Cinema ARTI, a 1930s Rationalist theatre-and-office building by Mario Cereghini, was later abandoned after successive renovations and poor management. This project proposes its adaptive reuse as a music-oriented complex integrating a flexible stage and auditorium with an amateur music campus for learning and exchange. Located east of Plaza San Babila, the invisible mark of Milan’s former Roman Wall Gate, the building sits within a fragmented urban fabric shaped by modern infrastructural cuts. The intervention addresses this rupture by repairing the pedestrian interface, introducing calibrated public openness within a constrained site, and fostering conditions for a new cultural cluster. Drawing inspiration from Grafton Architects’ Universita Luigi Bocconi, the proposal employs spatial rhythm, light–shadow sequences, and volumetric modulation to reorganize the absence and construct urban experiential continuity. The preserved central courtyard becomes the core of a choreographed spatial narration, accessed through layered spaces that mediate noise and density. New volumes respect contextual scale while enhancing permeability through horizontal cuts, glass bridges, and articulated circulation. At the urban level, a slow-traffic plaza and reactivated adjacent spaces extend public life outward, positioning the renewed Cinema ARTI as a catalyst for community vitality.

Cinema ARTI, un edificio teatrale e per uffici razionalista degli anni Trenta progettato da Mario Cereghini, fu successivamente abbandonato dopo successive ristrutturazioni e una gestione inadeguata. Questo progetto propone il suo riuso adattivo come complesso orientato alla musica, integrando un palcoscenico e una sala flessibili con un campus musicale amatoriale per l’apprendimento e lo scambio. Situato a est di Piazza San Babila, segno invisibile dell’antica Porta delle Mura Romane di Milano, l’edificio si colloca all’interno di un tessuto urbano frammentato, modellato da tagli infrastrutturali moderni. L’intervento affronta questa frattura riparando l’interfaccia pedonale, introducendo un’apertura pubblica calibrata all’interno di un sito vincolato e favorendo le condizioni per un nuovo polo culturale. Traendo ispirazione dall’Università Luigi Bocconi di Grafton Architects, la proposta impiega ritmo spaziale, sequenze luce–ombra e modulazione volumetrica per riorganizzare l’assenza e costruire una continuità esperienziale urbana. Il cortile centrale preservato diventa il fulcro di una narrazione spaziale coreografata, accessibile attraverso spazi stratificati che mediano rumore e densità. I nuovi volumi rispettano la scala contestuale, migliorando al contempo la permeabilità mediante tagli orizzontali, ponti in vetro e una circolazione articolata. A livello urbano, una piazza a traffico lento e la riattivazione degli spazi adiacenti estendono la vita pubblica verso l’esterno, posizionando il rinnovato Cinema ARTI come catalizzatore della vitalità comunitaria. Situato a est di San Babila, in prossimità dell’antica cerchia muraria medievale di Milano, l’edificio si inserisce in un tessuto urbano frammentato da trasformazioni infrastrutturali storiche. L’intervento mira a ricucire questa frattura ripristinando la continuità pedonale, introducendo un’apertura pubblica calibrata in un lotto vincolato e favorendo la formazione di un nuovo polo culturale. Ispirandosi all’Università Luigi Bocconi di Grafton Architects, la proposta utilizza ritmo spaziale, sequenze di luce e ombra e modulazioni volumetriche per mitigare la scala stradale e costruire una continuità esperienziale. Il cortile centrale, preservato, diventa il fulcro di una narrazione spaziale articolata attraverso soglie successive che filtrano rumore e densità urbana. I nuovi volumi rispettano la scala del contesto e rafforzano la permeabilità mediante tagli orizzontali, ponti vetrati e un sistema di circolazione verticale riorganizzato. A livello urbano, una piazza a traffico lento e la riattivazione degli spazi adiacenti estendono la vita pubblica verso l’esterno, posizionando il nuovo Cinema Arti come catalizzatore di vitalità comunitaria.

