Contemporary large cities, originally conceived as places of encounter, exchange, and collective construction, are progressively losing their ability to generate relationships, a sense of belonging, and mutual care. In a context marked by growing inequalities, widespread loneliness, and increasingly accelerated rhythms, the human dimension of proximity seems to be fading. As Ezio Manzini observes, it is precisely this proximity—understood as attention to relationships, places, and people—that is being threatened by urban models that separate, simplify, and isolate. The digital divide, social fragmentation, and the distance between institutions and citizens make increasingly evident the urgency to rethink how we inhabit and live together in the city. Within this complex scenario, bottom-up civic activation initiatives are emerging, where local communities and active citizens take care of common needs through practices of listening, mutual support, and everyday participation. This research explores how artificial intelligence can enter these processes—not as an automatic solution, but as a tool capable of facilitating relationships, communication, and cooperation within spaces of urban sociality. Through a mixed methodological approach, combining concrete examples, field observations, and interviews, the study focuses on Milan, observing the Case di Quartiere (Neighborhood Houses) as civic infrastructures distributed across the territory. The analysis highlighted communication barriers, discontinuities in management, and low intergenerational participation, but also great potential for imagining new forms of proximity. The thesis proposes a phygital model designed to strengthen the role of the Case di Quartiere as dynamic and inclusive reference points, capable of hosting activities built around people’s real needs. These are flexible spaces that adapt over time, supported by a light and replicable infrastructure. In this hybrid ecosystem, artificial intelligence takes on the role of an augmented relational infrastructure: it helps detect weak signals, bring to light otherwise invisible connections, and recognize hidden fragilities and desires. In this context, technology does not replace the human, but rather enhances it, contributing to the construction of new forms of coexistence, listening, and urban resilience.

Le grandi città contemporanee, nate come luoghi di incontro, scambio e costruzione collettiva, stanno progressivamente smarrendo la loro capacità di generare relazioni, senso di appartenenza e cura reciproca. In un contesto segnato da disuguaglianze crescenti, solitudini diffuse e ritmi sempre più accelerati, la dimensione umana della prossimità sembra sfumare. Come osserva Ezio Manzini, è proprio questa prossimità, intesa come attenzione alle relazioni, ai luoghi e alle persone, a essere minacciata da modelli urbani che separano, semplificano, isolano. Il digital divide, la frammentazione sociale e la distanza tra istituzioni e cittadinanza rendono sempre più evidente l’urgenza di ripensare come abitiamo e viviamo insieme la città. Dentro questo scenario complesso, stanno emergendo esperienze di attivazione civica dal basso, dove comunità locali e cittadini attivi si prendono cura dei bisogni comuni attraverso pratiche di ascolto, mutualismo e partecipazione quotidiana. La ricerca si interroga su come l’intelligenza artificiale possa entrare in questi processi, non come soluzione automatica, ma come uno strumento capace di facilitare relazioni, comunicazione e cooperazione nei luoghi della socialità urbana. Attraverso un approccio metodologico misto, tra esempi concreti, osservazioni sul campo e interviste, l’indagine si focalizza su Milano, osservando le Case di Quartiere come infrastrutture civiche distribuite sul territorio. L’analisi ha messo in luce barriere comunicative, discontinuità nella gestione, bassa partecipazione intergenerazionale, ma anche grandi potenzialità per immaginare nuove forme di prossimità. La tesi propone un modello phygital in grado di rafforzare il ruolo delle Case di Quartiere come punti di riferimento dinamici e inclusivi, capaci di accogliere attività progettate a partire dai bisogni reali delle persone. Spazi flessibili, che si adattano nel tempo, sostenuti da un’infrastruttura leggera e replicabile. In questo ecosistema ibrido, l’intelligenza artificiale assume il ruolo di infrastruttura relazionale aumentata: aiuta a intercettare segnali deboli, a far emergere connessioni altrimenti invisibili, a riconoscere fragilità e desideri sommersi. La tecnologia, in questo contesto, non sostituisce l’umano, ma lo potenzia, contribuendo a costruire nuove forme di convivenza, di ascolto e di resilienza urbana.

