Given the ongoing climate crisis, ecological collapse and infrastructural failure combined with the absence of proactive structural responses, replaced instead by reactionary measures, attention must shift from the prevention of climate change to the confrontation of disaster as an existing condition. Architecture can no longer operate under the paradigm of salvation; it must instead adopt one of adaptation and survival. This research investigates the role of architecture within a state of permanent climate instability, where climate catastrophe is not an exceptional event but an ongoing condition of everyday life. This urban spectacle of disaster - ongoing, normalized, and often invisible - must be staged, revealed, and ultimately transitioned. We must learn to act within crisis. As stated by the United Nations: “Climate change is primarily a Water crisis”. Water is simultaneously essential to life, a medium for spatial re–imagination, and an agent of destruction. The Po Valley, one of Europe’s largest floodplains, serves as a critical case study. Once an extensive wetland, its natural hydrology has been profoundly altered through centuries of agricultural control, river regulation and urbanization. Today, intensified climatic extremes have destabilized its infrastructures: flooding, drought, and land subsidence coexist as intertwined symptoms within a territory where water functions as resource, threat, and latent presence. This thesis speculates on the return of the wetland as both ecological process and spatial framework. Drawing on the concept of weak architectures, it proposes non-invasive, prefabricated, adaptable and reversible interventions that engage with instability rather than resist it. Through a distributed network of three (scenographic) devices, the project constructs an acoustic ecology that renders audible the interdependence of animal life, water cycles, and the subtle signals of wetness and impending flood. This sonic network establishes a continuous spatial and sensory transition from the (artificial) wetlands of the rice fields of Pavia, along the River Ticino, and into the urban fabric of Pavia. Together, these interventions reveal hydrological dynamics and construct a new urban narrative grounded in lived experience. By subverting conventional hierarchies of permanence, control and accumulation, the project prioritizes spatial curation over construction, enabling emergent and adaptive uses. Lived experience becomes the foundation for architectural action within ongoing crisis.

Data la crisi climatica in corso, il collasso ecologico e il fallimento infrastrutturale, uniti all’assenza di risposte strutturali pro-attive, sostituite invece da misure reattive, l’attenzione deve spostarsi dalla prevenzione del cambiamento climatico al confronto con il disastro come condizione già esistente. L’architettura non può più operare secondo il paradigma della salvezza; deve invece adottare quello dell’adattamento e della sopravvivenza. Questa ricerca indaga il ruolo dell’architettura all’interno di uno stato di instabilità climatica permanente, in cui la catastrofe climatica non è un evento eccezionale ma una condizione continua della vita quotidiana. Questo spettacolo urbano del disastro, continuo, normalizzato e spesso invisibile, deve essere messo in scena, rivelato e infine trasformato. Dobbiamo imparare ad agire dentro la crisi. Come affermato dalle United Nations: «Il cambiamento climatico è principalmente una crisi idrica». L’acqua è simultaneamente essenziale alla vita, mezzo di ri–immaginazione spaziale e agente di distruzione. La Valle del Po, una delle più grandi pianure alluvionali d’Europa, costituisce un caso studio emblematico. Un tempo vasta area umida, la sua idrologia naturale è stata profondamente alterata da secoli di controllo agricolo, regolazione fluviale e urbanizzazione. Oggi, l’intensificazione degli estremi climatici ha destabilizzato le sue infrastrutture: alluvioni, siccità e subsidenza coesistono come sintomi intrecciati in un territorio in cui l’acqua agisce come risorsa, minaccia e presenza latente. Questa tesi specula sul ritorno della zona umida come processo ecologico e come dispositivo spaziale. Richiamandosi al concetto di weak architectures, propone interventi non invasivi, prefabbricati, adattabili e reversibili che si confrontano con l’instabilità invece di opporvisi. Attraverso una rete distribuita di tre dispositivi (scenografici), il progetto costruisce un’ecologia acustica che rende udibile l’interdipendenza tra vita animale, cicli dell’acqua e i segnali sottili dell’umidità e dell’imminenza dell’esondazione. Questa rete sonora stabilisce una transizione spaziale e sensoriale continua dalle risaie (artificiali) di Pavia, lungo il fiume Ticino, fino al tessuto urbano di Pavia. Insieme, questi interventi rivelano le dinamiche idrologiche e costruiscono una nuova narrazione urbana fondata sull’esperienza vissuta. Sovvertendo le gerarchie convenzionali di permanenza, controllo e accumulazione, il progetto privilegia la curatela spaziale rispetto alla costruzione, abilitando usi emergenti e adattivi. L’esperienza vissuta diventa il fondamento dell’azione architettonica all’interno di una crisi permanente.

