This thesis investigates the relationship between architecture, perception, and ideology, with particular emphasis on domestic space during the Cold War. Starting from the premise that built environments are never neutral, the research explores how architecture shapes sensory experience, emotional states, and behavioral patterns, drawing on historical analysis and recent neuroscientific insights. While architectural theory has traditionally privileged public and monumental spaces, this study re-centers the home as a critical site where political values, cultural narratives, and individual identities intersect. The work examines architecture as an ideological language capable of materializing power structures and guiding everyday practices. Through a theoretical framework that integrates concepts of ideology, soft power, and spatial perception, the thesis analyzes how both Western and Soviet blocs employed architecture and interior design as instruments of cultural persuasion during the Cold War. Domestic environments are interpreted not merely as functional shelters, but as symbolic and psychological devices through which competing models of individualism and collectivism were disseminated and normalized. By tracing the evolution of domestic space from postwar reconstruction to contemporary living, the research highlights the enduring legacy of Cold War housing models and their influence on current conceptions of comfort, privacy, and well-being. Ultimately, the thesis argues that the design of domestic environments carries an ethical responsibility: as insights from neuroscience and environmental psychology demonstrate, spatial configurations profoundly affect psychophysical health, identity formation, and social relations. Recognizing the home as a central locus of ideological, perceptual, and emotional experience allows for a more holistic and humane approach to architectural design.

Questa tesi indaga la relazione tra architettura, percezione e ideologia, con particolare attenzione allo spazio domestico durante la Guerra Fredda. Partendo dal presupposto che gli ambienti costruiti non siano mai neutri, la ricerca esplora come l’architettura plasmi l’esperienza sensoriale, gli stati emotivi e i modelli comportamentali, attingendo all’analisi storica e ai più recenti contributi delle neuroscienze. Sebbene la teoria architettonica abbia tradizionalmente privilegiato gli spazi pubblici e monumentali, questo studio riporta al centro la casa come luogo critico in cui valori politici, narrazioni culturali e identità individuali si intersecano. Il lavoro esamina l’architettura come linguaggio ideologico capace di materializzare strutture di potere e orientare le pratiche quotidiane. Attraverso un quadro teorico che integra i concetti di ideologia, soft power e percezione dello spazio, la tesi analizza come sia il blocco occidentale sia quello sovietico abbiano impiegato l’architettura e l’interior design come strumenti di persuasione culturale durante la Guerra Fredda. Gli ambienti domestici vengono interpretati non semplicemente come rifugi funzionali, ma come dispositivi simbolici e psicologici attraverso i quali modelli contrapposti di individualismo e collettivismo sono stati diffusi e normalizzati. Ripercorrendo l’evoluzione dello spazio domestico dalla ricostruzione postbellica all’abitare contemporaneo, la ricerca mette in luce l’eredità persistente dei modelli abitativi della Guerra Fredda e la loro influenza sulle attuali concezioni di comfort, privacy e benessere. In ultima analisi, la tesi sostiene che la progettazione degli ambienti domestici comporti una responsabilità etica: come dimostrano le neuroscienze e la psicologia ambientale, le configurazioni spaziali incidono profondamente sulla salute psicofisica, sulla formazione dell’identità e sulle relazioni sociali. Riconoscere la casa come luogo centrale di esperienza ideologica, percettiva ed emotiva consente un approccio più olistico e umano alla progettazione architettonica.

Housing, ideology and the construction of consent during the Cold War

Barbiera, Sara
2024/2025

Abstract

This thesis investigates the relationship between architecture, perception, and ideology, with particular emphasis on domestic space during the Cold War. Starting from the premise that built environments are never neutral, the research explores how architecture shapes sensory experience, emotional states, and behavioral patterns, drawing on historical analysis and recent neuroscientific insights. While architectural theory has traditionally privileged public and monumental spaces, this study re-centers the home as a critical site where political values, cultural narratives, and individual identities intersect. The work examines architecture as an ideological language capable of materializing power structures and guiding everyday practices. Through a theoretical framework that integrates concepts of ideology, soft power, and spatial perception, the thesis analyzes how both Western and Soviet blocs employed architecture and interior design as instruments of cultural persuasion during the Cold War. Domestic environments are interpreted not merely as functional shelters, but as symbolic and psychological devices through which competing models of individualism and collectivism were disseminated and normalized. By tracing the evolution of domestic space from postwar reconstruction to contemporary living, the research highlights the enduring legacy of Cold War housing models and their influence on current conceptions of comfort, privacy, and well-being. Ultimately, the thesis argues that the design of domestic environments carries an ethical responsibility: as insights from neuroscience and environmental psychology demonstrate, spatial configurations profoundly affect psychophysical health, identity formation, and social relations. Recognizing the home as a central locus of ideological, perceptual, and emotional experience allows for a more holistic and humane approach to architectural design.
ARC I - Scuola di Architettura Urbanistica Ingegneria delle Costruzioni
26-mar-2026
2024/2025
Questa tesi indaga la relazione tra architettura, percezione e ideologia, con particolare attenzione allo spazio domestico durante la Guerra Fredda. Partendo dal presupposto che gli ambienti costruiti non siano mai neutri, la ricerca esplora come l’architettura plasmi l’esperienza sensoriale, gli stati emotivi e i modelli comportamentali, attingendo all’analisi storica e ai più recenti contributi delle neuroscienze. Sebbene la teoria architettonica abbia tradizionalmente privilegiato gli spazi pubblici e monumentali, questo studio riporta al centro la casa come luogo critico in cui valori politici, narrazioni culturali e identità individuali si intersecano. Il lavoro esamina l’architettura come linguaggio ideologico capace di materializzare strutture di potere e orientare le pratiche quotidiane. Attraverso un quadro teorico che integra i concetti di ideologia, soft power e percezione dello spazio, la tesi analizza come sia il blocco occidentale sia quello sovietico abbiano impiegato l’architettura e l’interior design come strumenti di persuasione culturale durante la Guerra Fredda. Gli ambienti domestici vengono interpretati non semplicemente come rifugi funzionali, ma come dispositivi simbolici e psicologici attraverso i quali modelli contrapposti di individualismo e collettivismo sono stati diffusi e normalizzati. Ripercorrendo l’evoluzione dello spazio domestico dalla ricostruzione postbellica all’abitare contemporaneo, la ricerca mette in luce l’eredità persistente dei modelli abitativi della Guerra Fredda e la loro influenza sulle attuali concezioni di comfort, privacy e benessere. In ultima analisi, la tesi sostiene che la progettazione degli ambienti domestici comporti una responsabilità etica: come dimostrano le neuroscienze e la psicologia ambientale, le configurazioni spaziali incidono profondamente sulla salute psicofisica, sulla formazione dell’identità e sulle relazioni sociali. Riconoscere la casa come luogo centrale di esperienza ideologica, percettiva ed emotiva consente un approccio più olistico e umano alla progettazione architettonica.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/10589/253400