This research examines how domestic design can operate as a subtle instrument of patriarchy, shaping women’s identities and reinforcing the belief that femininity belongs within the walls of the home. Far from being neutral, household products and environments are cultural constructs that embody centuries of gendered ideology, translating social hierarchies into material form. The recent resurgence of the so-called tradwife trend on social media, which rebrands domestic submission as the ultimate form of happiness for women, makes it urgent to question how design contributes to the radicalization of this confinement. Guided by the central and provocative question “Do women really belong in the house?”, a core claim within tradwife discourse, this thesis examines the paradox embedded in that statement. The investigation follows a hybrid methodology that combines feminist theory, digital ethnography, empirical research, and critical design analysis, mapping how the tradwife phenomenon transforms the home into a stage for performative domesticity. At the same time, it exposes how the myth of design neutrality and the historical data gap concerning women’s realities continue to overlook female perspectives in design decision-making. The final phase of the research translates these findings into a set of “recipes” for feminist inquiry and speculative design practice. This collection of conceptual and methodological tools offers designers strategies to recognize and challenge patriarchal assumptions, promote inclusivity, and envision more equitable domestic futures. In this sense, the question “Do women really belong in the house?” becomes an invitation to redesign the very foundations of gendered products and to reframe what home means.

Questa ricerca esamina come il design domestico possa operare come un subdolo strumento del patriarcato nel definire l’identità delle donne e rinforzarne il credo che la femminilità appartenga alle mura di casa. Lungi dall’essere neutri, i prodotti e gli ambienti domestici sono costrutti colturali che incarnano secoli di ideologia di genere, dando alle gerarchie sociali una forma materiale. La recente rinascita del trend delle cosiddette “tradwife” sui social media, il quale ripropone la sottomissione domestica come forma ultima di felicità per le donne, rende urgente interrogarsi su come il design possa contribuire alla radicalizzazione di questo confinamento. A partire dal quesito centrale e provocatorio «Le donne appartengono davvero alla casa?», punto cardine della retorica tradwife, la tesi indaga il paradosso che tale affermazione porta con sé. L’indagine segue una metodologia ibrida che combina la teoria femminista, l’etnografia digitale, la ricerca empirica e l’analisi critica del design, mappando come il fenomeno tradwife trasformi la casa in un palcoscenico per la domesticità performativa. Allo stesso tempo, mette in evidenza come la presunta neutralità del design e la carenza di dati sulla realtà delle donne continuino a escludere le prospettive femminili dai processi decisionali di progettazione. La fase finale della ricerca traduce questi risultati in una serie di “ricette” per l’indagine femminista e la pratica del design speculativo. Questa raccolta di strumenti concettuali e metodologici offre ai designer strategie per riconoscere e sfidare i presupposti patriarcali, promuovere l’inclusività e immaginare un futuro domestico più equo. In questo senso, la domanda “Le donne appartengono davvero alla casa?” diventa un invito a riprogettare le fondamenta stesse dei prodotti connotati da stereotipi di genere e ridefinire il significato di casa.

Do women really belong in the house? Recipes for a feminist inquiry into domestic product design

Bottarelli, Chiara
2024/2025

Abstract

This research examines how domestic design can operate as a subtle instrument of patriarchy, shaping women’s identities and reinforcing the belief that femininity belongs within the walls of the home. Far from being neutral, household products and environments are cultural constructs that embody centuries of gendered ideology, translating social hierarchies into material form. The recent resurgence of the so-called tradwife trend on social media, which rebrands domestic submission as the ultimate form of happiness for women, makes it urgent to question how design contributes to the radicalization of this confinement. Guided by the central and provocative question “Do women really belong in the house?”, a core claim within tradwife discourse, this thesis examines the paradox embedded in that statement. The investigation follows a hybrid methodology that combines feminist theory, digital ethnography, empirical research, and critical design analysis, mapping how the tradwife phenomenon transforms the home into a stage for performative domesticity. At the same time, it exposes how the myth of design neutrality and the historical data gap concerning women’s realities continue to overlook female perspectives in design decision-making. The final phase of the research translates these findings into a set of “recipes” for feminist inquiry and speculative design practice. This collection of conceptual and methodological tools offers designers strategies to recognize and challenge patriarchal assumptions, promote inclusivity, and envision more equitable domestic futures. In this sense, the question “Do women really belong in the house?” becomes an invitation to redesign the very foundations of gendered products and to reframe what home means.
RODRIGUEZ SCHON, VICTORIA
ARC III - Scuola del Design
10-dic-2025
2024/2025
Questa ricerca esamina come il design domestico possa operare come un subdolo strumento del patriarcato nel definire l’identità delle donne e rinforzarne il credo che la femminilità appartenga alle mura di casa. Lungi dall’essere neutri, i prodotti e gli ambienti domestici sono costrutti colturali che incarnano secoli di ideologia di genere, dando alle gerarchie sociali una forma materiale. La recente rinascita del trend delle cosiddette “tradwife” sui social media, il quale ripropone la sottomissione domestica come forma ultima di felicità per le donne, rende urgente interrogarsi su come il design possa contribuire alla radicalizzazione di questo confinamento. A partire dal quesito centrale e provocatorio «Le donne appartengono davvero alla casa?», punto cardine della retorica tradwife, la tesi indaga il paradosso che tale affermazione porta con sé. L’indagine segue una metodologia ibrida che combina la teoria femminista, l’etnografia digitale, la ricerca empirica e l’analisi critica del design, mappando come il fenomeno tradwife trasformi la casa in un palcoscenico per la domesticità performativa. Allo stesso tempo, mette in evidenza come la presunta neutralità del design e la carenza di dati sulla realtà delle donne continuino a escludere le prospettive femminili dai processi decisionali di progettazione. La fase finale della ricerca traduce questi risultati in una serie di “ricette” per l’indagine femminista e la pratica del design speculativo. Questa raccolta di strumenti concettuali e metodologici offre ai designer strategie per riconoscere e sfidare i presupposti patriarcali, promuovere l’inclusività e immaginare un futuro domestico più equo. In questo senso, la domanda “Le donne appartengono davvero alla casa?” diventa un invito a riprogettare le fondamenta stesse dei prodotti connotati da stereotipi di genere e ridefinire il significato di casa.
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