This thesis investigates the relationship between architecture and time, arguing that in an era defined by rapid technological, social, and economic flux, the pursuit of permanence is no longer sufficient to sustain meaningful urban life. Ephemerality - understood not as disappearance but as cyclical renewal, offers an alternative framework through which architecture can remain responsive, adaptive, and rooted in collective memory. Through historical analysis, theoretical base, and contemporary case studies, the research traces how temporary structures, reversible systems, and participatory processes challenge dominant models of urban development shaped by abstraction and rigidity. The project developed within the thesis applies these ideas to a significant urban void in the centre of Sofia- a site marked by successive political transformations and now suspended between absence and potential. The proposal introduces a linear scaffolding system conceived as an open, time-based infrastructure. At its centre, a suspended box-shaped pavilion functions as a “theatre of memory” for the city: a 360-degree immersive space where photographs, archival footage, and fragments of Sofia’s past and present unfold in continuous sequence. This device makes time visible, allowing collective memory to be experienced rather than merely preserved. The remaining scaffold is left intentionally indeterminate, serving as a platform for future configurations that can host new boxes, programs, and public initiatives according to emerging needs. By treating architecture as a process rather than a fixed object, the project demonstrates how ephemeral structures can help to reactivate urban voids and create continuity through transformation. Ephemerality becomes not a symbol of fragility but a contemporary mode of resilience.

Questa tesi indaga il rapporto tra architettura e tempo, sostenendo che, in un’epoca definita da rapidi mutamenti tecnologici, sociali ed economici, la ricerca della permanenza non è più sufficiente a sostenere una vita urbana significativa. L’effimero – inteso non come scomparsa, ma come rinnovamento ciclico – offre un quadro alternativo attraverso il quale l’architettura può rimanere reattiva, adattabile e radicata nella memoria collettiva. Attraverso un’analisi storica, una base teorica e casi studio contemporanei, la ricerca mostra come strutture temporanee, sistemi reversibili e processi partecipativi mettano in discussione i modelli dominanti di sviluppo urbano, spesso caratterizzati da astrazione e rigidità. Il progetto sviluppato all’interno della tesi applica queste idee a un importante vuoto urbano nel centro di Sofia – un luogo segnato da successive trasformazioni politiche e oggi sospeso tra assenza e potenzialità. La proposta introduce un sistema lineare di ponteggi, concepito come un’infrastruttura aperta e basata sul tempo. Al suo centro, un padiglione sospeso a forma di scatola funziona come un “teatro della memoria” per la città: uno spazio immersivo a 360 gradi in cui fotografie, filmati d’archivio e frammenti del passato e del presente di Sofia si dispiegano in una sequenza continua. Questo dispositivo rende visibile il tempo, permettendo alla memoria collettiva di essere vissuta anziché semplicemente conservata. Il resto del ponteggio è volutamente lasciato indeterminato, agendo come piattaforma per future configurazioni capaci di ospitare nuove scatole, programmi e iniziative pubbliche in base alle esigenze emergenti. Trattando l’architettura come un processo e non come un oggetto fisso, il progetto dimostra come le strutture effimere possano contribuire a riattivare i vuoti urbani e creare continuità attraverso la trasformazione. L’effimero non diventa un simbolo di fragilità, ma una modalità contemporanea di resilienza.

Time machine: a theatre of memory for Sofia

Marinov, Stefan
2025/2026

Abstract

This thesis investigates the relationship between architecture and time, arguing that in an era defined by rapid technological, social, and economic flux, the pursuit of permanence is no longer sufficient to sustain meaningful urban life. Ephemerality - understood not as disappearance but as cyclical renewal, offers an alternative framework through which architecture can remain responsive, adaptive, and rooted in collective memory. Through historical analysis, theoretical base, and contemporary case studies, the research traces how temporary structures, reversible systems, and participatory processes challenge dominant models of urban development shaped by abstraction and rigidity. The project developed within the thesis applies these ideas to a significant urban void in the centre of Sofia- a site marked by successive political transformations and now suspended between absence and potential. The proposal introduces a linear scaffolding system conceived as an open, time-based infrastructure. At its centre, a suspended box-shaped pavilion functions as a “theatre of memory” for the city: a 360-degree immersive space where photographs, archival footage, and fragments of Sofia’s past and present unfold in continuous sequence. This device makes time visible, allowing collective memory to be experienced rather than merely preserved. The remaining scaffold is left intentionally indeterminate, serving as a platform for future configurations that can host new boxes, programs, and public initiatives according to emerging needs. By treating architecture as a process rather than a fixed object, the project demonstrates how ephemeral structures can help to reactivate urban voids and create continuity through transformation. Ephemerality becomes not a symbol of fragility but a contemporary mode of resilience.
ARC I - Scuola di Architettura Urbanistica Ingegneria delle Costruzioni
10-dic-2025
2025/2026
Questa tesi indaga il rapporto tra architettura e tempo, sostenendo che, in un’epoca definita da rapidi mutamenti tecnologici, sociali ed economici, la ricerca della permanenza non è più sufficiente a sostenere una vita urbana significativa. L’effimero – inteso non come scomparsa, ma come rinnovamento ciclico – offre un quadro alternativo attraverso il quale l’architettura può rimanere reattiva, adattabile e radicata nella memoria collettiva. Attraverso un’analisi storica, una base teorica e casi studio contemporanei, la ricerca mostra come strutture temporanee, sistemi reversibili e processi partecipativi mettano in discussione i modelli dominanti di sviluppo urbano, spesso caratterizzati da astrazione e rigidità. Il progetto sviluppato all’interno della tesi applica queste idee a un importante vuoto urbano nel centro di Sofia – un luogo segnato da successive trasformazioni politiche e oggi sospeso tra assenza e potenzialità. La proposta introduce un sistema lineare di ponteggi, concepito come un’infrastruttura aperta e basata sul tempo. Al suo centro, un padiglione sospeso a forma di scatola funziona come un “teatro della memoria” per la città: uno spazio immersivo a 360 gradi in cui fotografie, filmati d’archivio e frammenti del passato e del presente di Sofia si dispiegano in una sequenza continua. Questo dispositivo rende visibile il tempo, permettendo alla memoria collettiva di essere vissuta anziché semplicemente conservata. Il resto del ponteggio è volutamente lasciato indeterminato, agendo come piattaforma per future configurazioni capaci di ospitare nuove scatole, programmi e iniziative pubbliche in base alle esigenze emergenti. Trattando l’architettura come un processo e non come un oggetto fisso, il progetto dimostra come le strutture effimere possano contribuire a riattivare i vuoti urbani e creare continuità attraverso la trasformazione. L’effimero non diventa un simbolo di fragilità, ma una modalità contemporanea di resilienza.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/10589/247454