This thesis investigates the contemporary condition of seafarers — a global yet often invisible population — by relating lifestyle and welfare systems. On board, the ship operates as a “total institution”, where work, rest and private life collapse into a closed hierarchical environment, producing isolation, stress and limited mental recovery. On land, the transformation of ports into hyper-efficient logistical devices — automated and detached from the city — drastically reduces shore leave: contact with solid ground becomes rare, hindered by compressed turnaround times and by physical and regulatory barriers. Within this gap between theoretically recognised rights and their actual accessibility, the design proposal is located in the Port of Gioia Tauro: a strategic Mediterranean transhipment hub, emblematic for its industrial scale, distance from the urban fabric and lack of integrated welfare infrastructure. The site was also selected following direct discussions with Stella Maris volunteers, which revealed how assistance today often depends on proximity-based initiatives rather than on stable and accessible spaces. The project proposes a welfare structure capable of functioning during both short and extended port stays: refreshment areas, a shared kitchen conceived as the central device of sociality and domesticity, bathrooms reinterpreted as spaces of self-care, and rooms for prolonged stays. The compositional theme is the portico: a linear architecture partially extending over the water, forming a permeable waterfront that does not aim to alter the image of the port but to make it legible. The building becomes a promenade connecting the leisure harbour and the container terminal, engaging with the nearby institutional buildings and opening to a mixed public: seafarers, port workers, navigators and citizens. Through this work, the thesis argues for the need to reinterpret logistical infrastructures not only as economic nodes but as human ecosystems, where the right to pause, social interaction and physical presence on land becomes an integral component of maritime sustainability.

La tesi indaga la condizione contemporanea dei lavoratori marittimi, una popolazione globale spesso invisibile, mettendo in relazione stile di vita e strumenti di welfare. A bordo, la nave si configura come una “istituzione totale”, dove lavoro, riposo e vita privata collassano in un ambiente chiuso e gerarchico, producendo isolamento, stress e difficoltà di recupero mentale. A terra, la trasformazione dei porti in dispositivi logistici iper-efficienti, automatizzati e separati dalla città riduce drasticamente la shore leave: il contatto con la terraferma diventa raro, ostacolato da tempi di sosta compressi e da barriere fisiche e normative. Su questa frattura tra diritti teoricamente riconosciuti e possibilità reali si innesta il progetto di tesi, localizzato nel porto di Gioia Tauro: un nodo strategico del transhipment mediterraneo, emblematico per scala industriale, distanza dal tessuto urbano e carenza di infrastrutture di accoglienza integrate. La scelta del sito nasce anche dal confronto diretto con i volontari di Stella Maris, che ha reso evidente come l’assistenza oggi dipenda spesso da iniziative “di prossimità” e non da spazi stabili e accessibili. Il progetto propone una struttura di welfare capace di funzionare durante soste brevi e prolungate: spazi di ristoro, una cucina comune come dispositivo centrale di socialità e domesticità, bagni reinterpretati come luoghi di cura di sé, e camere per soste prolungate. Il tema compositivo è quello del portico: un’architettura lineare che si sviluppa parzialmente sull’acqua, costruendo un waterfront penetrabile, che non mira a cambiare l’immagine del porto ma a renderla leggibile. L’edificio diventa una promenade che connette diporto e terminal container, dialoga con gli edifici istituzionali più prossimi ed è pensato per aprirsi a un’utenza mista: marittimi, lavoratori portuali, navigatori e cittadini. Si sostiene, con questo lavoro, la necessità di reinterpretare le infrastrutture logistiche non solo come nodi economici ma come ecosistemi umani, dove il diritto alla pausa, alla relazione e alla presenza fisica sulla terraferma diventa parte integrante della sostenibilità del trasporto marittimo.

