This thesis investigates the rise of negotiated urban planning as a central mode of contemporary spatial governance, focusing on transparency, equity, and the balance between public and private interests. It examines how contractual tools influence the production and redistribution of urban value across Europe and within the Italian planning framework. After outlining the transition from dirigiste to strategic and flexible models, the research compares the experiences of the United Kingdom, Germany, and France, showing how tools such as Section 106 Agreements, Städtebaulicher Vertrag, and ZACs depend on institutional capacity and accountability. Milan then emerges as a laboratory of negotiated urbanism, where instruments like the permesso di costruire convenzionato and convenzione urbanistica enable incremental molecular regeneration and public–private cooperation. The analysis of DGC 288/2023 illustrates how municipal administrations quantify collective interest and balance private advantage within urban agreements. The contractual city thus represents both opportunity and risk: while it promotes flexibility and innovation, it also challenges transparency and democratic legitimacy. Ensuring fairness requires clear rules, technical competence, and a renewed culture of negotiation as a form of shared urban governance.

Questa tesi indaga l’ascesa della pianificazione urbana negoziata come modalità centrale del governo spaziale contemporaneo, concentrandosi su trasparenza, equità e bilanciamento tra interessi pubblici e privati. Esamina come gli strumenti contrattuali influenzino la produzione e la redistribuzione del valore urbano in Europa e all’interno del quadro della pianificazione italiana. Dopo aver delineato la transizione dai modelli dirigisti a quelli strategici e flessibili, la ricerca confronta le esperienze del Regno Unito, della Germania e della Francia, mostrando come strumenti quali le Section 106 Agreements, lo Städtebaulicher Vertrag e le ZAC dipendano dalla capacità istituzionale e dalla responsabilità amministrativa. Milano emerge quindi come laboratorio dell’urbanistica negoziata, dove strumenti come il permesso di costruire convenzionato e la convenzione urbanistica consentono una rigenerazione molecolare incrementale e una cooperazione pubblico–privato. L’analisi della DGC 288/2023 illustra come le amministrazioni comunali quantifichino l’interesse collettivo e bilancino il vantaggio privato all’interno degli accordi urbanistici. La città contrattuale rappresenta così al tempo stesso un’opportunità e un rischio: se da un lato promuove flessibilità e innovazione, dall’altro mette alla prova la trasparenza e la legittimità democratica. Garantire l’equità richiede regole chiare, competenza tecnica e una rinnovata cultura della negoziazione come forma di governance urbana condivisa.

La città contrattuale : trasparenza ed equilibri nella governance negoziata del territorio

Catto, Davide
2024/2025

Abstract

This thesis investigates the rise of negotiated urban planning as a central mode of contemporary spatial governance, focusing on transparency, equity, and the balance between public and private interests. It examines how contractual tools influence the production and redistribution of urban value across Europe and within the Italian planning framework. After outlining the transition from dirigiste to strategic and flexible models, the research compares the experiences of the United Kingdom, Germany, and France, showing how tools such as Section 106 Agreements, Städtebaulicher Vertrag, and ZACs depend on institutional capacity and accountability. Milan then emerges as a laboratory of negotiated urbanism, where instruments like the permesso di costruire convenzionato and convenzione urbanistica enable incremental molecular regeneration and public–private cooperation. The analysis of DGC 288/2023 illustrates how municipal administrations quantify collective interest and balance private advantage within urban agreements. The contractual city thus represents both opportunity and risk: while it promotes flexibility and innovation, it also challenges transparency and democratic legitimacy. Ensuring fairness requires clear rules, technical competence, and a renewed culture of negotiation as a form of shared urban governance.
ARC I - Scuola di Architettura Urbanistica Ingegneria delle Costruzioni
10-dic-2025
2024/2025
Questa tesi indaga l’ascesa della pianificazione urbana negoziata come modalità centrale del governo spaziale contemporaneo, concentrandosi su trasparenza, equità e bilanciamento tra interessi pubblici e privati. Esamina come gli strumenti contrattuali influenzino la produzione e la redistribuzione del valore urbano in Europa e all’interno del quadro della pianificazione italiana. Dopo aver delineato la transizione dai modelli dirigisti a quelli strategici e flessibili, la ricerca confronta le esperienze del Regno Unito, della Germania e della Francia, mostrando come strumenti quali le Section 106 Agreements, lo Städtebaulicher Vertrag e le ZAC dipendano dalla capacità istituzionale e dalla responsabilità amministrativa. Milano emerge quindi come laboratorio dell’urbanistica negoziata, dove strumenti come il permesso di costruire convenzionato e la convenzione urbanistica consentono una rigenerazione molecolare incrementale e una cooperazione pubblico–privato. L’analisi della DGC 288/2023 illustra come le amministrazioni comunali quantifichino l’interesse collettivo e bilancino il vantaggio privato all’interno degli accordi urbanistici. La città contrattuale rappresenta così al tempo stesso un’opportunità e un rischio: se da un lato promuove flessibilità e innovazione, dall’altro mette alla prova la trasparenza e la legittimità democratica. Garantire l’equità richiede regole chiare, competenza tecnica e una rinnovata cultura della negoziazione come forma di governance urbana condivisa.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/10589/246391