The concept of Building in Time challenges the traditional idea of the building as a static and finished object, restoring centrality to the temporal dimension of architecture. Its theoretical formulation is due to Marvin Trachtenberg, who in Building-in-Time: From Giotto to Alberti and Modern Oblivion (2010) draws attention to a pre-modern approach based on an open temporality: the project is born and evolves through an incremental process in which decisions are distributed over time. The break with this model is due to Alberti, who separates design from construction, removing time as an active force. Architecture thus enters the paradigm of authorial modernity and the consequent modern oblivion: a concluded vision of the work persists, unable to engage with changing human needs. The result is a paradox: buildings created to meet precise requirements become obsolete when those requirements change, prompting demolition rather than adaptation. Extending this reflection to the urban scale means recognizing that designing in time is equivalent to adding a new layer to the city's palimpsest. Milan is an emblematic example: its form does not derive from a unitary project, but from continuous stratifications. Within this context stands the Loro & Parisini factory by Caccia Dominioni, a case study embodying the contradictions of modern heritage: a building that has undergone transformations while maintaining formal dignity yet fragmented by interventions that disregard its overall architectural value. Recovering the notion of Building in Time means proposing an architecture that is precise in form, clear in typology, solid in structure, but indeterminate in function, capable of becoming an urban permanence and of hosting the future history of the city. A conscious project must read the building organism as a palimpsest, constructing an analogical dialogue between new intervention and past. Time is not an obstacle but a resource: building becomes a continuous act in which space and life are mutually negotiated, integrating historical memory with the urgencies of the present.

Il concetto di Building in Time mette in discussione l'idea tradizionale dell'edificio come oggetto statico e finito, restituendo centralità alla dimensione temporale dell'architettura. La sua formulazione teorica si deve a Marvin Trachtenberg, che nel volume Building-in-Time: From Giotto to Alberti and Modern Oblivion (2010) riporta all'attenzione un approccio premoderno basato su una temporalità aperta: il progetto nasce e si evolve attraverso un processo incrementale in cui le decisioni sono distribuite nel tempo. La rottura con questo modello si deve ad Alberti, che separa progettazione e costruzione, sottraendo il tempo come forza attiva. L'architettura entra così nel paradigma della modernità autoriale e nel conseguente oblio moderno: persiste una visione conclusa dell'opera, incapace di dialogare con i bisogni umani che cambiano. Il risultato è un paradosso: edifici nati per rispondere a esigenze precise diventano obsoleti quando quelle esigenze mutano, spingendo a demolire piuttosto che adattare. Estendere questa riflessione alla scala urbana significa riconoscere che progettare nel tempo equivale ad aggiungere un nuovo strato al palinsesto della città. Milano ne è esempio emblematico: la sua forma non deriva da un progetto unitario, ma da continue stratificazioni. In questo contesto si inserisce lo stabilimento Loro & Parisini di Caccia Dominioni, caso studio che incarna le contraddizioni del patrimonio moderno: un edificio che ha attraversato trasformazioni mantenendo dignità formale, ma oggi frammentato da interventi che ne ignorano il valore architettonico complessivo. Recuperare la nozione di Building in Time significa proporre un'architettura precisa nella forma, chiara nella tipologia, solida nella struttura, ma indeterminata nella funzione, capace di trasformarsi in permanenza urbana e di ospitare la storia futura della città. Un progetto consapevole deve leggere l'organismo edilizio come palinsesto, costruendo un dialogo analogico tra nuovo intervento e passato. Il tempo non è ostacolo ma risorsa: costruire diventa un atto continuo in cui spazio e vita si negoziano reciprocamente, integrando memoria storica e urgenze del presente.

Building in time : theory and practice of modern architectural permanence through the case of the former Loro & Parisini Factory by Luigi Caccia Dominioni

Greco, Giorgia;Asfinio, Niccolò;Pacini, Davide
2025/2026

Abstract

The concept of Building in Time challenges the traditional idea of the building as a static and finished object, restoring centrality to the temporal dimension of architecture. Its theoretical formulation is due to Marvin Trachtenberg, who in Building-in-Time: From Giotto to Alberti and Modern Oblivion (2010) draws attention to a pre-modern approach based on an open temporality: the project is born and evolves through an incremental process in which decisions are distributed over time. The break with this model is due to Alberti, who separates design from construction, removing time as an active force. Architecture thus enters the paradigm of authorial modernity and the consequent modern oblivion: a concluded vision of the work persists, unable to engage with changing human needs. The result is a paradox: buildings created to meet precise requirements become obsolete when those requirements change, prompting demolition rather than adaptation. Extending this reflection to the urban scale means recognizing that designing in time is equivalent to adding a new layer to the city's palimpsest. Milan is an emblematic example: its form does not derive from a unitary project, but from continuous stratifications. Within this context stands the Loro & Parisini factory by Caccia Dominioni, a case study embodying the contradictions of modern heritage: a building that has undergone transformations while maintaining formal dignity yet fragmented by interventions that disregard its overall architectural value. Recovering the notion of Building in Time means proposing an architecture that is precise in form, clear in typology, solid in structure, but indeterminate in function, capable of becoming an urban permanence and of hosting the future history of the city. A conscious project must read the building organism as a palimpsest, constructing an analogical dialogue between new intervention and past. Time is not an obstacle but a resource: building becomes a continuous act in which space and life are mutually negotiated, integrating historical memory with the urgencies of the present.
ARC I - Scuola di Architettura Urbanistica Ingegneria delle Costruzioni
26-mar-2026
2025/2026
Il concetto di Building in Time mette in discussione l'idea tradizionale dell'edificio come oggetto statico e finito, restituendo centralità alla dimensione temporale dell'architettura. La sua formulazione teorica si deve a Marvin Trachtenberg, che nel volume Building-in-Time: From Giotto to Alberti and Modern Oblivion (2010) riporta all'attenzione un approccio premoderno basato su una temporalità aperta: il progetto nasce e si evolve attraverso un processo incrementale in cui le decisioni sono distribuite nel tempo. La rottura con questo modello si deve ad Alberti, che separa progettazione e costruzione, sottraendo il tempo come forza attiva. L'architettura entra così nel paradigma della modernità autoriale e nel conseguente oblio moderno: persiste una visione conclusa dell'opera, incapace di dialogare con i bisogni umani che cambiano. Il risultato è un paradosso: edifici nati per rispondere a esigenze precise diventano obsoleti quando quelle esigenze mutano, spingendo a demolire piuttosto che adattare. Estendere questa riflessione alla scala urbana significa riconoscere che progettare nel tempo equivale ad aggiungere un nuovo strato al palinsesto della città. Milano ne è esempio emblematico: la sua forma non deriva da un progetto unitario, ma da continue stratificazioni. In questo contesto si inserisce lo stabilimento Loro & Parisini di Caccia Dominioni, caso studio che incarna le contraddizioni del patrimonio moderno: un edificio che ha attraversato trasformazioni mantenendo dignità formale, ma oggi frammentato da interventi che ne ignorano il valore architettonico complessivo. Recuperare la nozione di Building in Time significa proporre un'architettura precisa nella forma, chiara nella tipologia, solida nella struttura, ma indeterminata nella funzione, capace di trasformarsi in permanenza urbana e di ospitare la storia futura della città. Un progetto consapevole deve leggere l'organismo edilizio come palinsesto, costruendo un dialogo analogico tra nuovo intervento e passato. Il tempo non è ostacolo ma risorsa: costruire diventa un atto continuo in cui spazio e vita si negoziano reciprocamente, integrando memoria storica e urgenze del presente.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/10589/253255