Historically, the birth of an urban settlement has often been determined by the intersection of two roads, the cardo maximus and the decumanus maximus. This crossing established a reference point in a previously boundless space, where the flows could converge, giving rise to fundamental social exchange. The thesis aims to investigate the role of the corner as a generator of urban space: nowadays often overlooked or underused, it can represent an active threshold between paths and perspectives, capable of triggering new regenerative social dynamics. The corner can in fact be understood as a geometric-spatial, social and also design element. While spatially it translates into a change of direction within the urban fabric, socially it can serve as a meeting place for citizens and a recognisable element for orientation. Whereas in terms of design, it offers the opportunity to introduce morphological and functional variations, both in terms of built environment and open space management. Through theoretical and morphological analysis, the work aims to select a series of corners in Milan, buildings that belong to the second post-war period, when the tears in the urban fabric were to be sewn together knowingly and the expansion of the city had to be managed. Commonly associated with Modernism, architects working in those years relied on abstraction as architectural instrument, while reintroducing figurative values in the definition of spaces. From this tension, between abstraction and figuration, is possible to derive design strategies capable of enhancing the potential of the relationship between corner and ground floor. The research finds concrete application in a strategic area of the city of Milan, characterised by a condition of building isolation and infrastructural tightness, where the corner does not manifest itself as a built element, but as a field of urban relations. In this context, the design intervention aims to reinterpret the building as a device capable of constructing a new three-dimensional urban corner that takes contemporary space into account, the multiplication of the angle to construct its ground floor.

Storicamente, la nascita di un insediamento urbano è determinata dall’incrociarsi di due strade, il cardo maximus e il decumanus maximus. L’intersezione dei due tracciati determinava un punto fisso in uno spazio senza riferimenti, dove i flussi potevano imbattersi l’uno nell’altro dando vita ad un interscambio sociale fondamentale. Questa tesi indaga il ruolo dell’angolo come elemento generatore di spazio urbano: al giorno d’oggi spesso trascurato o sottoutilizzato, può rappresentare una soglia attiva tra percorsi e prospettive, punto chiave per innescare nuove dinamiche sociali e rigenerative. L’angolo urbano può essere infatti inteso come elemento geometrico-spaziale, sociale e dunque anche progettuale. Mentre spazialmente rappresenta un cambiamento di direzione all’interno del tessuto urbano, socialmente può fungere da luogo di incontro ed elemento riconoscibile per orientarsi. Progettualmente invece offre l’opportunità di introdurre variazioni morfologiche e funzionali, sia nel costruito che nella gestione dello spazio aperto. Attraverso un’analisi teorica e morfologica, il lavoro mira a selezionare una serie di angoli urbani milanesi, dove l’architettura del dopoguerra si è occupata di ricucire gli squarci dei bombardamenti e gestire l’espansione della città. Comunemente associati al Modernismo, gli architetti di quel periodo facevano riferimento all’uso dell’astrazione come strumento progettuale, introducendo anche gli aspetti figurativi per la definizione degli spazi. Da questa tensione è possibile derivare strategie capaci di intensificare il potenziale della relazione tra angolo urbano e attacco a terra. La ricerca troverà applicazione concreta in un’area strategica della città di Milano, caratterizzata da una condizione di isolamento edilizio e forti tensioni infrastrutturali, dove l’angolo non si manifesta come elemento costruito, ma campo di relazioni urbane. In questo contesto, l’intervento progettuale mira a reinterpretare l’edificio come dispositivo capace di costruire un nuovo angolo urbano tridimensionale che tiene in considerazione dello spazio contemporaneo, e dove la moltiplicazione dell’angolo costruisce il piano terra della città.

Meet me at the corner : corners and ground floors to address contemporaneity

Biffi, Michela;Matta, Giulia Simona
2024/2025

Abstract

Historically, the birth of an urban settlement has often been determined by the intersection of two roads, the cardo maximus and the decumanus maximus. This crossing established a reference point in a previously boundless space, where the flows could converge, giving rise to fundamental social exchange. The thesis aims to investigate the role of the corner as a generator of urban space: nowadays often overlooked or underused, it can represent an active threshold between paths and perspectives, capable of triggering new regenerative social dynamics. The corner can in fact be understood as a geometric-spatial, social and also design element. While spatially it translates into a change of direction within the urban fabric, socially it can serve as a meeting place for citizens and a recognisable element for orientation. Whereas in terms of design, it offers the opportunity to introduce morphological and functional variations, both in terms of built environment and open space management. Through theoretical and morphological analysis, the work aims to select a series of corners in Milan, buildings that belong to the second post-war period, when the tears in the urban fabric were to be sewn together knowingly and the expansion of the city had to be managed. Commonly associated with Modernism, architects working in those years relied on abstraction as architectural instrument, while reintroducing figurative values in the definition of spaces. From this tension, between abstraction and figuration, is possible to derive design strategies capable of enhancing the potential of the relationship between corner and ground floor. The research finds concrete application in a strategic area of the city of Milan, characterised by a condition of building isolation and infrastructural tightness, where the corner does not manifest itself as a built element, but as a field of urban relations. In this context, the design intervention aims to reinterpret the building as a device capable of constructing a new three-dimensional urban corner that takes contemporary space into account, the multiplication of the angle to construct its ground floor.
ARC I - Scuola di Architettura Urbanistica Ingegneria delle Costruzioni
26-mar-2026
2024/2025
Storicamente, la nascita di un insediamento urbano è determinata dall’incrociarsi di due strade, il cardo maximus e il decumanus maximus. L’intersezione dei due tracciati determinava un punto fisso in uno spazio senza riferimenti, dove i flussi potevano imbattersi l’uno nell’altro dando vita ad un interscambio sociale fondamentale. Questa tesi indaga il ruolo dell’angolo come elemento generatore di spazio urbano: al giorno d’oggi spesso trascurato o sottoutilizzato, può rappresentare una soglia attiva tra percorsi e prospettive, punto chiave per innescare nuove dinamiche sociali e rigenerative. L’angolo urbano può essere infatti inteso come elemento geometrico-spaziale, sociale e dunque anche progettuale. Mentre spazialmente rappresenta un cambiamento di direzione all’interno del tessuto urbano, socialmente può fungere da luogo di incontro ed elemento riconoscibile per orientarsi. Progettualmente invece offre l’opportunità di introdurre variazioni morfologiche e funzionali, sia nel costruito che nella gestione dello spazio aperto. Attraverso un’analisi teorica e morfologica, il lavoro mira a selezionare una serie di angoli urbani milanesi, dove l’architettura del dopoguerra si è occupata di ricucire gli squarci dei bombardamenti e gestire l’espansione della città. Comunemente associati al Modernismo, gli architetti di quel periodo facevano riferimento all’uso dell’astrazione come strumento progettuale, introducendo anche gli aspetti figurativi per la definizione degli spazi. Da questa tensione è possibile derivare strategie capaci di intensificare il potenziale della relazione tra angolo urbano e attacco a terra. La ricerca troverà applicazione concreta in un’area strategica della città di Milano, caratterizzata da una condizione di isolamento edilizio e forti tensioni infrastrutturali, dove l’angolo non si manifesta come elemento costruito, ma campo di relazioni urbane. In questo contesto, l’intervento progettuale mira a reinterpretare l’edificio come dispositivo capace di costruire un nuovo angolo urbano tridimensionale che tiene in considerazione dello spazio contemporaneo, e dove la moltiplicazione dell’angolo costruisce il piano terra della città.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/10589/252859