The thesis investigates the possibilities for architectural and territorial reactivation of disused Cold War military infrastructure on the Lessinia plateau, interpreting it as spatial residues capable of generating new relationships between landscape, rural practices and local communities. Far removed from both the rhetoric of ruin and the standardised logic of functional reuse, these structures emerge as robust and silent presences, inscribing themselves in a mountainous context marked by traditional agriculture, pastures, minimal infrastructure and fragile ecological balances. The work takes the rural landscape as its privileged field of operation, in which architecture is called upon to confront historical production systems, seasonal cycles and local agricultural knowledge. In this sense, the former NATO bases are seen as foreign but now structural elements of the territory, capable of grafting themselves onto the processes of transformation of the contemporary agricultural and pastoral economy, offering support for research practices, seed conservation, collective use and sustainable resource management. Particular attention is paid to the theme of limits and boundaries: physical, symbolic and political. Fences, thresholds, underground bunkers and infrastructure routes define a landscape of separation and control that can now be reinterpreted as a space for mediation and crossing. The architectural project thus becomes a critical tool capable of transforming military boundaries into permeable margins, places of transition between past and future, between productive use of the land and public dimension. Through the case study of Site T in Sant’Anna d’Alfaedo, the thesis proposes a multi-scale strategy that combines specific interventions on existing buildings with an overall reinterpretation of the territorial system. The result is a vision in which architecture operates not as an isolated object, but as a relational infrastructure, capable of reactivating marginal rural landscapes by enhancing the traces of the past and orienting them towards new socio-ecological scenarios.

La tesi indaga le possibilità di riattivazione architettonica e territoriale delle infrastrutture militari in disuso della Guerra Fredda sull’altopiano della Lessinia, interpretandole come residui spaziali in grado di generare nuove relazioni tra paesaggio, pratiche rurali e comunità locali. Lontane sia dalla retorica della rovina che dalla logica standardizzata del riutilizzo funzionale, queste strutture emergono come presenze robuste e silenziose, inserendosi in un contesto montano caratterizzato da agricoltura tradizionale, pascoli, infrastrutture minime e fragili equilibri ecologici. Il lavoro prende come campo d’azione privilegiato il paesaggio rurale, in cui l’architettura è chiamata a confrontarsi con i sistemi di produzione storici, i cicli stagionali e le conoscenze agricole locali. In questo senso, le ex basi NATO sono viste come elementi estranei ma ormai strutturali del territorio, in grado di innestarsi nei processi di trasformazione dell’economia agricola e pastorale contemporanea, offrendo supporto alle pratiche di ricerca, alla conservazione delle sementi, all’uso collettivo e alla gestione sostenibile delle risorse. Particolare attenzione è riservata al tema dei limiti e dei confini: fisici, simbolici e politici. Recinzioni, soglie, bunker sotterranei e percorsi infrastrutturali definiscono un paesaggio di separazione e controllo che ora può essere reinterpretato come spazio di mediazione e attraversamento. Il progetto architettonico diventa così uno strumento critico in grado di trasformare i confini militari in margini permeabili, luoghi di transizione tra passato e futuro, tra uso produttivo del territorio e dimensione pubblica. Attraverso il caso studio del Sito T a Sant’Anna d’Alfaedo, la tesi propone una strategia multiscalare che combina interventi specifici sugli edifici esistenti con una reinterpretazione complessiva del sistema territoriale. Il risultato è una visione in cui l’architettura non opera come oggetto isolato, ma come infrastruttura relazionale, capace di riattivare paesaggi rurali marginali valorizzando le tracce del passato e orientandole verso nuovi scenari socio-ecologici.

Reclaiming Cold War military sites in Lessinia. a project for recovering Site T through rural practices, agricultural knowledge and landscape reuse

Gotti, Cristiano
2024/2025

Abstract

The thesis investigates the possibilities for architectural and territorial reactivation of disused Cold War military infrastructure on the Lessinia plateau, interpreting it as spatial residues capable of generating new relationships between landscape, rural practices and local communities. Far removed from both the rhetoric of ruin and the standardised logic of functional reuse, these structures emerge as robust and silent presences, inscribing themselves in a mountainous context marked by traditional agriculture, pastures, minimal infrastructure and fragile ecological balances. The work takes the rural landscape as its privileged field of operation, in which architecture is called upon to confront historical production systems, seasonal cycles and local agricultural knowledge. In this sense, the former NATO bases are seen as foreign but now structural elements of the territory, capable of grafting themselves onto the processes of transformation of the contemporary agricultural and pastoral economy, offering support for research practices, seed conservation, collective use and sustainable resource management. Particular attention is paid to the theme of limits and boundaries: physical, symbolic and political. Fences, thresholds, underground bunkers and infrastructure routes define a landscape of separation and control that can now be reinterpreted as a space for mediation and crossing. The architectural project thus becomes a critical tool capable of transforming military boundaries into permeable margins, places of transition between past and future, between productive use of the land and public dimension. Through the case study of Site T in Sant’Anna d’Alfaedo, the thesis proposes a multi-scale strategy that combines specific interventions on existing buildings with an overall reinterpretation of the territorial system. The result is a vision in which architecture operates not as an isolated object, but as a relational infrastructure, capable of reactivating marginal rural landscapes by enhancing the traces of the past and orienting them towards new socio-ecological scenarios.
ARC I - Scuola di Architettura Urbanistica Ingegneria delle Costruzioni
26-mar-2026
2024/2025
La tesi indaga le possibilità di riattivazione architettonica e territoriale delle infrastrutture militari in disuso della Guerra Fredda sull’altopiano della Lessinia, interpretandole come residui spaziali in grado di generare nuove relazioni tra paesaggio, pratiche rurali e comunità locali. Lontane sia dalla retorica della rovina che dalla logica standardizzata del riutilizzo funzionale, queste strutture emergono come presenze robuste e silenziose, inserendosi in un contesto montano caratterizzato da agricoltura tradizionale, pascoli, infrastrutture minime e fragili equilibri ecologici. Il lavoro prende come campo d’azione privilegiato il paesaggio rurale, in cui l’architettura è chiamata a confrontarsi con i sistemi di produzione storici, i cicli stagionali e le conoscenze agricole locali. In questo senso, le ex basi NATO sono viste come elementi estranei ma ormai strutturali del territorio, in grado di innestarsi nei processi di trasformazione dell’economia agricola e pastorale contemporanea, offrendo supporto alle pratiche di ricerca, alla conservazione delle sementi, all’uso collettivo e alla gestione sostenibile delle risorse. Particolare attenzione è riservata al tema dei limiti e dei confini: fisici, simbolici e politici. Recinzioni, soglie, bunker sotterranei e percorsi infrastrutturali definiscono un paesaggio di separazione e controllo che ora può essere reinterpretato come spazio di mediazione e attraversamento. Il progetto architettonico diventa così uno strumento critico in grado di trasformare i confini militari in margini permeabili, luoghi di transizione tra passato e futuro, tra uso produttivo del territorio e dimensione pubblica. Attraverso il caso studio del Sito T a Sant’Anna d’Alfaedo, la tesi propone una strategia multiscalare che combina interventi specifici sugli edifici esistenti con una reinterpretazione complessiva del sistema territoriale. Il risultato è una visione in cui l’architettura non opera come oggetto isolato, ma come infrastruttura relazionale, capace di riattivare paesaggi rurali marginali valorizzando le tracce del passato e orientandole verso nuovi scenari socio-ecologici.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/10589/252406