In Palestine, water is not only a resource: it is a condition of life, a terrain of conflict, and a strategic instrument within broader dynamics of control. Across the region, access to land and water has been reorganized through colonial planning and political borders. Within this geography lies Wadi Gaza, the only river crossing the Gaza Strip. Flowing from the Hebron hills to the Mediterranean, it once nourished fertile agricultural lands and sustained a biodiverse wetland ecosystem. Since the establishment of the State of Israel, its waters have been intercepted upstream, drastically reducing discharge before reaching Gaza. Downstream, the river flows intermittently, often as wastewater, and no longer performs its ecological functions. As Gleick (2019) observes, water can act as a weapon, a casualty, and a trigger of conflict; in Gaza, it has become all three. This thesis interprets Gaza’s environmental collapse within the framework of settler colonialism. Under what Weizman (2007) defines as an “erratic occupation,” territory is reshaped through hydraulic systems, borders, and siege. The degradation of Gaza’s ecosystems is therefore structural rather than incidental. A review of post-war proposals reveals a persistent bias: housing, roads, and ports dominate the agenda, while ecological restoration and resource sovereignty remain marginal. The thesis asks whether an ecological recovery strategy can restore the ecosystem services of Wadi Gaza and whether a landscape-based, water-centered approach can address structural environmental degradation. The research combines literature review, geo-spatial analysis, and evaluation of reconstruction proposals to develop a landscape-based design strategy. At its core lies a simple yet radical gesture: to enhance the water flow in Wadi Gaza. Reimagined as a resilient waterscape, Wadi Gaza becomes an ecological spine, an agricultural landscape, and a green infrastructure generating biodiversity and ecosystem services. The thesis argues that environmental restoration is not a secondary technical layer of reconstruction, but a condition for food security, water sovereignty, and long-term resilience.

In Palestina l’acqua non è semplicemente una risorsa naturale: è una condizione essenziale per la vita, uno spazio di conflitto e uno strumento strategico inserito in più ampie dinamiche di controllo territoriale. In tutta la regione, l’accesso alla terra e alle risorse idriche è stato ridefinito attraverso pianificazioni di matrice coloniale e attraverso la costruzione di confini politici. In questo contesto si colloca il Wadi Gaza, l’unico corso d’acqua che attraversa la Striscia di Gaza. Nasce dalle colline di Hebron e scorre fino al Mediterraneo; in passato irrigava terreni agricoli fertili e alimentava un ecosistema di zone umide ricco di biodiversità. Dalla fondazione dello Stato di Israele, le sue acque sono state deviate e intercettate a monte, riducendo drasticamente la portata che raggiunge Gaza. A valle il fiume scorre in modo discontinuo, spesso trasformato in canale di acque reflue, e ha ormai perso le sue funzioni ecologiche. Come osserva Gleick (2019), l’acqua può diventare arma, vittima e causa scatenante di conflitti; nel caso di Gaza, è divenuta tutte e tre. La tesi interpreta il collasso ambientale di Gaza attraverso la lente del colonialismo di insediamento. In quella che Weizman (2007) definisce una “occupazione erratica”, il territorio viene progressivamente rimodellato tramite infrastrutture idrauliche, confini e dispositivi di assedio. Il degrado degli ecosistemi non appare quindi come un effetto accidentale, ma come l’esito strutturale di un sistema di controllo. L’analisi delle proposte di ricostruzione evidenzia uno squilibrio ricorrente: housing, strade e porti occupano il centro dell’agenda, mentre il ripristino ecologico e la sovranità sulle risorse restano marginali. La ricerca si chiede se una strategia di recupero ambientale possa riattivare i servizi ecosistemici del Wadi Gaza e se un approccio progettuale fondato sul paesaggio e centrato sull’acqua possa affrontare le cause strutturali del degrado ambientale. Il lavoro integra revisione critica della letteratura, analisi geospaziale e valutazione comparativa delle proposte di ricostruzione, con l’obiettivo di elaborare una strategia progettuale di matrice paesaggistica. Al centro della proposta vi è un gesto tanto semplice quanto trasformativo: migliorare il flusso idrico nel Wadi Gaza. Ripensato come un paesaggio fluviale resiliente, il Wadi Gaza può tornare a essere una dorsale ecologica, un sistema agricolo produttivo e un’infrastruttura verde capace di generare biodiversità e servizi ecosistemici. La tesi sostiene che il ripristino ambientale non debba essere considerato un livello tecnico secondario della ricostruzione, ma una condizione fondamentale per la sicurezza alimentare, la sovranità e la resilienza a lungo termine del territorio.