Fluid act(s)! towards a methodology for spatial agency within crisis: experiencing flood dynamics in the Po Valley

Zimmermann, Shoshana Davida
2025/2026

Abstract

Given the ongoing climate crisis, ecological collapse and infrastructural failure combined with the absence of proactive structural responses, replaced instead by reactionary measures, attention must shift from the prevention of climate change to the confrontation of disaster as an existing condition. Architecture can no longer operate under the paradigm of salvation; it must instead adopt one of adaptation and survival. This research investigates the role of architecture within a state of permanent climate instability, where climate catastrophe is not an exceptional event but an ongoing condition of everyday life. This urban spectacle of disaster - ongoing, normalized, and often invisible - must be staged, revealed, and ultimately transitioned. We must learn to act within crisis. As stated by the United Nations: “Climate change is primarily a Water crisis”. Water is simultaneously essential to life, a medium for spatial re–imagination, and an agent of destruction. The Po Valley, one of Europe’s largest floodplains, serves as a critical case study. Once an extensive wetland, its natural hydrology has been profoundly altered through centuries of agricultural control, river regulation and urbanization. Today, intensified climatic extremes have destabilized its infrastructures: flooding, drought, and land subsidence coexist as intertwined symptoms within a territory where water functions as resource, threat, and latent presence. This thesis speculates on the return of the wetland as both ecological process and spatial framework. Drawing on the concept of weak architectures, it proposes non-invasive, prefabricated, adaptable and reversible interventions that engage with instability rather than resist it. Through a distributed network of three (scenographic) devices, the project constructs an acoustic ecology that renders audible the interdependence of animal life, water cycles, and the subtle signals of wetness and impending flood. This sonic network establishes a continuous spatial and sensory transition from the (artificial) wetlands of the rice fields of Pavia, along the River Ticino, and into the urban fabric of Pavia. Together, these interventions reveal hydrological dynamics and construct a new urban narrative grounded in lived experience. By subverting conventional hierarchies of permanence, control and accumulation, the project prioritizes spatial curation over construction, enabling emergent and adaptive uses. Lived experience becomes the foundation for architectural action within ongoing crisis.
ARC I - Scuola di Architettura Urbanistica Ingegneria delle Costruzioni
26-mar-2026
2025/2026
Data la crisi climatica in corso, il collasso ecologico e il fallimento infrastrutturale, uniti all’assenza di risposte strutturali pro-attive, sostituite invece da misure reattive, l’attenzione deve spostarsi dalla prevenzione del cambiamento climatico al confronto con il disastro come condizione già esistente. L’architettura non può più operare secondo il paradigma della salvezza; deve invece adottare quello dell’adattamento e della sopravvivenza. Questa ricerca indaga il ruolo dell’architettura all’interno di uno stato di instabilità climatica permanente, in cui la catastrofe climatica non è un evento eccezionale ma una condizione continua della vita quotidiana. Questo spettacolo urbano del disastro, continuo, normalizzato e spesso invisibile, deve essere messo in scena, rivelato e infine trasformato. Dobbiamo imparare ad agire dentro la crisi. Come affermato dalle United Nations: «Il cambiamento climatico è principalmente una crisi idrica». L’acqua è simultaneamente essenziale alla vita, mezzo di ri–immaginazione spaziale e agente di distruzione. La Valle del Po, una delle più grandi pianure alluvionali d’Europa, costituisce un caso studio emblematico. Un tempo vasta area umida, la sua idrologia naturale è stata profondamente alterata da secoli di controllo agricolo, regolazione fluviale e urbanizzazione. Oggi, l’intensificazione degli estremi climatici ha destabilizzato le sue infrastrutture: alluvioni, siccità e subsidenza coesistono come sintomi intrecciati in un territorio in cui l’acqua agisce come risorsa, minaccia e presenza latente. Questa tesi specula sul ritorno della zona umida come processo ecologico e come dispositivo spaziale. Richiamandosi al concetto di weak architectures, propone interventi non invasivi, prefabbricati, adattabili e reversibili che si confrontano con l’instabilità invece di opporvisi. Attraverso una rete distribuita di tre dispositivi (scenografici), il progetto costruisce un’ecologia acustica che rende udibile l’interdipendenza tra vita animale, cicli dell’acqua e i segnali sottili dell’umidità e dell’imminenza dell’esondazione. Questa rete sonora stabilisce una transizione spaziale e sensoriale continua dalle risaie (artificiali) di Pavia, lungo il fiume Ticino, fino al tessuto urbano di Pavia. Insieme, questi interventi rivelano le dinamiche idrologiche e costruiscono una nuova narrazione urbana fondata sull’esperienza vissuta. Sovvertendo le gerarchie convenzionali di permanenza, controllo e accumulazione, il progetto privilegia la curatela spaziale rispetto alla costruzione, abilitando usi emergenti e adattivi. L’esperienza vissuta diventa il fondamento dell’azione architettonica all’interno di una crisi permanente.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/10589/252558