This thesis examines the relationship between collective memory, identity, and ideology within the public realm. Motivated by an inquiry into the role of architecture at the intersection of these domains, and its capacity to move beyond the passive narration of the past, the research centers on an analysis of the position of the Old Belgrade Fairground (1937) within the collective memory of Serbia (formerly part of Yugoslavia) across different historical periods. Particular attention is given to the political and economic contexts that shaped its shifting meanings over time. Initially conceived as a spatial manifestation of the Kingdom of Yugoslavia’s search for political and ideological self-definition, the site was coded with strong symbolic significance. During the Second World War, it was transformed into a concentration camp and a site of the Holocaust, whilst in the postwar socialist period, it functioned as a base for youth labour brigades and later as an artists’ colony. Presently situated at the margins of the public realm, the site directly reflects contemporary culture of remembrance and prevailing attitudes toward forms of heritage that do not align with dominant socio-political currents. Characterized by conflicting historical layers, the former fairground has, since the end of the war, been repeatedly instrumentalized in controlled processes of reframing and reshaping memory, particularly in relation to the remembrance of its function as a concentration camp, in order to support emerging ideological constructs. Following a critical analysis of the site’s contested past, the shifting narratives that have shaped its interpretation, and the broader contemporary context of Belgrade and Serbia, the project proposes a strategy for reframing the memory of the place through a sensory and exploratory spatial experience. Architecture is positioned not merely as a representational medium, but as an active mediator in processes of reconciliation, structuring perception while making all historical layers of the site legible.

Questa tesi esamina il rapporto tra memoria collettiva, identità e ideologia nello spazio pubblico. Muovendo da una riflessione sul ruolo dell’architettura all’intersezione di questi ambiti, e sulla sua capacità di superare la narrazione passiva del passato, la ricerca si concentra sull’analisi della posizione del sito dello Staro Sajmište (Fiera di Belgrado del 1937) nella memoria collettiva della Serbia (già parte della Jugoslavia) attraverso differenti periodi storici. Particolare attenzione è rivolta ai contesti politici ed economici che ne hanno determinato i mutamenti di significato nel tempo. Concepito inizialmente come manifestazione spaziale della ricerca di auto-definizione politica e ideologica del Regno di Jugoslavia, il sito fu caricato di una forte valenza simbolica. Durante la Seconda guerra mondiale venne trasformato in un campo di concentramento e in un luogo della Shoah, mentre nel periodo socialista del dopoguerra fu utilizzato come base per le brigate giovanili di lavoro e successivamente come colonia di artisti. Oggi situato ai margini dello spazio pubblico, il sito riflette direttamente la cultura contemporanea della memoria e gli atteggiamenti prevalenti verso quelle forme di patrimonio che non si allineano con le correnti socio-politiche dominanti. Caratterizzato da stratificazioni storiche conflittuali, l’ex complesso fieristico è stato, dalla fine della guerra, ripetutamente strumentalizzato in processi controllati di riformulazione e ridefinizione della memoria, in particolare in relazione alla commemorazione del suo ruolo di campo di concentramento, al fine di sostenere nuove costruzioni ideologiche. A seguito di un’analisi critica del passato controverso del sito, delle narrazioni mutevoli che ne hanno plasmato l’interpretazione e del più ampio contesto contemporaneo di Belgrado e della Serbia, il progetto propone una strategia di riformulazione della memoria del luogo attraverso un’esperienza spaziale sensoriale ed esplorativa. L’architettura è intesa non soltanto come mezzo rappresentativo, ma come mediatore attivo nei processi di riconciliazione, capace di strutturare la percezione e di rendere leggibili tutte le stratificazioni storiche del sito.

Reframing memory: a sensory reading of the old Belgrade fairground

Misirkic, Teodora
2025/2026

Abstract

This thesis examines the relationship between collective memory, identity, and ideology within the public realm. Motivated by an inquiry into the role of architecture at the intersection of these domains, and its capacity to move beyond the passive narration of the past, the research centers on an analysis of the position of the Old Belgrade Fairground (1937) within the collective memory of Serbia (formerly part of Yugoslavia) across different historical periods. Particular attention is given to the political and economic contexts that shaped its shifting meanings over time. Initially conceived as a spatial manifestation of the Kingdom of Yugoslavia’s search for political and ideological self-definition, the site was coded with strong symbolic significance. During the Second World War, it was transformed into a concentration camp and a site of the Holocaust, whilst in the postwar socialist period, it functioned as a base for youth labour brigades and later as an artists’ colony. Presently situated at the margins of the public realm, the site directly reflects contemporary culture of remembrance and prevailing attitudes toward forms of heritage that do not align with dominant socio-political currents. Characterized by conflicting historical layers, the former fairground has, since the end of the war, been repeatedly instrumentalized in controlled processes of reframing and reshaping memory, particularly in relation to the remembrance of its function as a concentration camp, in order to support emerging ideological constructs. Following a critical analysis of the site’s contested past, the shifting narratives that have shaped its interpretation, and the broader contemporary context of Belgrade and Serbia, the project proposes a strategy for reframing the memory of the place through a sensory and exploratory spatial experience. Architecture is positioned not merely as a representational medium, but as an active mediator in processes of reconciliation, structuring perception while making all historical layers of the site legible.
ARC I - Scuola di Architettura Urbanistica Ingegneria delle Costruzioni
26-mar-2026
2025/2026
Questa tesi esamina il rapporto tra memoria collettiva, identità e ideologia nello spazio pubblico. Muovendo da una riflessione sul ruolo dell’architettura all’intersezione di questi ambiti, e sulla sua capacità di superare la narrazione passiva del passato, la ricerca si concentra sull’analisi della posizione del sito dello Staro Sajmište (Fiera di Belgrado del 1937) nella memoria collettiva della Serbia (già parte della Jugoslavia) attraverso differenti periodi storici. Particolare attenzione è rivolta ai contesti politici ed economici che ne hanno determinato i mutamenti di significato nel tempo. Concepito inizialmente come manifestazione spaziale della ricerca di auto-definizione politica e ideologica del Regno di Jugoslavia, il sito fu caricato di una forte valenza simbolica. Durante la Seconda guerra mondiale venne trasformato in un campo di concentramento e in un luogo della Shoah, mentre nel periodo socialista del dopoguerra fu utilizzato come base per le brigate giovanili di lavoro e successivamente come colonia di artisti. Oggi situato ai margini dello spazio pubblico, il sito riflette direttamente la cultura contemporanea della memoria e gli atteggiamenti prevalenti verso quelle forme di patrimonio che non si allineano con le correnti socio-politiche dominanti. Caratterizzato da stratificazioni storiche conflittuali, l’ex complesso fieristico è stato, dalla fine della guerra, ripetutamente strumentalizzato in processi controllati di riformulazione e ridefinizione della memoria, in particolare in relazione alla commemorazione del suo ruolo di campo di concentramento, al fine di sostenere nuove costruzioni ideologiche. A seguito di un’analisi critica del passato controverso del sito, delle narrazioni mutevoli che ne hanno plasmato l’interpretazione e del più ampio contesto contemporaneo di Belgrado e della Serbia, il progetto propone una strategia di riformulazione della memoria del luogo attraverso un’esperienza spaziale sensoriale ed esplorativa. L’architettura è intesa non soltanto come mezzo rappresentativo, ma come mediatore attivo nei processi di riconciliazione, capace di strutturare la percezione e di rendere leggibili tutte le stratificazioni storiche del sito.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/10589/253183