Following the Torreggiani judgment of 2013, in which the European Court of Human Rights condemned Italy for violating Article 3 of the European Convention on Human Rights, the issue of prison conditions returned to the center of public and institutional debate. In this context, the Francesco Di Cataldo Correctional Facility in Milan, known as San Vittore, represents an emblematic case due to its historical significance and the critical issues related to its structural inadequacy. The debate on the future of the complex revolves around proposals for demolition, ideas for converting it into a site of memory, and perspectives of profound functional redevelopment. This research aligns with the latter direction, advocating for the possibility of maintaining its penitentiary function through a radical intervention of renovation and functional reorganization, aimed at improving the quality of prison life and strengthening the relationship between the prison and the city. Drawing inspiration from the thought of Ernesto Nathan Rogers, Guido Canella, and Marco Biagi, who reflected on the relationship between architecture, the city, and rights, this thesis seeks to demonstrate how San Vittore can become a laboratory for experimenting with new architectural and social practices, creating a permeable boundary with the city.

A seguito della sentenza Torreggiani del 2013, con cui la Corte europea dei diritti dell'uomo ha condannato l’Italia per la violazione dell’articolo 3 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo, il tema delle condizioni detentive è tornato al centro del dibattito pubblico e istituzionale. In questo contesto, la Casa Circondariale Francesco Di Cataldo di Milano, nota come San Vittore, rappresenta un caso emblematico per il suo valore storico e per le criticità legate alla sua inadeguatezza strutturale. Il dibattito sul futuro del complesso si articola tra ipotesi di demolizione, proposte di riconversione a luogo della memoria e prospettive di profonda riqualificazione funzionale. La presente ricerca si colloca in quest’ultima direzione, sostenendo la possibilità di mantenere la funzione penitenziaria attraverso un radicale intervento di ristrutturazione e rifunzionalizzazione, orientato al miglioramento della qualità della vita detentiva e al rafforzamento del rapporto tra carcere e città. Ispirandosi al pensiero di Ernesto Nathan Rogers, Guido Canella e Marco Biagi, i quali hanno riflettuto in modi diversi sul rapporto tra architettura, città e diritti, la tesi vuole dimostrare come San Vittore può diventare un laboratorio di sperimentazione di nuove pratiche architettoniche e sociali, creando un confine permeabile con la città.

Dentro le mura : nuove funzioni per il carcere di San Vittore

RECANATI AUBERT, GRETA
2024/2025

Abstract

Following the Torreggiani judgment of 2013, in which the European Court of Human Rights condemned Italy for violating Article 3 of the European Convention on Human Rights, the issue of prison conditions returned to the center of public and institutional debate. In this context, the Francesco Di Cataldo Correctional Facility in Milan, known as San Vittore, represents an emblematic case due to its historical significance and the critical issues related to its structural inadequacy. The debate on the future of the complex revolves around proposals for demolition, ideas for converting it into a site of memory, and perspectives of profound functional redevelopment. This research aligns with the latter direction, advocating for the possibility of maintaining its penitentiary function through a radical intervention of renovation and functional reorganization, aimed at improving the quality of prison life and strengthening the relationship between the prison and the city. Drawing inspiration from the thought of Ernesto Nathan Rogers, Guido Canella, and Marco Biagi, who reflected on the relationship between architecture, the city, and rights, this thesis seeks to demonstrate how San Vittore can become a laboratory for experimenting with new architectural and social practices, creating a permeable boundary with the city.
ARC I - Scuola di Architettura Urbanistica Ingegneria delle Costruzioni
26-mar-2026
2024/2025
A seguito della sentenza Torreggiani del 2013, con cui la Corte europea dei diritti dell'uomo ha condannato l’Italia per la violazione dell’articolo 3 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo, il tema delle condizioni detentive è tornato al centro del dibattito pubblico e istituzionale. In questo contesto, la Casa Circondariale Francesco Di Cataldo di Milano, nota come San Vittore, rappresenta un caso emblematico per il suo valore storico e per le criticità legate alla sua inadeguatezza strutturale. Il dibattito sul futuro del complesso si articola tra ipotesi di demolizione, proposte di riconversione a luogo della memoria e prospettive di profonda riqualificazione funzionale. La presente ricerca si colloca in quest’ultima direzione, sostenendo la possibilità di mantenere la funzione penitenziaria attraverso un radicale intervento di ristrutturazione e rifunzionalizzazione, orientato al miglioramento della qualità della vita detentiva e al rafforzamento del rapporto tra carcere e città. Ispirandosi al pensiero di Ernesto Nathan Rogers, Guido Canella e Marco Biagi, i quali hanno riflettuto in modi diversi sul rapporto tra architettura, città e diritti, la tesi vuole dimostrare come San Vittore può diventare un laboratorio di sperimentazione di nuove pratiche architettoniche e sociali, creando un confine permeabile con la città.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/10589/252821