Drawing on Aldo Rossi’s (1989) conception of public space as an urban anchor of collective memory, this thesis examines Sarajevo as a city shaped by successive public typologies. Roman forums; Ottoman bazaars; Austro- Hungarian markets; Yugoslav sports facilities. These were the spaces that historically enabled and sustained a pluralist coexistence. Following the Siege of Sarajevo in the 90s, many of these spaces entered a condition of tension between demands for reactivation and the enduring presence of war-related collective memory, complicating their reintegration into everyday urban life. By engaging phenomenological and socio-spatial theories of collective memory and spatial production, the city is approached as a repository of interconnected memories embedded in its structures, paths, and thresholds. The research focuses on abandoned Yugoslav-era facilities on Mount Trebević, a protected landscape historically integral to Sarajevo’s urban development and symbolic identity. The thesis is structured in two parts. The first investigates historical spatial practices that sustained coexistence, and their disruption through wartime fragmentation, using archival research, GIS-based mapping, and diagrammatic analysis of public spaces as polycentric mediators of social life amid fractured memory narratives. The second proposes a design-led reimagining of post-war infrastructure as a network of urban fragments, centered on the surroundings of the former Olympic Bobsleigh Track, integrating new programs with existing material and spatial logics while maintaining legibility of historical layers. The research does not claim to provide a definitive solution to navigating the post-war conditions of architecture on Trebević, much less in the urban fabric of Sarajevo. Rather, it highlights the potential of these landscapes to operate as active, inclusive, and temporally legible environments that support renewed collective socio-spatial practices.

Attingendo alla concezione di Aldo Rossi (1989) dello spazio pubblico come ancoraggio urbano della memoria collettiva, questa tesi analizza Sarajevo come una città modellata da successive tipologie di spazi pubblici. Fori romani, bazar ottomani, mercati austro-ungarici e impianti sportivi jugoslavi hanno storicamente reso possibile una coesistenza pluralista. A seguito dell’Assedio di Sarajevo dal 1992 al 1995, molti di questi spazi sono entrati in una condizione di tensione tra le richieste di riattivazione e la persistente presenza della memoria collettiva legata alla guerra, rendendo complessa la loro reintegrazione nella vita urbana quotidiana. Attraverso il confronto con teorie fenomenologiche e socio-spaziali della memoria collettiva e della produzione dello spazio, la città viene interpretata come un deposito di memorie interconnesse, inscritte nelle sue strutture, nei percorsi e nelle soglie. La ricerca si concentra su strutture abbandonate di epoca jugoslava sul Monte Trebević, paesaggio protetto storicamente parte integrante dello sviluppo urbano e dell’identità simbolica di Sarajevo. La tesi è articolata in due parti. La prima indaga le pratiche spaziali storiche che hanno sostenuto la coesistenza e la loro interruzione attraverso la frammentazione bellica, mediante ricerca archivistica, mappature GIS e analisi diagrammatiche degli spazi pubblici come mediatori policentrici della vita sociale in presenza di narrazioni memoriali frammentate. La seconda propone una rielaborazione progettuale delle infrastrutture postbelliche come rete di frammenti urbani, con particolare attenzione all’area circostante l’ex Pista Olimpica di Bob, integrando nuovi programmi con le logiche materiali e spaziali esistenti e mantenendo la leggibilità degli strati storici. La ricerca non intende fornire una soluzione definitiva alle condizioni architettoniche postbelliche di Trebević, né tantomeno del tessuto urbano di Sarajevo. Piuttosto, mette in evidenza il potenziale di questi paesaggi come ambienti attivi, inclusivi e temporalmente leggibili, capaci di sostenere rinnovate pratiche socio-spaziali collettive.