Casa del Marittimo : Gioia Tauro seafarers’ centre

Cavallo, Rachele
2024/2025

Abstract

This thesis investigates the contemporary condition of seafarers — a global yet often invisible population — by relating lifestyle and welfare systems. On board, the ship operates as a “total institution”, where work, rest and private life collapse into a closed hierarchical environment, producing isolation, stress and limited mental recovery. On land, the transformation of ports into hyper-efficient logistical devices — automated and detached from the city — drastically reduces shore leave: contact with solid ground becomes rare, hindered by compressed turnaround times and by physical and regulatory barriers. Within this gap between theoretically recognised rights and their actual accessibility, the design proposal is located in the Port of Gioia Tauro: a strategic Mediterranean transhipment hub, emblematic for its industrial scale, distance from the urban fabric and lack of integrated welfare infrastructure. The site was also selected following direct discussions with Stella Maris volunteers, which revealed how assistance today often depends on proximity-based initiatives rather than on stable and accessible spaces. The project proposes a welfare structure capable of functioning during both short and extended port stays: refreshment areas, a shared kitchen conceived as the central device of sociality and domesticity, bathrooms reinterpreted as spaces of self-care, and rooms for prolonged stays. The compositional theme is the portico: a linear architecture partially extending over the water, forming a permeable waterfront that does not aim to alter the image of the port but to make it legible. The building becomes a promenade connecting the leisure harbour and the container terminal, engaging with the nearby institutional buildings and opening to a mixed public: seafarers, port workers, navigators and citizens. Through this work, the thesis argues for the need to reinterpret logistical infrastructures not only as economic nodes but as human ecosystems, where the right to pause, social interaction and physical presence on land becomes an integral component of maritime sustainability.
ARC I - Scuola di Architettura Urbanistica Ingegneria delle Costruzioni
26-mar-2026
2024/2025
La tesi indaga la condizione contemporanea dei lavoratori marittimi, una popolazione globale spesso invisibile, mettendo in relazione stile di vita e strumenti di welfare. A bordo, la nave si configura come una “istituzione totale”, dove lavoro, riposo e vita privata collassano in un ambiente chiuso e gerarchico, producendo isolamento, stress e difficoltà di recupero mentale. A terra, la trasformazione dei porti in dispositivi logistici iper-efficienti, automatizzati e separati dalla città riduce drasticamente la shore leave: il contatto con la terraferma diventa raro, ostacolato da tempi di sosta compressi e da barriere fisiche e normative. Su questa frattura tra diritti teoricamente riconosciuti e possibilità reali si innesta il progetto di tesi, localizzato nel porto di Gioia Tauro: un nodo strategico del transhipment mediterraneo, emblematico per scala industriale, distanza dal tessuto urbano e carenza di infrastrutture di accoglienza integrate. La scelta del sito nasce anche dal confronto diretto con i volontari di Stella Maris, che ha reso evidente come l’assistenza oggi dipenda spesso da iniziative “di prossimità” e non da spazi stabili e accessibili. Il progetto propone una struttura di welfare capace di funzionare durante soste brevi e prolungate: spazi di ristoro, una cucina comune come dispositivo centrale di socialità e domesticità, bagni reinterpretati come luoghi di cura di sé, e camere per soste prolungate. Il tema compositivo è quello del portico: un’architettura lineare che si sviluppa parzialmente sull’acqua, costruendo un waterfront penetrabile, che non mira a cambiare l’immagine del porto ma a renderla leggibile. L’edificio diventa una promenade che connette diporto e terminal container, dialoga con gli edifici istituzionali più prossimi ed è pensato per aprirsi a un’utenza mista: marittimi, lavoratori portuali, navigatori e cittadini. Si sostiene, con questo lavoro, la necessità di reinterpretare le infrastrutture logistiche non solo come nodi economici ma come ecosistemi umani, dove il diritto alla pausa, alla relazione e alla presenza fisica sulla terraferma diventa parte integrante della sostenibilità del trasporto marittimo.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/10589/252497