The Italian Apparel and Textile Luxury Industry (A&TLI) is experiencing a period of significant transformation, characterised by a decline in global demand and mounting pressure for sustainability and digitalisation. In this scenario, the Digital Product Passport (DPP), a digital instrument designed to collect, store, and share verified product information, has been conceived to enhance transparency, traceability, and circularity throughout the product life cycle. In a context characterised by an extremely fragmented Supply Chain and enduring power imbalances between global brands and highly specialised suppliers, the implementation of digitalisation gives rise to questions regarding its potential influence on perceptions of justice, its capacity to reshape governance structures, and the redistribution of responsibilities within the Italia Apparel and Textile Luxury Supply Chain. In order to investigate these dynamics, this thesis adopts a qualitative multi-case study approach based on semi-structured interviews with Tier-1 and Tier-2 Italian luxury suppliers operating across four material clusters. The data were analysed through a multi-level framework combining the three dimensions of organisational justice, procedural, distributive, and interactional, with three analytical levels: industrial, organisational, and individual. The findings indicate that current DPP initiatives are perceived as fragmented and top- down, characterised by regulatory uncertainty, non-standardised data requests, high costs and efforts borne almost exclusively by suppliers, and limited supplier participation in the design phase. These dynamics reinforce dependency and administrative burden, fuelling perceptions of procedural opacity and distributive unfairness. Nevertheless, when grounded in shared standards, interoperability, equitable cost-sharing, and open dialogue, the DPP has the potential to evolve from a bureaucratic compliance tool into a mechanism of collaborative governance that fosters transparency, recognises craftsmanship, and promotes mutual trust. The research makes a theoretical contribution by extending the organisational justice framework to digital supply chain transformations, and a managerial contribution by offering practical guidelines for a fair, participatory, and sustainable DPP implementation within the luxury industry.

L’industria italiana dell’abbigliamento e del tessile di lusso (A&TLI) sta attraversando una profonda trasformazione, segnata da un calo della domanda globale e da una crescente pressione verso sostenibilità e digitalizzazione. In questo scenario, il Digital Product Passport (DPP), strumento digitale per raccogliere, archiviare e condividere informazioni verificate sui prodotti, è stato concepito per rafforzare trasparenza, tracciabilità e circolarità lungo l’intero ciclo di vita. In un contesto di filiera estremamente frammentata e di persistenti squilibri di potere tra grandi marchi e fornitori altamente specializzati, la digitalizzazione solleva interrogativi sulla sua influenza sulle percezioni di giustizia, sulla capacità di ridefinire le strutture di governance e sulla redistribuzione delle responsabilità all’interno della filiera del lusso italiana. Per indagare tali dinamiche, la tesi adotta un approccio qualitativo multi-case study, basato su interviste semi-strutturate con fornitori italiani di primo e secondo livello appartenenti a quattro cluster materiali. I dati sono stati analizzati attraverso un framework multilivello che combina le tre dimensioni della giustizia organizzativa, procedurale, distributiva e interazionale, con tre livelli di analisi: industriale, organizzativo e individuale. I risultati mostrano che le attuali iniziative legate al DPP sono percepite come frammentate e imposte dall’alto, caratterizzate da incertezza normativa, richieste di dati non standardizzate, elevati costi e sforzi sostenuti dai fornitori e una partecipazione limitata nelle fasi di progettazione. Tali dinamiche rafforzano la dipendenza e gli oneri amministrativi, alimentando percezioni di opacità procedurale e iniquità distributiva. Tuttavia, se basato su standard condivisi, interoperabilità, equa ripartizione dei costi e dialogo aperto, il DPP può evolvere da mero strumento di conformità burocratica a meccanismo di governance collaborativa capace di promuovere trasparenza, riconoscere l’artigianalità e favorire la fiducia reciproca. La ricerca apporta un contributo teorico estendendo l’applicazione del framework di giustizia organizzativa alla trasformazione digitale delle catene di fornitura e un contributo manageriale proponendo linee guida per un’implementazione del DPP equa, partecipativa e sostenibile nel settore del lusso.

