This thesis develops an object-centred method for designing scenography through reconfiguration. It asks how furniture and everyday objects, understood through their affordances, can generate spatial conditions on stage and make transformation legible as a performance mechanism rather than the traditional hidden scene change. The research builds an affordance catalogue from workshop studies and tests and applies it to a limited object kit. Each element is treated as a partner in action: a chair can support, obstruct, elevate, or expose; a table can become boundary, platform, or shelter. Meaning emerges through repeated operations and their timing. Rhythm, duration, and the visibility of labour are treated as design variables, producing a scored sequence of spatial states from the same components. Virginia Woolf’s A Room of One’s Own (1929) is introduced as a case study and constraint model. The essay is not adapted as narrative but translated into spatial situations concerned with permission and denial, interruption and continuity, privacy and exposure. These situations structure a sequence of eight settings, each realised through the reconfiguration of the same kit. The theoretical framework combines phenomenology, affordance theory and object agency, a lens of spatial access and constraint, and temporality as a compositional material. The framework is contextualised through scenographic precedents that foreground minimal means and visible transformation. The outcome is a scenographic proposal and a transferable method for designing space through human–object interaction and scored reconfiguration. Beyond the Woolf case study, the thesis argues for scenography as a practice of constructing spatial conditions over time, where objects distribute possibilities for action and the mechanics of change become dramaturgical tools.

Questa tesi sviluppa un metodo centrato sull’oggetto (object-centred) per progettare la scenografia attraverso la riconfigurazione. Indaga come arredi e oggetti d’uso quotidiano, letti attraverso le loro possibilità d’azione (affordances), possano generare condizioni spaziali in scena e rendere la trasformazione leggibile come meccanismo performativo, anziché come cambio scena nascosto. La ricerca costruisce un catalogo di possibilità d’azione a partire da test di workshop e lo applica a un kit limitato di oggetti. Ogni elemento è trattato come partner dell’azione: una sedia può sostenere, ostacolare, elevare o esporre; un tavolo può diventare confine, piattaforma o riparo. Il significato emerge da operazioni ripetute e dalla loro scansione temporale. Ritmo, durata e visibilità del lavoro diventano variabili progettuali, producendo una sequenza di stati spaziali a partire dagli stessi componenti. A Room of One’s Own (1929) di Virginia Woolf è introdotto come caso studio e modello di vincoli. Il testo non viene adattato come narrazione, ma tradotto in situazioni spaziali legate a permesso e negazione, interruzione e continuità, privacy ed esposizione. Queste situazioni strutturano una sequenza di otto ambienti, ciascuno realizzato tramite la riconfigurazione del medesimo kit. Il quadro teorico integra fenomenologia, teoria delle possibilità d’azione e agency dell’oggetto (object agency), una lente su accesso e vincolo spaziale e la temporalità come materiale compositivo, ed è contestualizzato attraverso precedenti scenografici basati su mezzi minimi e trasformazioni visibili. L’esito è una proposta scenografica e un metodo trasferibile per progettare lo spazio attraverso l’interazione umano-oggetto e la riconfigurazione. Oltre il caso Woolf, la tesi propone la scenografia come pratica di costruzione di condizioni spaziali nel tempo, in cui gli oggetti distribuiscono possibilità d’azione e la meccanica del cambiamento diventa strumento drammaturgico.

From prop to system: object affordances and spatial transformation through reconfiguration in scenography

Calisi, Laura
2024/2025

Abstract

This thesis develops an object-centred method for designing scenography through reconfiguration. It asks how furniture and everyday objects, understood through their affordances, can generate spatial conditions on stage and make transformation legible as a performance mechanism rather than the traditional hidden scene change. The research builds an affordance catalogue from workshop studies and tests and applies it to a limited object kit. Each element is treated as a partner in action: a chair can support, obstruct, elevate, or expose; a table can become boundary, platform, or shelter. Meaning emerges through repeated operations and their timing. Rhythm, duration, and the visibility of labour are treated as design variables, producing a scored sequence of spatial states from the same components. Virginia Woolf’s A Room of One’s Own (1929) is introduced as a case study and constraint model. The essay is not adapted as narrative but translated into spatial situations concerned with permission and denial, interruption and continuity, privacy and exposure. These situations structure a sequence of eight settings, each realised through the reconfiguration of the same kit. The theoretical framework combines phenomenology, affordance theory and object agency, a lens of spatial access and constraint, and temporality as a compositional material. The framework is contextualised through scenographic precedents that foreground minimal means and visible transformation. The outcome is a scenographic proposal and a transferable method for designing space through human–object interaction and scored reconfiguration. Beyond the Woolf case study, the thesis argues for scenography as a practice of constructing spatial conditions over time, where objects distribute possibilities for action and the mechanics of change become dramaturgical tools.
ARC III - Scuola del Design
26-mar-2026
2024/2025
Questa tesi sviluppa un metodo centrato sull’oggetto (object-centred) per progettare la scenografia attraverso la riconfigurazione. Indaga come arredi e oggetti d’uso quotidiano, letti attraverso le loro possibilità d’azione (affordances), possano generare condizioni spaziali in scena e rendere la trasformazione leggibile come meccanismo performativo, anziché come cambio scena nascosto. La ricerca costruisce un catalogo di possibilità d’azione a partire da test di workshop e lo applica a un kit limitato di oggetti. Ogni elemento è trattato come partner dell’azione: una sedia può sostenere, ostacolare, elevare o esporre; un tavolo può diventare confine, piattaforma o riparo. Il significato emerge da operazioni ripetute e dalla loro scansione temporale. Ritmo, durata e visibilità del lavoro diventano variabili progettuali, producendo una sequenza di stati spaziali a partire dagli stessi componenti. A Room of One’s Own (1929) di Virginia Woolf è introdotto come caso studio e modello di vincoli. Il testo non viene adattato come narrazione, ma tradotto in situazioni spaziali legate a permesso e negazione, interruzione e continuità, privacy ed esposizione. Queste situazioni strutturano una sequenza di otto ambienti, ciascuno realizzato tramite la riconfigurazione del medesimo kit. Il quadro teorico integra fenomenologia, teoria delle possibilità d’azione e agency dell’oggetto (object agency), una lente su accesso e vincolo spaziale e la temporalità come materiale compositivo, ed è contestualizzato attraverso precedenti scenografici basati su mezzi minimi e trasformazioni visibili. L’esito è una proposta scenografica e un metodo trasferibile per progettare lo spazio attraverso l’interazione umano-oggetto e la riconfigurazione. Oltre il caso Woolf, la tesi propone la scenografia come pratica di costruzione di condizioni spaziali nel tempo, in cui gli oggetti distribuiscono possibilità d’azione e la meccanica del cambiamento diventa strumento drammaturgico.
File allegati
File Dimensione Formato  
thesis_calisi.pdf

non accessibile

Dimensione 28.98 MB
Formato Adobe PDF
28.98 MB Adobe PDF   Visualizza/Apri

I documenti in POLITesi sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.

Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/10589/253253