The subject of asylum is one of the most crucial challenges of the 21st century. Although the right to asylum is recognised internationally, its spatial and architectural translation remains deeply problematic. Across Europe, the spaces that shape asylum—reception centres, detention facilities, shelters, and informal settlements—reveal a central contradiction: places designed to offer protection also function as devices of control, highlighting the structural ambivalence that runs through the entire system. This thesis approaches asylum not as a legal category but as a spatial practice, arguing that the experience of protection, care, and belonging is mediated by architecture. The asylum system is thus interpreted as an architectural system, organising inclusion and exclusion through its walls, thresholds, corridors, fences, and rooms. The research examines how architectural design and spatial organisation contribute to or challenge these conditions, questioning the extent to which built form transforms political logics of containment into spatial possibilities for coexistence. Focusing on the asylum landscape in Italy, a territory where humanitarian and prison contexts often overlap, the study analyses both state-run infrastructures and self-organised settlements. The thesis addresses the space of asylum as a critical field in which to observe how architectural choices contribute to mediating tensions between hospitality and hostility. By analysing how reception spaces are conceived, built and inhabited in conditions of migration, the research investigates the responsibility of architecture in shaping physical and symbolic experiences of protection or exclusion.

Il tema dell'asilo è una delle sfide più cruciali del XXI secolo. Sebbene il diritto di asilo sia riconosciuto a livello internazionale, la sua traduzione spaziale e architettonica resta profondamente problematica. In tutta Europa, gli spazi che danno forma all’asilo — centri di accoglienza, strutture di detenzione, rifugi e insediamenti informali — rivelano una contraddizione centrale: luoghi pensati per offrire protezione operano al tempo stesso come dispositivi di controllo, mettendo in luce l’ambivalenza strutturale che attraversa l’intero sistema. Questa tesi affronta l'asilo non come categoria giuridica, ma come pratica spaziale, sostenendo che l'esperienza di protezione, cura e appartenenza è mediata dall'architettura. Il sistema di asilo viene quindi interpretato come un sistema architettonico, che organizza l'inclusione e l'esclusione attraverso le sue pareti, soglie, corridoi, recinzioni e stanze. La ricerca esamina come la progettazione architettonica e l'organizzazione spaziale contribuiscono a queste condizioni o le mettano in discussione, interrogandosi sulla misura in cui la forma costruita trasforma le logiche politiche di contenimento in possibilità spaziali di convivenza. Concentrandosi sul panorama dell'asilo in Italia, un territorio in cui l'umanitario e il carcerario spesso si sovrappongono, lo studio analizza sia le infrastrutture gestite dallo Stato che gli insediamenti auto-organizzati. La tesi affronta lo spazio dell’asilo come un campo critico in cui osservare come le scelte architettoniche contribuiscano a mediare le tensioni tra ospitalità e ostilità. Analizzando come gli spazi dell’accoglienza sono concepiti, costruiti e abitati in condizioni di migrazione, la ricerca indaga la responsabilità dell’architettura nel plasmare esperienze fisiche e simboliche di protezione o esclusione.

Architectures of suspension : between hospitality and hostility in asylum spaces

DAZA GALINDO, JUAN DAVID
2024/2025

Abstract

The subject of asylum is one of the most crucial challenges of the 21st century. Although the right to asylum is recognised internationally, its spatial and architectural translation remains deeply problematic. Across Europe, the spaces that shape asylum—reception centres, detention facilities, shelters, and informal settlements—reveal a central contradiction: places designed to offer protection also function as devices of control, highlighting the structural ambivalence that runs through the entire system. This thesis approaches asylum not as a legal category but as a spatial practice, arguing that the experience of protection, care, and belonging is mediated by architecture. The asylum system is thus interpreted as an architectural system, organising inclusion and exclusion through its walls, thresholds, corridors, fences, and rooms. The research examines how architectural design and spatial organisation contribute to or challenge these conditions, questioning the extent to which built form transforms political logics of containment into spatial possibilities for coexistence. Focusing on the asylum landscape in Italy, a territory where humanitarian and prison contexts often overlap, the study analyses both state-run infrastructures and self-organised settlements. The thesis addresses the space of asylum as a critical field in which to observe how architectural choices contribute to mediating tensions between hospitality and hostility. By analysing how reception spaces are conceived, built and inhabited in conditions of migration, the research investigates the responsibility of architecture in shaping physical and symbolic experiences of protection or exclusion.
ORSETTI, CLAUDIA
ARC I - Scuola di Architettura Urbanistica Ingegneria delle Costruzioni
10-dic-2025
2024/2025
Il tema dell'asilo è una delle sfide più cruciali del XXI secolo. Sebbene il diritto di asilo sia riconosciuto a livello internazionale, la sua traduzione spaziale e architettonica resta profondamente problematica. In tutta Europa, gli spazi che danno forma all’asilo — centri di accoglienza, strutture di detenzione, rifugi e insediamenti informali — rivelano una contraddizione centrale: luoghi pensati per offrire protezione operano al tempo stesso come dispositivi di controllo, mettendo in luce l’ambivalenza strutturale che attraversa l’intero sistema. Questa tesi affronta l'asilo non come categoria giuridica, ma come pratica spaziale, sostenendo che l'esperienza di protezione, cura e appartenenza è mediata dall'architettura. Il sistema di asilo viene quindi interpretato come un sistema architettonico, che organizza l'inclusione e l'esclusione attraverso le sue pareti, soglie, corridoi, recinzioni e stanze. La ricerca esamina come la progettazione architettonica e l'organizzazione spaziale contribuiscono a queste condizioni o le mettano in discussione, interrogandosi sulla misura in cui la forma costruita trasforma le logiche politiche di contenimento in possibilità spaziali di convivenza. Concentrandosi sul panorama dell'asilo in Italia, un territorio in cui l'umanitario e il carcerario spesso si sovrappongono, lo studio analizza sia le infrastrutture gestite dallo Stato che gli insediamenti auto-organizzati. La tesi affronta lo spazio dell’asilo come un campo critico in cui osservare come le scelte architettoniche contribuiscano a mediare le tensioni tra ospitalità e ostilità. Analizzando come gli spazi dell’accoglienza sono concepiti, costruiti e abitati in condizioni di migrazione, la ricerca indaga la responsabilità dell’architettura nel plasmare esperienze fisiche e simboliche di protezione o esclusione.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/10589/247351