The thesis studies composition as the generative principle of architecture, understood as an order of space that comes from form but more importantly from the conscious alignment of human elements, perceptions, and experiences. The project concerns the former Cinema Arti in Milan, Via Mascagni 8, not as a material relic to be preserved but as a body to be recomposed through rhythm, relationships, and continuity. The proposal looks toward the House of Music-a diffuse architecture where walls, rather than rooms, act as major compositional tools. They direct light, sound, and movement, shaping space as a dynamic field of relations instead of a static volume to inhabit. The project unfolds through sequences of alignments and voids: thresholds dissolve in transitions, and perception becomes the true measure of architectural order. The spatial rhythm of the building is orchestrated for three kinds of users: the passer-by, the musician or student, and the visitor. Each of them has a very different relationship with the architecture: from the brief perception of the passer-by who glimpses its open courts, to the introspective concentration of the musician within spaces tuned to silence and resonance, to the immersive path of the visitor experiencing sound and light in constant transformation. Balancing memory and reinterpretation, the project explores how architecture can become composition: capable of listening, responding, and transforming. The House of Music turns into an investigation of perception and time, an architecture resonating with its users by turning inhabiting into an act of listening.

Questa tesi approfondisce il tema della composizione come principio generatore dell’architettura, di un ordine dello spazio che non nasce esclusivamente dalla forma, bensì dal preciso allineamento di elementi, percezioni ed esperienze umane. Il progetto riscopre l’antico edificio,un tempo il Cinema Arti di Milano in via Mascagni 8, non come un ricordo da conservare in materiale, ma come un corpo da ricomporre in ritmo, relazione e continuità. L’intervento progetta una Casa della Musica: un’architettura diffusa dove non sono gli spazi i principali strumenti compositivi, ma le pareti. Esse guidano la luce, il suono e il movimento, e modellano lo spazio come un campo dinamico di relazioni e non come un volume da abitare. Il progetto si struttura in sequenze di allineamenti e vuoti, dove le soglie vengono sostituite da transizioni e la percezione diventa la vera misura dell’ordine architettonico. Tre utenti differenti, il passante, il musicista/studente e il visitatore, scandiscono il ritmo spaziale dell’edificio. Ognuno abita l’architettura in modo diverso: dalla percezione istantanea del passante che intravede le sue piazze, alla concentrazione introspettiva del musicista all’interno di spazi sintonizzati su silenzio e risonanza, al viaggio coinvolgente del visitatore che sperimenta suono e luce in continua trasformazione. Attraverso la convivenza di memoria e reinterpretazione, il progetto esplora come l’architettura possa farsi composizione, ascoltare, rispondere e trasformarsi. La Casa della Musica diventa così un’esplorazione della percezione e del tempo: un’architettura che risuona con i propri utenti, rendendo il vivere gli spazi un atto di ascolto.

A house of music in the former Cinema Arti : hypogean investigation in Milan

Calvi, Irene;Bonetta, Lorenzo
2024/2025

Abstract

The thesis studies composition as the generative principle of architecture, understood as an order of space that comes from form but more importantly from the conscious alignment of human elements, perceptions, and experiences. The project concerns the former Cinema Arti in Milan, Via Mascagni 8, not as a material relic to be preserved but as a body to be recomposed through rhythm, relationships, and continuity. The proposal looks toward the House of Music-a diffuse architecture where walls, rather than rooms, act as major compositional tools. They direct light, sound, and movement, shaping space as a dynamic field of relations instead of a static volume to inhabit. The project unfolds through sequences of alignments and voids: thresholds dissolve in transitions, and perception becomes the true measure of architectural order. The spatial rhythm of the building is orchestrated for three kinds of users: the passer-by, the musician or student, and the visitor. Each of them has a very different relationship with the architecture: from the brief perception of the passer-by who glimpses its open courts, to the introspective concentration of the musician within spaces tuned to silence and resonance, to the immersive path of the visitor experiencing sound and light in constant transformation. Balancing memory and reinterpretation, the project explores how architecture can become composition: capable of listening, responding, and transforming. The House of Music turns into an investigation of perception and time, an architecture resonating with its users by turning inhabiting into an act of listening.
ARC I - Scuola di Architettura Urbanistica Ingegneria delle Costruzioni
10-dic-2025
2024/2025
Questa tesi approfondisce il tema della composizione come principio generatore dell’architettura, di un ordine dello spazio che non nasce esclusivamente dalla forma, bensì dal preciso allineamento di elementi, percezioni ed esperienze umane. Il progetto riscopre l’antico edificio,un tempo il Cinema Arti di Milano in via Mascagni 8, non come un ricordo da conservare in materiale, ma come un corpo da ricomporre in ritmo, relazione e continuità. L’intervento progetta una Casa della Musica: un’architettura diffusa dove non sono gli spazi i principali strumenti compositivi, ma le pareti. Esse guidano la luce, il suono e il movimento, e modellano lo spazio come un campo dinamico di relazioni e non come un volume da abitare. Il progetto si struttura in sequenze di allineamenti e vuoti, dove le soglie vengono sostituite da transizioni e la percezione diventa la vera misura dell’ordine architettonico. Tre utenti differenti, il passante, il musicista/studente e il visitatore, scandiscono il ritmo spaziale dell’edificio. Ognuno abita l’architettura in modo diverso: dalla percezione istantanea del passante che intravede le sue piazze, alla concentrazione introspettiva del musicista all’interno di spazi sintonizzati su silenzio e risonanza, al viaggio coinvolgente del visitatore che sperimenta suono e luce in continua trasformazione. Attraverso la convivenza di memoria e reinterpretazione, il progetto esplora come l’architettura possa farsi composizione, ascoltare, rispondere e trasformarsi. La Casa della Musica diventa così un’esplorazione della percezione e del tempo: un’architettura che risuona con i propri utenti, rendendo il vivere gli spazi un atto di ascolto.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/10589/246708