In recent years, global supply chains have faced unprecedented challenges, moving away from a structure historically driven primarily by cost minimization. The early 21st century was marked by the large-scale relocation of production to Asia, particularly to China, leading to strong global dependence on Chinese suppliers and manufacturers. In response, recent U.S. tariff policies have sought to strengthen domestic industries and encourage the reshoring of production, significantly altering the drivers that govern supply chain design. While cost remains a critical factor, resilience, environmental impact, and service level have become increasingly important. U.S. tariffs on Chinese goods have had substantial effects on supply chain configurations, influencing costs, service performance, and carbon emissions. Despite extensive research on global supply chain design, only a limited number of studies explicitly incorporate customs duties, highlighting a clear gap in the literature. This paper addresses this gap by proposing an integrated framework combining MILP, Agent-Based Simulation, and a Genetic Algorithm to minimize costs and emissions under equal tariff regime conditions. The approach is applied to two network structures, a single-plant configuration and a dual-country production model and evaluated using two case studies in the high-technology and consumer goods sectors. The results show that China is no longer a competitive manufacturing location due to increased production, energy, transportation costs, and tariff burdens. Locating production closer to final markets yields the greatest cost savings, while alternative regional sourcing strategies help reduce emissions. Compared with a China-based baseline, the optimized configurations reduce costs by over 65% and emissions by up to 70%, while slightly improving service levels.

Negli ultimi anni, le supply chains globali hanno affrontato sfide senza precedenti, allontanandosi da una struttura storicamente guidata principalmente dalla minimizzazione dei costi. L’inizio del XXI secolo è stato caratterizzato da una massiccia delocalizzazione della produzione verso l’Asia, in particolare in Cina, portando a una forte dipendenza globale da fornitori e produttori cinesi. In risposta, le recenti politiche tariffarie degli Stati Uniti hanno cercato di rafforzare le industrie nazionali e di favorire il rientro della produzione, modificando in modo significativo i fattori che governano la progettazione delle reti di supply chain. Sebbene il costo rimanga un fattore critico, resilienza, impatto ambientale e livello di servizio sono diventati sempre più importanti. I dazi statunitensi sui beni cinesi hanno avuto effetti rilevanti sulle configurazioni delle supply chains, influenzando i costi, le prestazioni di servizio e le emissioni di carbonio. Nonostante l’ampia letteratura su modelli rivolti allo studio delle supply chain globali, solo un numero limitato integra esplicitamente i dazi doganali, evidenziando un chiaro gap. Questo lavoro colma tale lacuna proponendo un framework integrato che combina un modello di programmazione lineare con tre obiettivi, una simulazione Agent-Based e un Genetic Algorithm per minimizzare costi ed emissioni in condizioni di regime tariffario. L’approccio viene applicato a due strutture di supply chain, una configurazione con un unico stabilimento produttivo e un modello con produzione distribuita in due Paesi, ed è valutato attraverso due casi studio relativi ai settori high-tech e dei beni di consumo. I risultati mostrano che la Cina non rappresenta più un Paese competitivo a causa dell’aumento dei costi di produzione, energia e trasporto, nonché dell’impatto crescente dei dazi. La localizzazione della produzione in prossimità dei mercati finali consente i maggiori risparmi di costo, mentre strategie di approvvigionamento regionale alternative contribuiscono a ridurre le emissioni. Rispetto a una configurazione di riferimento con stabilimento produttivo cinese, le soluzioni ottimizzate riducono i costi fino al 65% e le emissioni fino al 70%, migliorando leggermente anche il livello di servizi.

Evaluating the impact on Supply Chain relocation of chinese manufacturers under equivalent tariff: a simulation-based study

SASSO, RICCARDO
2025/2026

Abstract

In recent years, global supply chains have faced unprecedented challenges, moving away from a structure historically driven primarily by cost minimization. The early 21st century was marked by the large-scale relocation of production to Asia, particularly to China, leading to strong global dependence on Chinese suppliers and manufacturers. In response, recent U.S. tariff policies have sought to strengthen domestic industries and encourage the reshoring of production, significantly altering the drivers that govern supply chain design. While cost remains a critical factor, resilience, environmental impact, and service level have become increasingly important. U.S. tariffs on Chinese goods have had substantial effects on supply chain configurations, influencing costs, service performance, and carbon emissions. Despite extensive research on global supply chain design, only a limited number of studies explicitly incorporate customs duties, highlighting a clear gap in the literature. This paper addresses this gap by proposing an integrated framework combining MILP, Agent-Based Simulation, and a Genetic Algorithm to minimize costs and emissions under equal tariff regime conditions. The approach is applied to two network structures, a single-plant configuration and a dual-country production model and evaluated using two case studies in the high-technology and consumer goods sectors. The results show that China is no longer a competitive manufacturing location due to increased production, energy, transportation costs, and tariff burdens. Locating production closer to final markets yields the greatest cost savings, while alternative regional sourcing strategies help reduce emissions. Compared with a China-based baseline, the optimized configurations reduce costs by over 65% and emissions by up to 70%, while slightly improving service levels.
ING - Scuola di Ingegneria Industriale e dell'Informazione
26-mar-2026
2025/2026
Negli ultimi anni, le supply chains globali hanno affrontato sfide senza precedenti, allontanandosi da una struttura storicamente guidata principalmente dalla minimizzazione dei costi. L’inizio del XXI secolo è stato caratterizzato da una massiccia delocalizzazione della produzione verso l’Asia, in particolare in Cina, portando a una forte dipendenza globale da fornitori e produttori cinesi. In risposta, le recenti politiche tariffarie degli Stati Uniti hanno cercato di rafforzare le industrie nazionali e di favorire il rientro della produzione, modificando in modo significativo i fattori che governano la progettazione delle reti di supply chain. Sebbene il costo rimanga un fattore critico, resilienza, impatto ambientale e livello di servizio sono diventati sempre più importanti. I dazi statunitensi sui beni cinesi hanno avuto effetti rilevanti sulle configurazioni delle supply chains, influenzando i costi, le prestazioni di servizio e le emissioni di carbonio. Nonostante l’ampia letteratura su modelli rivolti allo studio delle supply chain globali, solo un numero limitato integra esplicitamente i dazi doganali, evidenziando un chiaro gap. Questo lavoro colma tale lacuna proponendo un framework integrato che combina un modello di programmazione lineare con tre obiettivi, una simulazione Agent-Based e un Genetic Algorithm per minimizzare costi ed emissioni in condizioni di regime tariffario. L’approccio viene applicato a due strutture di supply chain, una configurazione con un unico stabilimento produttivo e un modello con produzione distribuita in due Paesi, ed è valutato attraverso due casi studio relativi ai settori high-tech e dei beni di consumo. I risultati mostrano che la Cina non rappresenta più un Paese competitivo a causa dell’aumento dei costi di produzione, energia e trasporto, nonché dell’impatto crescente dei dazi. La localizzazione della produzione in prossimità dei mercati finali consente i maggiori risparmi di costo, mentre strategie di approvvigionamento regionale alternative contribuiscono a ridurre le emissioni. Rispetto a una configurazione di riferimento con stabilimento produttivo cinese, le soluzioni ottimizzate riducono i costi fino al 65% e le emissioni fino al 70%, migliorando leggermente anche il livello di servizi.
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