e gli obiettivi di progetto. Questo approccio non solo fornisce un quadro strutturato per comprendere come i designer lavorano con i dati, ma fa anche luce sulla relazione emergente tra il campo del design e quello della data science. Mostra come quest’ultima possa beneficiare del contributo dei designer, che introducono nei processi di lavoro sui dati dimensioni di human-centeredness, reflexivity e creative sensemaking. In questo senso, i designer possono essere intesi come data workers che aggiungono nuove e distintive dimensioni ai processi legati ai dati, permettendo di affrontare i dataset in modo più etico e significativo. Allo stesso tempo, i dati non limitano il potenziale creativo dei designer, ma lo arricchiscono, offrendo nuovi strumenti e forme di empowerment professionale che rafforzano la loro voce nei processi decisionali strategici.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/10589/245999