Living in the shadow : in the shadow, the city slows down, and memory becomes space

Huang, Ziyan
2025/2026

Abstract

Cinema ARTI, a 1930s Rationalist theatre-and-office building by Mario Cereghini, was later abandoned after successive renovations and poor management. This project proposes its adaptive reuse as a music-oriented complex integrating a flexible stage and auditorium with an amateur music campus for learning and exchange. Located east of Plaza San Babila, the invisible mark of Milan’s former Roman Wall Gate, the building sits within a fragmented urban fabric shaped by modern infrastructural cuts. The intervention addresses this rupture by repairing the pedestrian interface, introducing calibrated public openness within a constrained site, and fostering conditions for a new cultural cluster. Drawing inspiration from Grafton Architects’ Universita Luigi Bocconi, the proposal employs spatial rhythm, light–shadow sequences, and volumetric modulation to reorganize the absence and construct urban experiential continuity. The preserved central courtyard becomes the core of a choreographed spatial narration, accessed through layered spaces that mediate noise and density. New volumes respect contextual scale while enhancing permeability through horizontal cuts, glass bridges, and articulated circulation. At the urban level, a slow-traffic plaza and reactivated adjacent spaces extend public life outward, positioning the renewed Cinema ARTI as a catalyst for community vitality.
ARC I - Scuola di Architettura Urbanistica Ingegneria delle Costruzioni
26-mar-2026
2025/2026
Cinema ARTI, un edificio teatrale e per uffici razionalista degli anni Trenta progettato da Mario Cereghini, fu successivamente abbandonato dopo successive ristrutturazioni e una gestione inadeguata. Questo progetto propone il suo riuso adattivo come complesso orientato alla musica, integrando un palcoscenico e una sala flessibili con un campus musicale amatoriale per l’apprendimento e lo scambio. Situato a est di Piazza San Babila, segno invisibile dell’antica Porta delle Mura Romane di Milano, l’edificio si colloca all’interno di un tessuto urbano frammentato, modellato da tagli infrastrutturali moderni. L’intervento affronta questa frattura riparando l’interfaccia pedonale, introducendo un’apertura pubblica calibrata all’interno di un sito vincolato e favorendo le condizioni per un nuovo polo culturale. Traendo ispirazione dall’Università Luigi Bocconi di Grafton Architects, la proposta impiega ritmo spaziale, sequenze luce–ombra e modulazione volumetrica per riorganizzare l’assenza e costruire una continuità esperienziale urbana. Il cortile centrale preservato diventa il fulcro di una narrazione spaziale coreografata, accessibile attraverso spazi stratificati che mediano rumore e densità. I nuovi volumi rispettano la scala contestuale, migliorando al contempo la permeabilità mediante tagli orizzontali, ponti in vetro e una circolazione articolata. A livello urbano, una piazza a traffico lento e la riattivazione degli spazi adiacenti estendono la vita pubblica verso l’esterno, posizionando il rinnovato Cinema ARTI come catalizzatore della vitalità comunitaria. Situato a est di San Babila, in prossimità dell’antica cerchia muraria medievale di Milano, l’edificio si inserisce in un tessuto urbano frammentato da trasformazioni infrastrutturali storiche. L’intervento mira a ricucire questa frattura ripristinando la continuità pedonale, introducendo un’apertura pubblica calibrata in un lotto vincolato e favorendo la formazione di un nuovo polo culturale. Ispirandosi all’Università Luigi Bocconi di Grafton Architects, la proposta utilizza ritmo spaziale, sequenze di luce e ombra e modulazioni volumetriche per mitigare la scala stradale e costruire una continuità esperienziale. Il cortile centrale, preservato, diventa il fulcro di una narrazione spaziale articolata attraverso soglie successive che filtrano rumore e densità urbana. I nuovi volumi rispettano la scala del contesto e rafforzano la permeabilità mediante tagli orizzontali, ponti vetrati e un sistema di circolazione verticale riorganizzato. A livello urbano, una piazza a traffico lento e la riattivazione degli spazi adiacenti estendono la vita pubblica verso l’esterno, posizionando il nuovo Cinema Arti come catalizzatore di vitalità comunitaria.
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