In an era when the elsewhere is always just a click away, the experience of the world tends to lose weight and depth. One can cross a landscape without truly entering it, observe without touching, know without inhabiting. Within this digital lightness, however, an opposite and necessary desire emerges: that for authentic, tangible places capable of restoring a sense of presence, materiality, and relationship with the environment. In this context, the Punta Bianca Nature Reserve, in Sicily, becomes a point of departure for reflecting on building within the contemporary landscape and on the role of architecture as a tool of listening and mediation. Here, between sea and sky, the project engages with a fragile and layered territory, seeking balance between memory and transformation, between the force of nature and the measure of human intervention. At the heart of the research lies the former Customs House of the Guardia di Finanza, a ruined structure resting on the white marl cliffs that once served as a point of control and surveillance. Today, deprived of its original function, it no longer observes but is observed: it has become a contemplative object, a silent sign of the memory of the place. From this symbolic inversion arises the idea of expanding the domestic gestures of dwelling within the Reserve, generating a network of essential and diffused spaces in dialogue with the natural landscape. The primary functions of dwelling (entering, nourishing, working, sharing, and resting) unfold within an open and porous structure that recognizes the natural features of the site as fundamental elements of the project. This diffuse form of hospitality, at once intimate and collective, becomes an opportunity to restore meaning to the relationship between architecture and environment, between human presence and nature. Punta Bianca thus takes shape as a great house of the world: a space of coexistence and hospitality, suspended between past and future, nature and culture, sea and land. A place in which to rediscover the measure of building, finding in the fragility of the landscape the possibility of a new equilibrium.

Nell’epoca in cui l’altrove è sempre a portata di clic, l’esperienza del mondo tende a perdere peso e profondità. Si può attraversare un paesaggio senza realmente entrarvi, osservare senza toccare, conoscere senza abitare. In questa leggerezza digitale emerge un desiderio opposto e necessario: quello di luoghi autentici, concreti, capaci di restituire il senso della presenza, della materia e della relazione con l’ambiente. In questo contesto, la Riserva Naturale di Punta Bianca, in Sicilia, diventa un punto di partenza per riflettere sul costruire nel paesaggio contemporaneo e sul ruolo dell’architettura come strumento di ascolto e mediazione. Qui, tra mare e cielo, il progetto si confronta con un territorio fragile e stratificato, cercando un equilibrio tra memoria e trasformazione, tra la forza della natura e la misura dell’intervento umano. Al centro della ricerca vi è l’Ex Dogana della Guardia di Finanza, un rudere in rovina adagiato sulla marna bianca, che un tempo presidiava il territorio come punto di controllo e sorveglianza. Oggi, privo della sua funzione originaria, non osserva più ma viene osservato: è diventato oggetto contemplato, segno silenzioso della memoria del luogo. Da questa inversione simbolica nasce l’idea di espandere i gesti domestici propri dell’abitare all’interno della Riserva, generando una rete di spazi essenziali e diffusi in dialogo con il paesaggio naturale. Le funzioni primarie dell’abitare (entrare, nutrirsi, lavorare, condividere e dormire) si articolano in una struttura aperta e porosa, che riconosce i caratteri naturali del luogo come elementi costitutivi del progetto. Questa ospitalità diffusa, intima e collettiva allo stesso tempo, diventa occasione per restituire significato al rapporto tra architettura e ambiente, tra presenza umana e natura. Punta Bianca si configura quindi come una grande casa del mondo: uno spazio di convivenza e accoglienza, sospeso tra passato e futuro, tra natura e cultura, tra mare e terra. Un luogo in cui ritrovare la misura del costruire, riscoprendo nella fragilità del paesaggio la possibilità di un nuovo equilibrio.

Punta Bianca. Un progetto di accoglienza tra natura e memoria

Alloni, Alessandro;Mossini, Martina
2024/2025

Abstract

In an era when the elsewhere is always just a click away, the experience of the world tends to lose weight and depth. One can cross a landscape without truly entering it, observe without touching, know without inhabiting. Within this digital lightness, however, an opposite and necessary desire emerges: that for authentic, tangible places capable of restoring a sense of presence, materiality, and relationship with the environment. In this context, the Punta Bianca Nature Reserve, in Sicily, becomes a point of departure for reflecting on building within the contemporary landscape and on the role of architecture as a tool of listening and mediation. Here, between sea and sky, the project engages with a fragile and layered territory, seeking balance between memory and transformation, between the force of nature and the measure of human intervention. At the heart of the research lies the former Customs House of the Guardia di Finanza, a ruined structure resting on the white marl cliffs that once served as a point of control and surveillance. Today, deprived of its original function, it no longer observes but is observed: it has become a contemplative object, a silent sign of the memory of the place. From this symbolic inversion arises the idea of expanding the domestic gestures of dwelling within the Reserve, generating a network of essential and diffused spaces in dialogue with the natural landscape. The primary functions of dwelling (entering, nourishing, working, sharing, and resting) unfold within an open and porous structure that recognizes the natural features of the site as fundamental elements of the project. This diffuse form of hospitality, at once intimate and collective, becomes an opportunity to restore meaning to the relationship between architecture and environment, between human presence and nature. Punta Bianca thus takes shape as a great house of the world: a space of coexistence and hospitality, suspended between past and future, nature and culture, sea and land. A place in which to rediscover the measure of building, finding in the fragility of the landscape the possibility of a new equilibrium.
ARC I - Scuola di Architettura Urbanistica Ingegneria delle Costruzioni
10-dic-2025
2024/2025
Nell’epoca in cui l’altrove è sempre a portata di clic, l’esperienza del mondo tende a perdere peso e profondità. Si può attraversare un paesaggio senza realmente entrarvi, osservare senza toccare, conoscere senza abitare. In questa leggerezza digitale emerge un desiderio opposto e necessario: quello di luoghi autentici, concreti, capaci di restituire il senso della presenza, della materia e della relazione con l’ambiente. In questo contesto, la Riserva Naturale di Punta Bianca, in Sicilia, diventa un punto di partenza per riflettere sul costruire nel paesaggio contemporaneo e sul ruolo dell’architettura come strumento di ascolto e mediazione. Qui, tra mare e cielo, il progetto si confronta con un territorio fragile e stratificato, cercando un equilibrio tra memoria e trasformazione, tra la forza della natura e la misura dell’intervento umano. Al centro della ricerca vi è l’Ex Dogana della Guardia di Finanza, un rudere in rovina adagiato sulla marna bianca, che un tempo presidiava il territorio come punto di controllo e sorveglianza. Oggi, privo della sua funzione originaria, non osserva più ma viene osservato: è diventato oggetto contemplato, segno silenzioso della memoria del luogo. Da questa inversione simbolica nasce l’idea di espandere i gesti domestici propri dell’abitare all’interno della Riserva, generando una rete di spazi essenziali e diffusi in dialogo con il paesaggio naturale. Le funzioni primarie dell’abitare (entrare, nutrirsi, lavorare, condividere e dormire) si articolano in una struttura aperta e porosa, che riconosce i caratteri naturali del luogo come elementi costitutivi del progetto. Questa ospitalità diffusa, intima e collettiva allo stesso tempo, diventa occasione per restituire significato al rapporto tra architettura e ambiente, tra presenza umana e natura. Punta Bianca si configura quindi come una grande casa del mondo: uno spazio di convivenza e accoglienza, sospeso tra passato e futuro, tra natura e cultura, tra mare e terra. Un luogo in cui ritrovare la misura del costruire, riscoprendo nella fragilità del paesaggio la possibilità di un nuovo equilibrio.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/10589/246724