The gradual disappearance of minority languages is a critical manifestation of the loss of cultural biodiversity in the contemporary world, the result not of natural evolutionary processes but of assimilationist policies and power structures that have systematically delegitimized their existence. This thesis investigates the role that communication design can play in processes of linguistic decolonization, proposing a design framework capable of recognizing and intervening on the symbolic and material inequalities that affect minority languages. Through a four-stage methodology (theoretical conceptualization based on UNESCO and CHARTER models, systematic review of 80 interdisciplinary academic contributions, analysis of 30 international case studies, and experimentation through the sociolinguistic case study of Sardinia), the research develops an operational model based on four decolonizing principles: horizontal co-design, contextual-epistemic awareness, vehicular and priority use of the minority language, and technological justice. The proposed framework goes beyond the traditional extractive approach through participatory methodologies that recognize linguistic communities no longer as objects of study but as active subjects in the design process. The integration of the CHARTER model with decolonizing principles generates a circular and virtuous system of preservation actions, divided into four interconnected phases: recognition and legitimization, documentation and standardization, transmission and education, use and production. The original contribution of the research lies in identifying and formalizing the strategic role of communication design as an agent of transformation in language revitalization processes, filling a significant knowledge gap at the intersection of minority language studies, decolonization studies, and communication design. The model is tested experimentally through its application to existing case studies and their subsequent conceptual reinterpretation in the complex Sardinian sociolinguistic context, demonstrating its flexibility both in terms of linguistic revitalization objectives and in relation to the diversity of minority cultural contexts.

La progressiva scomparsa delle lingue minoritarie rappresenta una manifestazione critica della perdita di biodiversità culturale nel mondo contemporaneo, esito non di processi evolutivi naturali ma di politiche assimilazioniste e strutture di potere che ne hanno sistematicamente delegittimato l’esistenza. Questa tesi indaga il ruolo che il design della comunicazione può assumere nei processi di decolonizzazione linguistica, proponendo un framework progettuale capace di riconoscere e intervenire sulle disuguaglianze simboliche e materiali che investono le lingue minoritarie. Attraverso una metodologia articolata in quattro fasi (concettualizzazione teorica basata sui modelli UNESCO e CHARTER, revisione sistematica di 80 contributi accademici interdisciplinari, analisi di 30 casi studio internazionali e sperimentazione tramite il caso applicativo sociolinguistico della Sardegna) la ricerca sviluppa un modello operativo fondato su quattro principi decolonizzanti: co-progettazione orizzontale, consapevolezza contestuale-epistemica, uso veicolare e prioritario della lingua minoritaria e giustizia tecnologica. Il framework proposto supera l’approccio estrattivo tradizionale attraverso metodologie partecipative che riconoscono le comunità linguistiche non più come oggetto di studio ma come soggetti attivi del processo progettuale. L’integrazione del modello CHARTER con i principi decolonizzanti genera un sistema circolare e virtuoso di azioni di salvaguardia, articolato su quattro fasi interconnesse: riconoscimento e legittimazione, documentazione e standardizzazione, trasmissione ed educazione, uso e produzione.Il contributo originale della ricerca risiede nell’identificazione e formalizzazione del ruolo strategico del design della comunicazione come agente di trasformazione nei processi di rivitalizzazione linguistica, colmando un knowledge gap significativo all’intersezione tra minority languages studies, decolonization studies e communication design. Il modello è testato sperimentalmente attraverso l’applicazione a casi studio esistenti e la loro successiva reinterpretazione concettuale nel complesso contesto sociolinguistico sardo, dimostrando la propria flessibilità sia rispetto agli obiettivi di rivitalizzazione linguistica, sia in relazione alla diversità dei contesti culturali minoritari.

Decolonizing language through communication design: developing a framework for minority languages and linguistic justice

Cincotti, Giacomo
2025/2026

Abstract

The gradual disappearance of minority languages is a critical manifestation of the loss of cultural biodiversity in the contemporary world, the result not of natural evolutionary processes but of assimilationist policies and power structures that have systematically delegitimized their existence. This thesis investigates the role that communication design can play in processes of linguistic decolonization, proposing a design framework capable of recognizing and intervening on the symbolic and material inequalities that affect minority languages. Through a four-stage methodology (theoretical conceptualization based on UNESCO and CHARTER models, systematic review of 80 interdisciplinary academic contributions, analysis of 30 international case studies, and experimentation through the sociolinguistic case study of Sardinia), the research develops an operational model based on four decolonizing principles: horizontal co-design, contextual-epistemic awareness, vehicular and priority use of the minority language, and technological justice. The proposed framework goes beyond the traditional extractive approach through participatory methodologies that recognize linguistic communities no longer as objects of study but as active subjects in the design process. The integration of the CHARTER model with decolonizing principles generates a circular and virtuous system of preservation actions, divided into four interconnected phases: recognition and legitimization, documentation and standardization, transmission and education, use and production. The original contribution of the research lies in identifying and formalizing the strategic role of communication design as an agent of transformation in language revitalization processes, filling a significant knowledge gap at the intersection of minority language studies, decolonization studies, and communication design. The model is tested experimentally through its application to existing case studies and their subsequent conceptual reinterpretation in the complex Sardinian sociolinguistic context, demonstrating its flexibility both in terms of linguistic revitalization objectives and in relation to the diversity of minority cultural contexts.
ARC III - Scuola del Design
10-dic-2025
2025/2026
La progressiva scomparsa delle lingue minoritarie rappresenta una manifestazione critica della perdita di biodiversità culturale nel mondo contemporaneo, esito non di processi evolutivi naturali ma di politiche assimilazioniste e strutture di potere che ne hanno sistematicamente delegittimato l’esistenza. Questa tesi indaga il ruolo che il design della comunicazione può assumere nei processi di decolonizzazione linguistica, proponendo un framework progettuale capace di riconoscere e intervenire sulle disuguaglianze simboliche e materiali che investono le lingue minoritarie. Attraverso una metodologia articolata in quattro fasi (concettualizzazione teorica basata sui modelli UNESCO e CHARTER, revisione sistematica di 80 contributi accademici interdisciplinari, analisi di 30 casi studio internazionali e sperimentazione tramite il caso applicativo sociolinguistico della Sardegna) la ricerca sviluppa un modello operativo fondato su quattro principi decolonizzanti: co-progettazione orizzontale, consapevolezza contestuale-epistemica, uso veicolare e prioritario della lingua minoritaria e giustizia tecnologica. Il framework proposto supera l’approccio estrattivo tradizionale attraverso metodologie partecipative che riconoscono le comunità linguistiche non più come oggetto di studio ma come soggetti attivi del processo progettuale. L’integrazione del modello CHARTER con i principi decolonizzanti genera un sistema circolare e virtuoso di azioni di salvaguardia, articolato su quattro fasi interconnesse: riconoscimento e legittimazione, documentazione e standardizzazione, trasmissione ed educazione, uso e produzione.Il contributo originale della ricerca risiede nell’identificazione e formalizzazione del ruolo strategico del design della comunicazione come agente di trasformazione nei processi di rivitalizzazione linguistica, colmando un knowledge gap significativo all’intersezione tra minority languages studies, decolonization studies e communication design. Il modello è testato sperimentalmente attraverso l’applicazione a casi studio esistenti e la loro successiva reinterpretazione concettuale nel complesso contesto sociolinguistico sardo, dimostrando la propria flessibilità sia rispetto agli obiettivi di rivitalizzazione linguistica, sia in relazione alla diversità dei contesti culturali minoritari.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/10589/247194