Waterscapes of resilience: reimagining Wadi Gaza beyond war

Sbalchiero, Silvia
2024/2025

Abstract

In Palestine, water is not only a resource: it is a condition of life, a terrain of conflict, and a strategic instrument within broader dynamics of control. Across the region, access to land and water has been reorganized through colonial planning and political borders. Within this geography lies Wadi Gaza, the only river crossing the Gaza Strip. Flowing from the Hebron hills to the Mediterranean, it once nourished fertile agricultural lands and sustained a biodiverse wetland ecosystem. Since the establishment of the State of Israel, its waters have been intercepted upstream, drastically reducing discharge before reaching Gaza. Downstream, the river flows intermittently, often as wastewater, and no longer performs its ecological functions. As Gleick (2019) observes, water can act as a weapon, a casualty, and a trigger of conflict; in Gaza, it has become all three. This thesis interprets Gaza’s environmental collapse within the framework of settler colonialism. Under what Weizman (2007) defines as an “erratic occupation,” territory is reshaped through hydraulic systems, borders, and siege. The degradation of Gaza’s ecosystems is therefore structural rather than incidental. A review of post-war proposals reveals a persistent bias: housing, roads, and ports dominate the agenda, while ecological restoration and resource sovereignty remain marginal. The thesis asks whether an ecological recovery strategy can restore the ecosystem services of Wadi Gaza and whether a landscape-based, water-centered approach can address structural environmental degradation. The research combines literature review, geo-spatial analysis, and evaluation of reconstruction proposals to develop a landscape-based design strategy. At its core lies a simple yet radical gesture: to enhance the water flow in Wadi Gaza. Reimagined as a resilient waterscape, Wadi Gaza becomes an ecological spine, an agricultural landscape, and a green infrastructure generating biodiversity and ecosystem services. The thesis argues that environmental restoration is not a secondary technical layer of reconstruction, but a condition for food security, water sovereignty, and long-term resilience.
ARC I - Scuola di Architettura Urbanistica Ingegneria delle Costruzioni
26-mar-2026
2024/2025
In Palestina l’acqua non è semplicemente una risorsa naturale: è una condizione essenziale per la vita, uno spazio di conflitto e uno strumento strategico inserito in più ampie dinamiche di controllo territoriale. In tutta la regione, l’accesso alla terra e alle risorse idriche è stato ridefinito attraverso pianificazioni di matrice coloniale e attraverso la costruzione di confini politici. In questo contesto si colloca il Wadi Gaza, l’unico corso d’acqua che attraversa la Striscia di Gaza. Nasce dalle colline di Hebron e scorre fino al Mediterraneo; in passato irrigava terreni agricoli fertili e alimentava un ecosistema di zone umide ricco di biodiversità. Dalla fondazione dello Stato di Israele, le sue acque sono state deviate e intercettate a monte, riducendo drasticamente la portata che raggiunge Gaza. A valle il fiume scorre in modo discontinuo, spesso trasformato in canale di acque reflue, e ha ormai perso le sue funzioni ecologiche. Come osserva Gleick (2019), l’acqua può diventare arma, vittima e causa scatenante di conflitti; nel caso di Gaza, è divenuta tutte e tre. La tesi interpreta il collasso ambientale di Gaza attraverso la lente del colonialismo di insediamento. In quella che Weizman (2007) definisce una “occupazione erratica”, il territorio viene progressivamente rimodellato tramite infrastrutture idrauliche, confini e dispositivi di assedio. Il degrado degli ecosistemi non appare quindi come un effetto accidentale, ma come l’esito strutturale di un sistema di controllo. L’analisi delle proposte di ricostruzione evidenzia uno squilibrio ricorrente: housing, strade e porti occupano il centro dell’agenda, mentre il ripristino ecologico e la sovranità sulle risorse restano marginali. La ricerca si chiede se una strategia di recupero ambientale possa riattivare i servizi ecosistemici del Wadi Gaza e se un approccio progettuale fondato sul paesaggio e centrato sull’acqua possa affrontare le cause strutturali del degrado ambientale. Il lavoro integra revisione critica della letteratura, analisi geospaziale e valutazione comparativa delle proposte di ricostruzione, con l’obiettivo di elaborare una strategia progettuale di matrice paesaggistica. Al centro della proposta vi è un gesto tanto semplice quanto trasformativo: migliorare il flusso idrico nel Wadi Gaza. Ripensato come un paesaggio fluviale resiliente, il Wadi Gaza può tornare a essere una dorsale ecologica, un sistema agricolo produttivo e un’infrastruttura verde capace di generare biodiversità e servizi ecosistemici. La tesi sostiene che il ripristino ambientale non debba essere considerato un livello tecnico secondario della ricostruzione, ma una condizione fondamentale per la sicurezza alimentare, la sovranità e la resilienza a lungo termine del territorio.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/10589/252109