This thesis investigates urban writing tags as an object of design oriented analysis, challenging the traditional separation between informal writing practices and the languages of communication design. The research is driven by the question: is it possible to read the tag as a structured visual system endowed with coherence, rules, and design logics, even outside official design contexts? To address this, the work weaves together studies on writing and graffiti with contributions from communication design, typography, and lettering, taking gesture as the origin of form and focusing on the passage from bodily action to the construction of the sign. From this perspective, the tag is not observed as “decoration” or a casual expression, but as the outcome of repetition, selection, and the stabilization of formal choices. The thesis’s central contribution is the design of a specific reading method for the tag, built from design based categories and applied systematically to a selection of tags documented in the urban space of Milan. The analysis is structured across multiple levels in order to make the reading replicable and comparable. Alongside this, interviews and supporting materials such as sketchbooks and audiovisual sources are used to test formal interpretations against an internal, practice based point of view. The results show that the tag operates as an adaptive graphic system: a language capable of maintaining identity and recognizability across variations in surface, scale, and context, and of structuring itself over time through implicit rules and recurring patterns. In conclusion, the thesis argues that the tag can be read as a design practice not because it is “assimilable” to a traditional design product, but because it activates dynamics typical of design. This perspective, however, requires a further step: not only applying design tools to writing, but critically questioning what we include and what we exclude when we define what counts as design.

La tesi indaga la tag del writing urbano come oggetto di analisi progettuale, mettendo in discussione la separazione tradizionale tra pratiche di scrittura informali e linguaggi del design della comunicazione. La ricerca è mossa dalla domanda: è possibile leggere la tag come un sistema visivo strutturato, dotato di coerenza, regole e logiche progettuali, anche al di fuori dei contesti ufficiali del design? Per rispondere, il lavoro intreccia studi sul writing e sui graffiti con contributi provenienti dal design della comunicazione, dalla tipografia e dal lettering, assumendo il gesto come origine della forma e concentrandosi sul passaggio dall’ azione del corpo alla costruzione del segno. In questa prospettiva, la tag viene osservata non come “decorazione” o espressione casuale, ma come esito di ripetizione, selezione e stabilizzazione di scelte formali. Il contributo centrale della tesi è la progettazione di un metodo di lettura specifico per la tag, costruito a partire da categorie proprie del design e applicato in modo sistematico a una selezione di tag documentate nello spazio urbano milanese. L’analisi è articolata in più livelli in modo da rendere la lettura replicabile e comparabile. A questa analisi si affiancano interviste e materiali di supporto come sketchbook e fonti audiovisive, utili a mettere alla prova l’interpretazione formale con il punto di vista interno alla pratica. I risultati mostrano come la tag funzioni come un sistema grafico adattivo: un linguaggio capace di mantenere identità e riconoscibilità attraverso variazioni di supporto, scala e contesto, e di strutturarsi nel tempo tramite regole implicite e ricorrenze. In conclusione, la tesi sostiene che la tag può essere letta come una pratica di design non perché “assimilabile” a un prodotto progettuale tradizionale, ma perché attiva dinamiche tipiche del progetto. Questa prospettiva implica però un passaggio ulteriore: non solo applicare strumenti del design al writing, ma interrogare criticamente cosa includiamo e cosa escludiamo quando definiamo che cosa è design.

Tag system: scrittura urbana e progettualità del segno

Carrino, Giorgia
2024/2025

Abstract

This thesis investigates urban writing tags as an object of design oriented analysis, challenging the traditional separation between informal writing practices and the languages of communication design. The research is driven by the question: is it possible to read the tag as a structured visual system endowed with coherence, rules, and design logics, even outside official design contexts? To address this, the work weaves together studies on writing and graffiti with contributions from communication design, typography, and lettering, taking gesture as the origin of form and focusing on the passage from bodily action to the construction of the sign. From this perspective, the tag is not observed as “decoration” or a casual expression, but as the outcome of repetition, selection, and the stabilization of formal choices. The thesis’s central contribution is the design of a specific reading method for the tag, built from design based categories and applied systematically to a selection of tags documented in the urban space of Milan. The analysis is structured across multiple levels in order to make the reading replicable and comparable. Alongside this, interviews and supporting materials such as sketchbooks and audiovisual sources are used to test formal interpretations against an internal, practice based point of view. The results show that the tag operates as an adaptive graphic system: a language capable of maintaining identity and recognizability across variations in surface, scale, and context, and of structuring itself over time through implicit rules and recurring patterns. In conclusion, the thesis argues that the tag can be read as a design practice not because it is “assimilable” to a traditional design product, but because it activates dynamics typical of design. This perspective, however, requires a further step: not only applying design tools to writing, but critically questioning what we include and what we exclude when we define what counts as design.
ARC III - Scuola del Design
26-mar-2026
2024/2025
La tesi indaga la tag del writing urbano come oggetto di analisi progettuale, mettendo in discussione la separazione tradizionale tra pratiche di scrittura informali e linguaggi del design della comunicazione. La ricerca è mossa dalla domanda: è possibile leggere la tag come un sistema visivo strutturato, dotato di coerenza, regole e logiche progettuali, anche al di fuori dei contesti ufficiali del design? Per rispondere, il lavoro intreccia studi sul writing e sui graffiti con contributi provenienti dal design della comunicazione, dalla tipografia e dal lettering, assumendo il gesto come origine della forma e concentrandosi sul passaggio dall’ azione del corpo alla costruzione del segno. In questa prospettiva, la tag viene osservata non come “decorazione” o espressione casuale, ma come esito di ripetizione, selezione e stabilizzazione di scelte formali. Il contributo centrale della tesi è la progettazione di un metodo di lettura specifico per la tag, costruito a partire da categorie proprie del design e applicato in modo sistematico a una selezione di tag documentate nello spazio urbano milanese. L’analisi è articolata in più livelli in modo da rendere la lettura replicabile e comparabile. A questa analisi si affiancano interviste e materiali di supporto come sketchbook e fonti audiovisive, utili a mettere alla prova l’interpretazione formale con il punto di vista interno alla pratica. I risultati mostrano come la tag funzioni come un sistema grafico adattivo: un linguaggio capace di mantenere identità e riconoscibilità attraverso variazioni di supporto, scala e contesto, e di strutturarsi nel tempo tramite regole implicite e ricorrenze. In conclusione, la tesi sostiene che la tag può essere letta come una pratica di design non perché “assimilabile” a un prodotto progettuale tradizionale, ma perché attiva dinamiche tipiche del progetto. Questa prospettiva implica però un passaggio ulteriore: non solo applicare strumenti del design al writing, ma interrogare criticamente cosa includiamo e cosa escludiamo quando definiamo che cosa è design.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/10589/250987