The thesis analyses the evolution of the architectural language of Asnago and Vender within the Milanese and provincial context, highlighting the gradual transition from an “architecture of the plane”, characteristic of their production up to the 1950s, to a more pronounced volumetric articulation. The research opens with a historical and cultural framework of the 1930s, considered essential for understanding the early design choices of the practice and the critical debate in which their work is situated. In its first phase, the analysis focuses on façade architecture, as recognised by authoritative figures within architectural criticism, examining the central role of the façade as a two-dimensional compositional device and the progressive allusion to the third dimension. Within this context, the influence of painting is also investigated, understood as a tool of control and a practice complementary to architectural work, through which the two architects found a space for a more instinctive expression of their poetic approach. Subsequently, the research addresses the morphological variations introduced during the more mature phase of their production, in which buildings become deformed in the search for new spatial balances, extending experimentation in a fully developed manner into the third dimension. This theme, still insufficiently explored by contemporary criticism, is examined through the analysis of selected and significant case studies. While remaining predominantly focused on the Milanese context, the study highlights how the freer experiments of the second period mainly took place in extra-urban settings, characterised by less rigid regulations and reduced speculative pressure. Finally, the thesis examines an extra-urban building in Seveso from the last phase of their work which, despite being located outside the city, adopts the condominium typology typical of the Milanese context, offering a mature synthesis between plane and volume.

La tesi analizza l’evoluzione del linguaggio architettonico di Asnago e Vender all’interno del contesto milanese e provinciale, mettendo in evidenza il progressivo passaggio dall’“architettura del piano”, riconducibile alla produzione fino agli anni Cinquanta, a una più marcata articolazione volumetrica. La ricerca si apre con un inquadramento storico e culturale degli anni Trenta, ritenuto indispensabile per comprendere le prime scelte progettuali dello studio e il dibattito critico entro cui la loro opera si colloca. In una prima fase, l’analisi si concentra sull’architettura di facciata, così come riconosciuta da autorevoli esponenti della critica, approfondendo il ruolo centrale della facciata quale dispositivo bidimensionale e la progressiva allusione alla terza dimensione. In questo ambito viene indagata anche l’influenza della pittura, intesa come strumento di controllo e pratica complementare all’opera architettonica, nella quale i due architetti trovano uno spazio di espressione più istintiva della propria poetica. Successivamente, la ricerca si focalizza sulle variazioni morfologiche introdotte nel corso della fase più matura della loro produzione, durante la quale gli edifici si deformano alla ricerca di nuovi equilibri spaziali, estendendo la sperimentazione in modo compiuto anche alla terza dimensione. Questo tema, ancora poco approfondito dalla critica contemporanea, viene analizzato attraverso la lettura di alcuni casi studio ritenuti significativi. Pur rimanendo prevalentemente circoscritta all’ambito milanese, l’analisi evidenzia come le sperimentazioni più libere del secondo periodo trovino soprattutto spazio in contesti extraurbani, caratterizzati da una minore rigidità normativa e da una ridotta pressione speculativa. Infine, viene approfondito un edificio extraurbano a Seveso, appartenente all’ultima fase della loro produzione, che, pur collocandosi al di fuori della città, adotta la tipologia del condominio tipica del contesto milanese, restituendo una sintesi matura tra piano e volume.

Dal piano al volume : l'architettura di Mario Asnago e Claudio Vender

Ronchin, Elena
2024/2025

Abstract

The thesis analyses the evolution of the architectural language of Asnago and Vender within the Milanese and provincial context, highlighting the gradual transition from an “architecture of the plane”, characteristic of their production up to the 1950s, to a more pronounced volumetric articulation. The research opens with a historical and cultural framework of the 1930s, considered essential for understanding the early design choices of the practice and the critical debate in which their work is situated. In its first phase, the analysis focuses on façade architecture, as recognised by authoritative figures within architectural criticism, examining the central role of the façade as a two-dimensional compositional device and the progressive allusion to the third dimension. Within this context, the influence of painting is also investigated, understood as a tool of control and a practice complementary to architectural work, through which the two architects found a space for a more instinctive expression of their poetic approach. Subsequently, the research addresses the morphological variations introduced during the more mature phase of their production, in which buildings become deformed in the search for new spatial balances, extending experimentation in a fully developed manner into the third dimension. This theme, still insufficiently explored by contemporary criticism, is examined through the analysis of selected and significant case studies. While remaining predominantly focused on the Milanese context, the study highlights how the freer experiments of the second period mainly took place in extra-urban settings, characterised by less rigid regulations and reduced speculative pressure. Finally, the thesis examines an extra-urban building in Seveso from the last phase of their work which, despite being located outside the city, adopts the condominium typology typical of the Milanese context, offering a mature synthesis between plane and volume.
ARC I - Scuola di Architettura Urbanistica Ingegneria delle Costruzioni
26-mar-2026
2024/2025
La tesi analizza l’evoluzione del linguaggio architettonico di Asnago e Vender all’interno del contesto milanese e provinciale, mettendo in evidenza il progressivo passaggio dall’“architettura del piano”, riconducibile alla produzione fino agli anni Cinquanta, a una più marcata articolazione volumetrica. La ricerca si apre con un inquadramento storico e culturale degli anni Trenta, ritenuto indispensabile per comprendere le prime scelte progettuali dello studio e il dibattito critico entro cui la loro opera si colloca. In una prima fase, l’analisi si concentra sull’architettura di facciata, così come riconosciuta da autorevoli esponenti della critica, approfondendo il ruolo centrale della facciata quale dispositivo bidimensionale e la progressiva allusione alla terza dimensione. In questo ambito viene indagata anche l’influenza della pittura, intesa come strumento di controllo e pratica complementare all’opera architettonica, nella quale i due architetti trovano uno spazio di espressione più istintiva della propria poetica. Successivamente, la ricerca si focalizza sulle variazioni morfologiche introdotte nel corso della fase più matura della loro produzione, durante la quale gli edifici si deformano alla ricerca di nuovi equilibri spaziali, estendendo la sperimentazione in modo compiuto anche alla terza dimensione. Questo tema, ancora poco approfondito dalla critica contemporanea, viene analizzato attraverso la lettura di alcuni casi studio ritenuti significativi. Pur rimanendo prevalentemente circoscritta all’ambito milanese, l’analisi evidenzia come le sperimentazioni più libere del secondo periodo trovino soprattutto spazio in contesti extraurbani, caratterizzati da una minore rigidità normativa e da una ridotta pressione speculativa. Infine, viene approfondito un edificio extraurbano a Seveso, appartenente all’ultima fase della loro produzione, che, pur collocandosi al di fuori della città, adotta la tipologia del condominio tipica del contesto milanese, restituendo una sintesi matura tra piano e volume.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/10589/249457