The digital product passport as a governance mechanism: exploring power and justice dynamics between brands and suppliers in the italian apparel and textile luxury supply chain

Ballerini, Maria;Lopez Yepez, Laura Valentina
2024/2025

Abstract

The Italian Apparel and Textile Luxury Industry (A&TLI) is experiencing a period of significant transformation, characterised by a decline in global demand and mounting pressure for sustainability and digitalisation. In this scenario, the Digital Product Passport (DPP), a digital instrument designed to collect, store, and share verified product information, has been conceived to enhance transparency, traceability, and circularity throughout the product life cycle. In a context characterised by an extremely fragmented Supply Chain and enduring power imbalances between global brands and highly specialised suppliers, the implementation of digitalisation gives rise to questions regarding its potential influence on perceptions of justice, its capacity to reshape governance structures, and the redistribution of responsibilities within the Italia Apparel and Textile Luxury Supply Chain. In order to investigate these dynamics, this thesis adopts a qualitative multi-case study approach based on semi-structured interviews with Tier-1 and Tier-2 Italian luxury suppliers operating across four material clusters. The data were analysed through a multi-level framework combining the three dimensions of organisational justice, procedural, distributive, and interactional, with three analytical levels: industrial, organisational, and individual. The findings indicate that current DPP initiatives are perceived as fragmented and top- down, characterised by regulatory uncertainty, non-standardised data requests, high costs and efforts borne almost exclusively by suppliers, and limited supplier participation in the design phase. These dynamics reinforce dependency and administrative burden, fuelling perceptions of procedural opacity and distributive unfairness. Nevertheless, when grounded in shared standards, interoperability, equitable cost-sharing, and open dialogue, the DPP has the potential to evolve from a bureaucratic compliance tool into a mechanism of collaborative governance that fosters transparency, recognises craftsmanship, and promotes mutual trust. The research makes a theoretical contribution by extending the organisational justice framework to digital supply chain transformations, and a managerial contribution by offering practical guidelines for a fair, participatory, and sustainable DPP implementation within the luxury industry.
XU, JINOU
ING - Scuola di Ingegneria Industriale e dell'Informazione
10-dic-2025
2024/2025
L’industria italiana dell’abbigliamento e del tessile di lusso (A&TLI) sta attraversando una profonda trasformazione, segnata da un calo della domanda globale e da una crescente pressione verso sostenibilità e digitalizzazione. In questo scenario, il Digital Product Passport (DPP), strumento digitale per raccogliere, archiviare e condividere informazioni verificate sui prodotti, è stato concepito per rafforzare trasparenza, tracciabilità e circolarità lungo l’intero ciclo di vita. In un contesto di filiera estremamente frammentata e di persistenti squilibri di potere tra grandi marchi e fornitori altamente specializzati, la digitalizzazione solleva interrogativi sulla sua influenza sulle percezioni di giustizia, sulla capacità di ridefinire le strutture di governance e sulla redistribuzione delle responsabilità all’interno della filiera del lusso italiana. Per indagare tali dinamiche, la tesi adotta un approccio qualitativo multi-case study, basato su interviste semi-strutturate con fornitori italiani di primo e secondo livello appartenenti a quattro cluster materiali. I dati sono stati analizzati attraverso un framework multilivello che combina le tre dimensioni della giustizia organizzativa, procedurale, distributiva e interazionale, con tre livelli di analisi: industriale, organizzativo e individuale. I risultati mostrano che le attuali iniziative legate al DPP sono percepite come frammentate e imposte dall’alto, caratterizzate da incertezza normativa, richieste di dati non standardizzate, elevati costi e sforzi sostenuti dai fornitori e una partecipazione limitata nelle fasi di progettazione. Tali dinamiche rafforzano la dipendenza e gli oneri amministrativi, alimentando percezioni di opacità procedurale e iniquità distributiva. Tuttavia, se basato su standard condivisi, interoperabilità, equa ripartizione dei costi e dialogo aperto, il DPP può evolvere da mero strumento di conformità burocratica a meccanismo di governance collaborativa capace di promuovere trasparenza, riconoscere l’artigianalità e favorire la fiducia reciproca. La ricerca apporta un contributo teorico estendendo l’applicazione del framework di giustizia organizzativa alla trasformazione digitale delle catene di fornitura e un contributo manageriale proponendo linee guida per un’implementazione del DPP equa, partecipativa e sostenibile nel settore del lusso.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/10589/246699