Between ruin and lived space: reactivating Sarajevo's forgotten olympic mountain

Djoric, Luka
2024/2025

Abstract

Drawing on Aldo Rossi’s (1989) conception of public space as an urban anchor of collective memory, this thesis examines Sarajevo as a city shaped by successive public typologies. Roman forums; Ottoman bazaars; Austro- Hungarian markets; Yugoslav sports facilities. These were the spaces that historically enabled and sustained a pluralist coexistence. Following the Siege of Sarajevo in the 90s, many of these spaces entered a condition of tension between demands for reactivation and the enduring presence of war-related collective memory, complicating their reintegration into everyday urban life. By engaging phenomenological and socio-spatial theories of collective memory and spatial production, the city is approached as a repository of interconnected memories embedded in its structures, paths, and thresholds. The research focuses on abandoned Yugoslav-era facilities on Mount Trebević, a protected landscape historically integral to Sarajevo’s urban development and symbolic identity. The thesis is structured in two parts. The first investigates historical spatial practices that sustained coexistence, and their disruption through wartime fragmentation, using archival research, GIS-based mapping, and diagrammatic analysis of public spaces as polycentric mediators of social life amid fractured memory narratives. The second proposes a design-led reimagining of post-war infrastructure as a network of urban fragments, centered on the surroundings of the former Olympic Bobsleigh Track, integrating new programs with existing material and spatial logics while maintaining legibility of historical layers. The research does not claim to provide a definitive solution to navigating the post-war conditions of architecture on Trebević, much less in the urban fabric of Sarajevo. Rather, it highlights the potential of these landscapes to operate as active, inclusive, and temporally legible environments that support renewed collective socio-spatial practices.
ARC I - Scuola di Architettura Urbanistica Ingegneria delle Costruzioni
26-mar-2026
2024/2025
Attingendo alla concezione di Aldo Rossi (1989) dello spazio pubblico come ancoraggio urbano della memoria collettiva, questa tesi analizza Sarajevo come una città modellata da successive tipologie di spazi pubblici. Fori romani, bazar ottomani, mercati austro-ungarici e impianti sportivi jugoslavi hanno storicamente reso possibile una coesistenza pluralista. A seguito dell’Assedio di Sarajevo dal 1992 al 1995, molti di questi spazi sono entrati in una condizione di tensione tra le richieste di riattivazione e la persistente presenza della memoria collettiva legata alla guerra, rendendo complessa la loro reintegrazione nella vita urbana quotidiana. Attraverso il confronto con teorie fenomenologiche e socio-spaziali della memoria collettiva e della produzione dello spazio, la città viene interpretata come un deposito di memorie interconnesse, inscritte nelle sue strutture, nei percorsi e nelle soglie. La ricerca si concentra su strutture abbandonate di epoca jugoslava sul Monte Trebević, paesaggio protetto storicamente parte integrante dello sviluppo urbano e dell’identità simbolica di Sarajevo. La tesi è articolata in due parti. La prima indaga le pratiche spaziali storiche che hanno sostenuto la coesistenza e la loro interruzione attraverso la frammentazione bellica, mediante ricerca archivistica, mappature GIS e analisi diagrammatiche degli spazi pubblici come mediatori policentrici della vita sociale in presenza di narrazioni memoriali frammentate. La seconda propone una rielaborazione progettuale delle infrastrutture postbelliche come rete di frammenti urbani, con particolare attenzione all’area circostante l’ex Pista Olimpica di Bob, integrando nuovi programmi con le logiche materiali e spaziali esistenti e mantenendo la leggibilità degli strati storici. La ricerca non intende fornire una soluzione definitiva alle condizioni architettoniche postbelliche di Trebević, né tantomeno del tessuto urbano di Sarajevo. Piuttosto, mette in evidenza il potenziale di questi paesaggi come ambienti attivi, inclusivi e temporalmente leggibili, capaci di sostenere rinnovate pratiche socio-spaziali collettive.
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Descrizione: Description: This thesis investigates the role of architecture as a spatial instrument for the reinterpretation of collective memory within landscapes fragmented by conflict, focusing on Mount Trebević in Sarajevo. Through historical analysis, theoretical reflection on collective memory, and site-based research, the study examines how former sports and leisure infrastructures functioned as shared socio-spatial anchors prior to the war. The project develops a framework of adaptive architectural interventions along the Olympic bobsleigh track and associated structures, proposing strategies of reuse and spatial reactivation that prioritise continuity, everyday use, and experiential engagement over monumentalisation.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/10589/252134