This thesis explores space as an active dramaturgical device, moving beyond the idea of architecture and scenography as neutral containers. Space is understood as a relational and performative condition that shapes behaviors and hierarchies, transforming the spectator from a passive observer into an active participant. The research develops through a dialogue between architectural theory and the practice of scenography, focusing on the principles of Environmental Theatre and the overcoming of traditional composition. Fragmentation and instability redefine the role of the audience, while deconstructivist thought supports the idea of space as tension and displacement. In this context, the Teatro Arsenale in Milan is analyzed as a flexible black box: not a static form, but an active device. The choice of Ubu Roi by Alfred Jarry is based on its historical and scenographic importance. At its premiere in 1896, the play marked a radical break with theatrical conventions and opened the way to modern theatre. Its structural instability and egregious excess provide a strong foundation for a spatial investigation focused on power and deformation. This scenographic project UBU RE IN&OUT overturns the theatre as a representation of the world and transforms it into a representation of Ubu’s soul. The performance journey extends from the city into the theatre through a circular path, in which the spectator is absorbed into the space as an active part of the system. The essence of the thesis lies in emotional storytelling through space: the instability and unpredictable environments make Ubu’s absurdity concrete, turning space and audience into the true protagonists.

La presente tesi indaga lo spazio come dispositivo drammaturgico attivo, superando l’idea di architettura e scenografia come semplici contenitori neutri dell’azione teatrale. Lo spazio non è più sfondo passivo, ma sistema relazionale capace di orientare comportamenti, costruire gerarchie e trasformare lo spettatore da osservatore a parte integrante dell’esperienza. La ricerca mette in dialogo teoria architettonica e pratica scenografica, approfondendo i principi dell’Environmental Theatre e il superamento della frontalità tradizionale del teatro all’italiana, fondata sulla separazione tra palco e platea. Frammentazione, discontinuità e instabilità diventano strumenti progettuali per ridefinire il ruolo del pubblico. In questo quadro, il Teatro Arsenale di Milano è analizzato come black box flessibile: non forma statica, ma dispositivo trasformabile. La scelta di Ubu Roi di Alfred Jarry nasce dalla sua portata di rottura: fin dalla prima del 1896, l’opera scardina le convenzioni teatrali e inaugura una nuova idea di scena. Il suo eccesso grottesco e la centralità del tema del potere offrono la base per un’indagine spaziale che traduce l’assurdo in esperienza fisica. In parallelo, il pensiero decostruttivista rafforza questa prospettiva: così come Daniel Libeskind nel Jewish Museum Berlin costruisce una narrazione emozionale attraverso vuoti, tagli, inclinazioni e fratture, senza ricorrere alla parola, allo stesso modo Ubu Roi rivela il proprio potenziale attraverso lo spazio. L’assurdità dell’opera si concretizza in ambienti deformati, obliqui, compressi e disarticolati, capaci di generare disorientamento e tensione. Il progetto scenografico “UBU RE IN&OUT” trasforma così il teatro da rappresentazione del mondo esterno a rappresentazione dell’interiorità di Ubu, sviluppandosi dal contesto urbano all’interno della black box in un percorso itinerante e non lineare, in cui lo spettatore attraversa lo spazio come parte attiva del sistema.

Ubu-Re, inandout : using space as the mind's narrator

Turrini, Elga
2024/2025

Abstract

This thesis explores space as an active dramaturgical device, moving beyond the idea of architecture and scenography as neutral containers. Space is understood as a relational and performative condition that shapes behaviors and hierarchies, transforming the spectator from a passive observer into an active participant. The research develops through a dialogue between architectural theory and the practice of scenography, focusing on the principles of Environmental Theatre and the overcoming of traditional composition. Fragmentation and instability redefine the role of the audience, while deconstructivist thought supports the idea of space as tension and displacement. In this context, the Teatro Arsenale in Milan is analyzed as a flexible black box: not a static form, but an active device. The choice of Ubu Roi by Alfred Jarry is based on its historical and scenographic importance. At its premiere in 1896, the play marked a radical break with theatrical conventions and opened the way to modern theatre. Its structural instability and egregious excess provide a strong foundation for a spatial investigation focused on power and deformation. This scenographic project UBU RE IN&OUT overturns the theatre as a representation of the world and transforms it into a representation of Ubu’s soul. The performance journey extends from the city into the theatre through a circular path, in which the spectator is absorbed into the space as an active part of the system. The essence of the thesis lies in emotional storytelling through space: the instability and unpredictable environments make Ubu’s absurdity concrete, turning space and audience into the true protagonists.
ARC I - Scuola di Architettura Urbanistica Ingegneria delle Costruzioni
26-mar-2026
2024/2025
La presente tesi indaga lo spazio come dispositivo drammaturgico attivo, superando l’idea di architettura e scenografia come semplici contenitori neutri dell’azione teatrale. Lo spazio non è più sfondo passivo, ma sistema relazionale capace di orientare comportamenti, costruire gerarchie e trasformare lo spettatore da osservatore a parte integrante dell’esperienza. La ricerca mette in dialogo teoria architettonica e pratica scenografica, approfondendo i principi dell’Environmental Theatre e il superamento della frontalità tradizionale del teatro all’italiana, fondata sulla separazione tra palco e platea. Frammentazione, discontinuità e instabilità diventano strumenti progettuali per ridefinire il ruolo del pubblico. In questo quadro, il Teatro Arsenale di Milano è analizzato come black box flessibile: non forma statica, ma dispositivo trasformabile. La scelta di Ubu Roi di Alfred Jarry nasce dalla sua portata di rottura: fin dalla prima del 1896, l’opera scardina le convenzioni teatrali e inaugura una nuova idea di scena. Il suo eccesso grottesco e la centralità del tema del potere offrono la base per un’indagine spaziale che traduce l’assurdo in esperienza fisica. In parallelo, il pensiero decostruttivista rafforza questa prospettiva: così come Daniel Libeskind nel Jewish Museum Berlin costruisce una narrazione emozionale attraverso vuoti, tagli, inclinazioni e fratture, senza ricorrere alla parola, allo stesso modo Ubu Roi rivela il proprio potenziale attraverso lo spazio. L’assurdità dell’opera si concretizza in ambienti deformati, obliqui, compressi e disarticolati, capaci di generare disorientamento e tensione. Il progetto scenografico “UBU RE IN&OUT” trasforma così il teatro da rappresentazione del mondo esterno a rappresentazione dell’interiorità di Ubu, sviluppandosi dal contesto urbano all’interno della black box in un percorso itinerante e non lineare, in cui lo spettatore attraversa lo spazio come parte attiva del sistema.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/10589/253357