Abandoned industrial heritage is one of the most widespread and unresolved structural conditions in contemporary Italy. These are complex spatial entities which, despite having lost their functional purpose, retain a morphological and structural consistency capable of generating new settlement possibilities. The Ponte factory of the former Società Ceramica Italiana in Laveno Mombello, a production facility covering over 27,000 square meters, is a prime example of this condition, lacking any recognizable hierarchy or active relational system. The significance of the case is amplified by the location of such a large disused area within a compact, small-scale urban fabric, in relation to which the complex emerges as a disproportionate void, accentuating the impact of its disuse and the transformative potential of the intervention. The research, initiated following a discussion during a seminar dedicated to the regeneration of abandoned factories in the Varese area, is part of a concrete plan to reactivate the complex. The intervention builds a new system of internal relationships through the introduction of devices capable of articulating orientations and degrees of collectivity, transforming the original productive continuity into a structure capable of accommodating contemporary uses. The destination as an international center for advanced artistic training is the programmatic translation of this reconfiguration. Material production is replaced by cultural and experimental production, maintaining continuity with the historical operational dimension of the place. Laboratories, shared spaces, and temporary residences are configured as interdependent parts of a unified system, in which permanence and transformation coexist. The project, developed in relation to a possible implementation scenario, explores a mode of intervention that does not simply add new functions, but reorganizes the existing organism according to a new spatial coherence.

Il patrimonio industriale dismesso costituisce una delle condizioni strutturali più estese e irrisolte del territorio italiano contemporaneo. Si tratta di organismi spaziali complessi che, pur avendo perso la propria matrice funzionale, conservano una consistenza morfologica e costruttiva capace di generare nuove possibilità insediative. Lo stabilimento Ponte dell’ex Società Ceramica Italiana di Laveno Mombello, una struttura produttiva di oltre 27.000 mq, rappresenta un caso emblematico di questa condizione, presentandosi priva di gerarchie riconoscibili e di un sistema relazionale attivo. La rilevanza del caso è amplificata dalla collocazione di una superficie dismessa di tale estensione all’interno di un tessuto urbano compatto e di piccola scala, rispetto al quale il complesso emerge come un vuoto sproporzionato, accentuando l’impatto della dismissione e il potenziale trasformativo dell’intervento. La ricerca, avviata a seguito di un confronto nell’ambito di un seminario dedicato alla rigenerazione delle fabbriche dismesse nel territorio di Varese, si colloca entro una prospettiva concreta di riattivazione del complesso. L’intervento costruisce un nuovo sistema di relazioni interne attraverso l’introduzione di dispositivi capaci di articolare orientamenti e gradi di collettività, trasformando la continuità produttiva originaria in una struttura capace di accogliere usi contemporanei. La destinazione a centro internazionale di alta formazione artistica costituisce la traduzione programmatica di tale riconfigurazione. La produzione materiale viene sostituita da una produzione culturale e sperimentale, mantenendo una continuità con la dimensione operativa storica del luogo. Laboratori, spazi condivisi e residenze temporanee si configurano come parti interdipendenti di un sistema unitario, in cui permanenza e trasformazione coesistono. Il progetto, sviluppato in relazione a un possibile scenario attuativo, esplora una modalità di intervento che non aggiunge semplicemente nuove funzioni, ma riorganizza l’organismo esistente secondo una nuova coerenza spaziale.

