The widespread availability of drones has made the aerial viewpoint an ordinary resource in contemporary visual communication. However, technical accessibility does not automatically translate into richer language choices nor into a shared operational vocabulary across design, directing and piloting. This thesis investigates Drone Videography as a set of practices in which the aerial perspective operates as a scene-building device grounded in movement. The aim is to describe and make aerial shooting decisions controllable in design terms, by clarifying the relationship between communicative functions, movement patterns and shooting techniques. The study adopts an exploratory approach based on the analysis of a corpus of video/film projects. The scene is used as the minimum unit of observation, understood as a dynamic configuration of camera/drone movements. Data are organised in a database (projects, scenes, glossary) that enables cross-reading and synthesis. Through scene analysis, recurring patterns and their variants (modifiers) are identified and connected to communicative functions and to the drone’s constraints and affordances. A digital strand is also included (virtual camera; photogrammetry) to observe continuities and specificities of shooting logics within synthetic environments. The outcome is a function-driven Visual Dictionary that translates results into operational categories (families of techniques, patterns, modifiers) and stabilises terminology through a glossary. The work therefore proposes a tool to support ideation, briefing and directing, aimed at making aerial shooting choices explicit, transferable and discussable within visual communication design.

La diffusione dei droni ha reso la prospettiva aerea una risorsa ordinaria nella comunicazione visiva, ma la maggiore accessibilità tecnica non coincide necessariamente con un ampliamento delle scelte di linguaggio né con la stabilizzazione di un lessico operativo condiviso tra progettazione, regia e pilotaggio. La tesi affronta la Drone Videography come ambito di pratiche in cui il punto di vista aereo è un dispositivo di costruzione scenica e spaziale, fondato sul movimento. L’obiettivo è descrivere e rendere governabili le scelte di ripresa in termini progettuali, esplicitando la relazione tra funzione comunicativa, pattern di movimento e tecnica. La ricerca adotta un approccio esplorativo basato sull’analisi di un corpus di prodotti video/filmici. L’unità minima di osservazione è la scena, intesa come configurazione dinamica di movimenti; i dati sono organizzati in un database (progetti, scene, glossario) che supporta la lettura trasversale dei risultati. A partire dall’analisi vengono individuati pattern ricorrenti e relative varianti (modificatori), messi in relazione con le funzioni comunicative e con i vincoli/potenzialità del mezzo, includendo anche un filone digitale (virtual camera; photogrammetry) per osservare continuità e specificità delle logiche di ripresa in ambienti sintetici. L’esito è la costruzione di un Visual Dictionary consultabile a partire dalle funzioni, che traduce i risultati in categorie operative (famiglie di tecniche, pattern, modificatori) e stabilizza il lessico tramite un glossario. Il lavoro propone così uno strumento a supporto di ideazione, briefing e regia, orientato a rendere trasferibili e motivabili le scelte di ripresa aerea nel progetto di comunicazione visiva.

Un visual dictionary per la drone videography : tecniche di ripresa e funzioni comunicative nel design della comunicazione

Galli, Rocco
2024/2025

Abstract

The widespread availability of drones has made the aerial viewpoint an ordinary resource in contemporary visual communication. However, technical accessibility does not automatically translate into richer language choices nor into a shared operational vocabulary across design, directing and piloting. This thesis investigates Drone Videography as a set of practices in which the aerial perspective operates as a scene-building device grounded in movement. The aim is to describe and make aerial shooting decisions controllable in design terms, by clarifying the relationship between communicative functions, movement patterns and shooting techniques. The study adopts an exploratory approach based on the analysis of a corpus of video/film projects. The scene is used as the minimum unit of observation, understood as a dynamic configuration of camera/drone movements. Data are organised in a database (projects, scenes, glossary) that enables cross-reading and synthesis. Through scene analysis, recurring patterns and their variants (modifiers) are identified and connected to communicative functions and to the drone’s constraints and affordances. A digital strand is also included (virtual camera; photogrammetry) to observe continuities and specificities of shooting logics within synthetic environments. The outcome is a function-driven Visual Dictionary that translates results into operational categories (families of techniques, patterns, modifiers) and stabilises terminology through a glossary. The work therefore proposes a tool to support ideation, briefing and directing, aimed at making aerial shooting choices explicit, transferable and discussable within visual communication design.
ARC III - Scuola del Design
26-mar-2026
2024/2025
La diffusione dei droni ha reso la prospettiva aerea una risorsa ordinaria nella comunicazione visiva, ma la maggiore accessibilità tecnica non coincide necessariamente con un ampliamento delle scelte di linguaggio né con la stabilizzazione di un lessico operativo condiviso tra progettazione, regia e pilotaggio. La tesi affronta la Drone Videography come ambito di pratiche in cui il punto di vista aereo è un dispositivo di costruzione scenica e spaziale, fondato sul movimento. L’obiettivo è descrivere e rendere governabili le scelte di ripresa in termini progettuali, esplicitando la relazione tra funzione comunicativa, pattern di movimento e tecnica. La ricerca adotta un approccio esplorativo basato sull’analisi di un corpus di prodotti video/filmici. L’unità minima di osservazione è la scena, intesa come configurazione dinamica di movimenti; i dati sono organizzati in un database (progetti, scene, glossario) che supporta la lettura trasversale dei risultati. A partire dall’analisi vengono individuati pattern ricorrenti e relative varianti (modificatori), messi in relazione con le funzioni comunicative e con i vincoli/potenzialità del mezzo, includendo anche un filone digitale (virtual camera; photogrammetry) per osservare continuità e specificità delle logiche di ripresa in ambienti sintetici. L’esito è la costruzione di un Visual Dictionary consultabile a partire dalle funzioni, che traduce i risultati in categorie operative (famiglie di tecniche, pattern, modificatori) e stabilizza il lessico tramite un glossario. Il lavoro propone così uno strumento a supporto di ideazione, briefing e regia, orientato a rendere trasferibili e motivabili le scelte di ripresa aerea nel progetto di comunicazione visiva.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/10589/253384