In a context in which the public imaginary is shrinking and tending towards repetition, this research explores visual dissent as a potential lever for unsettling dominant aesthetics and authoritarian logics of governance. It examines whether critical design practices can operate as forms of counter-imagination without being absorbed by the neoliberal infrastructures that sustain and regulate them. Design is understood here as a cultural and political act capable of shaping shared narratives; the progressive rarefaction of the imaginable turns narrating otherwise into a necessary stance. Within this perspective, dissonant aesthetics functions as a critique of the “imposed beautiful”: the use of the ugly, the discarded, the unsettling jolts the viewer’s gaze and redirects it towards an interrogative stance that exceeds the surface of the visible. The research extends this logic to digital media — from glitch and lo-fi aesthetics to protest memes — and shows how the deliberate use of rough or ironic forms produces cognitive disjunctions and fosters the formation of online communities of resistance. At the same time, it acknowledges that the very mechanisms of virality entail concrete risks of neutralization and co-optation. The force of aesthetic dissent lies in its capacity to open fractures within the dominant imaginary, yet its political efficacy requires anchoring in organisational, communal and collective practices that sustain it beyond the symbolic gesture. The thesis hypothesises the possibility of visual “free zones” — ephemeral, shared spaces that resist commercial assimilation — and places historical genealogies of counterculture and iconic sabotage in dialogue with contemporary forms of protest communication. Through an interdisciplinary approach that brings together critical design, visual communication theory and aesthetic philosophy, the research develops a framework to assess under which conditions dissenting images can still construct alternative narratives and resist the homogenising silence of indifference.

In un contesto in cui l’immaginario pubblico si restringe e tende alla ripetizione, questa ricerca esplora il dissenso visivo come una possibile leva per incrinare le estetiche dominanti e le logiche di governo autoritarie. Viene interrogata, in particolare, la possibilità che pratiche progettuali critiche agiscano come forme di contro-immaginazione senza venire assorbite dalle infrastrutture neoliberali che le sostengono e le regolano. Il design è descritto come un atto culturale e politico capace di modellare narrazioni condivise; la progressiva rarefazione dell’immaginabile trasforma il raccontare altrimenti in una presa di posizione necessaria. In questa prospettiva, l’estetica dissonante assume il valore di critica del “bello imposto”: l’utilizzo del brutto, dello scarto, del perturbante scuote lo sguardo dello spettatore e lo indirizza verso un’interrogativa che oltrepassa la superficie del visibile. La ricerca estende questa logica ai media digitali – dalle estetiche glitch e lo-fi ai meme di protesta – e mostra come la scelta deliberata di forme grezze o ironiche produca cortocircuiti cognitivi e favorisca la formazione di comunità di resistenza online. Al tempo stesso, riconosce che la stessa viralità produce rischi concreti di neutralizzazione e cooptazione. La forza del dissenso estetico risiede nella capacità di aprire fratture nell’immaginario dominante, ma la sua efficacia politica richiede un ancoraggio a pratiche organizzative, comunitarie e collettive che ne sostengano la continuità oltre il gesto simbolico. La tesi ipotizza la possibilità di “zone franche” visive – spazi effimeri e condivisi, difficilmente assimilabili al circuito commerciale – e mette in relazione genealogie storiche di controcultura e sabotaggio iconico con forme contemporanee di comunicazione di protesta. Attraverso un approccio interdisciplinare che incrocia design critico, teoria della comunicazione visiva e filosofia estetica, la ricerca definisce una cornice per valutare in quali condizioni le immagini dissenzienti possano ancora costruire narrazioni alternative e sottrarsi al silenzio uniformante dell’indifferenza.

Dissenso e dissonanza: estetica e strategie visive contro il sistema dominante

Palombelli, Alessandra
2024/2025

Abstract

In a context in which the public imaginary is shrinking and tending towards repetition, this research explores visual dissent as a potential lever for unsettling dominant aesthetics and authoritarian logics of governance. It examines whether critical design practices can operate as forms of counter-imagination without being absorbed by the neoliberal infrastructures that sustain and regulate them. Design is understood here as a cultural and political act capable of shaping shared narratives; the progressive rarefaction of the imaginable turns narrating otherwise into a necessary stance. Within this perspective, dissonant aesthetics functions as a critique of the “imposed beautiful”: the use of the ugly, the discarded, the unsettling jolts the viewer’s gaze and redirects it towards an interrogative stance that exceeds the surface of the visible. The research extends this logic to digital media — from glitch and lo-fi aesthetics to protest memes — and shows how the deliberate use of rough or ironic forms produces cognitive disjunctions and fosters the formation of online communities of resistance. At the same time, it acknowledges that the very mechanisms of virality entail concrete risks of neutralization and co-optation. The force of aesthetic dissent lies in its capacity to open fractures within the dominant imaginary, yet its political efficacy requires anchoring in organisational, communal and collective practices that sustain it beyond the symbolic gesture. The thesis hypothesises the possibility of visual “free zones” — ephemeral, shared spaces that resist commercial assimilation — and places historical genealogies of counterculture and iconic sabotage in dialogue with contemporary forms of protest communication. Through an interdisciplinary approach that brings together critical design, visual communication theory and aesthetic philosophy, the research develops a framework to assess under which conditions dissenting images can still construct alternative narratives and resist the homogenising silence of indifference.
ARC III - Scuola del Design
10-dic-2025
2024/2025
In un contesto in cui l’immaginario pubblico si restringe e tende alla ripetizione, questa ricerca esplora il dissenso visivo come una possibile leva per incrinare le estetiche dominanti e le logiche di governo autoritarie. Viene interrogata, in particolare, la possibilità che pratiche progettuali critiche agiscano come forme di contro-immaginazione senza venire assorbite dalle infrastrutture neoliberali che le sostengono e le regolano. Il design è descritto come un atto culturale e politico capace di modellare narrazioni condivise; la progressiva rarefazione dell’immaginabile trasforma il raccontare altrimenti in una presa di posizione necessaria. In questa prospettiva, l’estetica dissonante assume il valore di critica del “bello imposto”: l’utilizzo del brutto, dello scarto, del perturbante scuote lo sguardo dello spettatore e lo indirizza verso un’interrogativa che oltrepassa la superficie del visibile. La ricerca estende questa logica ai media digitali – dalle estetiche glitch e lo-fi ai meme di protesta – e mostra come la scelta deliberata di forme grezze o ironiche produca cortocircuiti cognitivi e favorisca la formazione di comunità di resistenza online. Al tempo stesso, riconosce che la stessa viralità produce rischi concreti di neutralizzazione e cooptazione. La forza del dissenso estetico risiede nella capacità di aprire fratture nell’immaginario dominante, ma la sua efficacia politica richiede un ancoraggio a pratiche organizzative, comunitarie e collettive che ne sostengano la continuità oltre il gesto simbolico. La tesi ipotizza la possibilità di “zone franche” visive – spazi effimeri e condivisi, difficilmente assimilabili al circuito commerciale – e mette in relazione genealogie storiche di controcultura e sabotaggio iconico con forme contemporanee di comunicazione di protesta. Attraverso un approccio interdisciplinare che incrocia design critico, teoria della comunicazione visiva e filosofia estetica, la ricerca definisce una cornice per valutare in quali condizioni le immagini dissenzienti possano ancora costruire narrazioni alternative e sottrarsi al silenzio uniformante dell’indifferenza.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/10589/246630