Tecnologia di prossimità : l'intelligenza artificiale come mediatore civico per attivare trasformazioni spaziali nel contesto urbano

Cucurachi, Francesca
2024/2025

Abstract

Contemporary large cities, originally conceived as places of encounter, exchange, and collective construction, are progressively losing their ability to generate relationships, a sense of belonging, and mutual care. In a context marked by growing inequalities, widespread loneliness, and increasingly accelerated rhythms, the human dimension of proximity seems to be fading. As Ezio Manzini observes, it is precisely this proximity—understood as attention to relationships, places, and people—that is being threatened by urban models that separate, simplify, and isolate. The digital divide, social fragmentation, and the distance between institutions and citizens make increasingly evident the urgency to rethink how we inhabit and live together in the city. Within this complex scenario, bottom-up civic activation initiatives are emerging, where local communities and active citizens take care of common needs through practices of listening, mutual support, and everyday participation. This research explores how artificial intelligence can enter these processes—not as an automatic solution, but as a tool capable of facilitating relationships, communication, and cooperation within spaces of urban sociality. Through a mixed methodological approach, combining concrete examples, field observations, and interviews, the study focuses on Milan, observing the Case di Quartiere (Neighborhood Houses) as civic infrastructures distributed across the territory. The analysis highlighted communication barriers, discontinuities in management, and low intergenerational participation, but also great potential for imagining new forms of proximity. The thesis proposes a phygital model designed to strengthen the role of the Case di Quartiere as dynamic and inclusive reference points, capable of hosting activities built around people’s real needs. These are flexible spaces that adapt over time, supported by a light and replicable infrastructure. In this hybrid ecosystem, artificial intelligence takes on the role of an augmented relational infrastructure: it helps detect weak signals, bring to light otherwise invisible connections, and recognize hidden fragilities and desires. In this context, technology does not replace the human, but rather enhances it, contributing to the construction of new forms of coexistence, listening, and urban resilience.
BASSI, IRENE
ARC III - Scuola del Design
10-dic-2025
2024/2025
Le grandi città contemporanee, nate come luoghi di incontro, scambio e costruzione collettiva, stanno progressivamente smarrendo la loro capacità di generare relazioni, senso di appartenenza e cura reciproca. In un contesto segnato da disuguaglianze crescenti, solitudini diffuse e ritmi sempre più accelerati, la dimensione umana della prossimità sembra sfumare. Come osserva Ezio Manzini, è proprio questa prossimità, intesa come attenzione alle relazioni, ai luoghi e alle persone, a essere minacciata da modelli urbani che separano, semplificano, isolano. Il digital divide, la frammentazione sociale e la distanza tra istituzioni e cittadinanza rendono sempre più evidente l’urgenza di ripensare come abitiamo e viviamo insieme la città. Dentro questo scenario complesso, stanno emergendo esperienze di attivazione civica dal basso, dove comunità locali e cittadini attivi si prendono cura dei bisogni comuni attraverso pratiche di ascolto, mutualismo e partecipazione quotidiana. La ricerca si interroga su come l’intelligenza artificiale possa entrare in questi processi, non come soluzione automatica, ma come uno strumento capace di facilitare relazioni, comunicazione e cooperazione nei luoghi della socialità urbana. Attraverso un approccio metodologico misto, tra esempi concreti, osservazioni sul campo e interviste, l’indagine si focalizza su Milano, osservando le Case di Quartiere come infrastrutture civiche distribuite sul territorio. L’analisi ha messo in luce barriere comunicative, discontinuità nella gestione, bassa partecipazione intergenerazionale, ma anche grandi potenzialità per immaginare nuove forme di prossimità. La tesi propone un modello phygital in grado di rafforzare il ruolo delle Case di Quartiere come punti di riferimento dinamici e inclusivi, capaci di accogliere attività progettate a partire dai bisogni reali delle persone. Spazi flessibili, che si adattano nel tempo, sostenuti da un’infrastruttura leggera e replicabile. In questo ecosistema ibrido, l’intelligenza artificiale assume il ruolo di infrastruttura relazionale aumentata: aiuta a intercettare segnali deboli, a far emergere connessioni altrimenti invisibili, a riconoscere fragilità e desideri sommersi. La tecnologia, in questo contesto, non sostituisce l’umano, ma lo potenzia, contribuendo a costruire nuove forme di convivenza, di ascolto e di resilienza urbana.
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