From factory to cultural infrastructure : riuso dell'ex Società Ceramica Italiana a Laveno Mombello

Lodedo, Greta;Dell'Acqua, Alice
2024/2025

Abstract

Abandoned industrial heritage is one of the most widespread and unresolved structural conditions in contemporary Italy. These are complex spatial entities which, despite having lost their functional purpose, retain a morphological and structural consistency capable of generating new settlement possibilities. The Ponte factory of the former Società Ceramica Italiana in Laveno Mombello, a production facility covering over 27,000 square meters, is a prime example of this condition, lacking any recognizable hierarchy or active relational system. The significance of the case is amplified by the location of such a large disused area within a compact, small-scale urban fabric, in relation to which the complex emerges as a disproportionate void, accentuating the impact of its disuse and the transformative potential of the intervention. The research, initiated following a discussion during a seminar dedicated to the regeneration of abandoned factories in the Varese area, is part of a concrete plan to reactivate the complex. The intervention builds a new system of internal relationships through the introduction of devices capable of articulating orientations and degrees of collectivity, transforming the original productive continuity into a structure capable of accommodating contemporary uses. The destination as an international center for advanced artistic training is the programmatic translation of this reconfiguration. Material production is replaced by cultural and experimental production, maintaining continuity with the historical operational dimension of the place. Laboratories, shared spaces, and temporary residences are configured as interdependent parts of a unified system, in which permanence and transformation coexist. The project, developed in relation to a possible implementation scenario, explores a mode of intervention that does not simply add new functions, but reorganizes the existing organism according to a new spatial coherence.
ARC I - Scuola di Architettura Urbanistica Ingegneria delle Costruzioni
26-mar-2026
2024/2025
Il patrimonio industriale dismesso costituisce una delle condizioni strutturali più estese e irrisolte del territorio italiano contemporaneo. Si tratta di organismi spaziali complessi che, pur avendo perso la propria matrice funzionale, conservano una consistenza morfologica e costruttiva capace di generare nuove possibilità insediative. Lo stabilimento Ponte dell’ex Società Ceramica Italiana di Laveno Mombello, una struttura produttiva di oltre 27.000 mq, rappresenta un caso emblematico di questa condizione, presentandosi priva di gerarchie riconoscibili e di un sistema relazionale attivo. La rilevanza del caso è amplificata dalla collocazione di una superficie dismessa di tale estensione all’interno di un tessuto urbano compatto e di piccola scala, rispetto al quale il complesso emerge come un vuoto sproporzionato, accentuando l’impatto della dismissione e il potenziale trasformativo dell’intervento. La ricerca, avviata a seguito di un confronto nell’ambito di un seminario dedicato alla rigenerazione delle fabbriche dismesse nel territorio di Varese, si colloca entro una prospettiva concreta di riattivazione del complesso. L’intervento costruisce un nuovo sistema di relazioni interne attraverso l’introduzione di dispositivi capaci di articolare orientamenti e gradi di collettività, trasformando la continuità produttiva originaria in una struttura capace di accogliere usi contemporanei. La destinazione a centro internazionale di alta formazione artistica costituisce la traduzione programmatica di tale riconfigurazione. La produzione materiale viene sostituita da una produzione culturale e sperimentale, mantenendo una continuità con la dimensione operativa storica del luogo. Laboratori, spazi condivisi e residenze temporanee si configurano come parti interdipendenti di un sistema unitario, in cui permanenza e trasformazione coesistono. Il progetto, sviluppato in relazione a un possibile scenario attuativo, esplora una modalità di intervento che non aggiunge semplicemente nuove funzioni, ma riorganizza l’organismo esistente secondo una nuova coerenza spaziale.
File allegati
File Dimensione Formato  
2026_03_Dell_Acqua_Lodedo_Render.pdf

non accessibile

Descrizione: Viste
Dimensione 3.63 MB
Formato Adobe PDF
3.63 MB Adobe PDF   Visualizza/Apri
2026_03_Dell_Acqua_Lodedo_Tavole.pdf

non accessibile

Descrizione: Tavole
Dimensione 58.74 MB
Formato Adobe PDF
58.74 MB Adobe PDF   Visualizza/Apri
2026_03_Dell_Acqua_Lodedo_Tesi.pdf

non accessibile

Descrizione: Elaborato scritto
Dimensione 126.07 MB
Formato Adobe PDF
126.07 MB Adobe PDF   Visualizza/Apri

I documenti in POLITesi sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.

Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/10589/251752