In contemporary visual culture, the aesthetics of cute and images of war increasingly overlap within the same spaces of media circulation. This thesis starts from the hypothesis that cute, understood as an affective grammar grounded in familiarity, innocence, and coded sexuality, can intervene in processes of conflict representation, contributing to making violence more compatible with the communicative flows of digital platforms and more easily shareable. From this dynamic emerges the original notion of cute warfare, conceived as a critical hypothesis and conceptual tool to describe the convergence between military imaginaries and aesthetics of sweetness. The term does not define an already stabilized category, but rather an analytical device through which to interrogate the transformations of visible warfare in the digital ecosystem and the role of images in the symbolic normalization of violence. The research is situated within the field of Communication Design and integrates contributions from visual culture studies, media theory, and affect studies. The study reconstructs the perceptual and cultural genealogy of cute, examines the tradition of kawaii and its ambivalence, and analyzes the algorithmic, memetic, and participatory logics that regulate the circulation of images of conflict. The thesis concludes with a critical design proposal that translates the theoretical framework into a visual disassembly device aimed at making visible the affective and ideological codes operating within cute warfare.

Nell’immaginario visivo contemporaneo, l’estetica del cute e le immagini della guerra tendono a sovrapporsi all’interno dello stesso spazio di circolazione mediale. La tesi prende avvio dall’ipotesi che il cute, inteso come grammatica affettiva legata a familiarità, innocenza e sessualità codificata, possa intervenire nei processi di rappresentazione del conflitto, contribuendo a rendere la violenza più compatibile con i flussi comunicativi delle piattaforme digitali e più facilmente condivisibile. A partire da questa dinamica viene proposta l’espressione inedita cute warfare, intesa come ipotesi critica e strumento concettuale per descrivere la convergenza tra immaginario militare ed estetiche della dolcezza. Il termine non definisce una categoria già stabilizzata, ma un dispositivo analitico attraverso cui interrogare le trasformazioni della guerra visibile nell’ecosistema digitale e il ruolo delle immagini nella normalizzazione simbolica della violenza. La ricerca si colloca nel campo del Design della comunicazione e integra contributi dei visual culture studies, della teoria dei media e degli studi sull’affettività. Il percorso ricostruisce la genealogia percettiva e culturale del cute, approfondisce la tradizione del kawaii e ne analizza l’ambivalenza, per poi esaminare le logiche algoritmiche, memetiche e partecipative che regolano la circolazione delle immagini di conflitto. L’elaborato si conclude con una proposta di design critico che traduce l’analisi teorica in un dispositivo di disassemblaggio visivo, volto a rendere leggibili i codici affettivi e ideologici che operano nella cute warfare.

Cute warfare : estetiche del cute e rappresentazione della violenza nell'ecosistema digitale

Mattiacci, Francesca
2024/2025

Abstract

In contemporary visual culture, the aesthetics of cute and images of war increasingly overlap within the same spaces of media circulation. This thesis starts from the hypothesis that cute, understood as an affective grammar grounded in familiarity, innocence, and coded sexuality, can intervene in processes of conflict representation, contributing to making violence more compatible with the communicative flows of digital platforms and more easily shareable. From this dynamic emerges the original notion of cute warfare, conceived as a critical hypothesis and conceptual tool to describe the convergence between military imaginaries and aesthetics of sweetness. The term does not define an already stabilized category, but rather an analytical device through which to interrogate the transformations of visible warfare in the digital ecosystem and the role of images in the symbolic normalization of violence. The research is situated within the field of Communication Design and integrates contributions from visual culture studies, media theory, and affect studies. The study reconstructs the perceptual and cultural genealogy of cute, examines the tradition of kawaii and its ambivalence, and analyzes the algorithmic, memetic, and participatory logics that regulate the circulation of images of conflict. The thesis concludes with a critical design proposal that translates the theoretical framework into a visual disassembly device aimed at making visible the affective and ideological codes operating within cute warfare.
ARC III - Scuola del Design
26-mar-2026
2024/2025
Nell’immaginario visivo contemporaneo, l’estetica del cute e le immagini della guerra tendono a sovrapporsi all’interno dello stesso spazio di circolazione mediale. La tesi prende avvio dall’ipotesi che il cute, inteso come grammatica affettiva legata a familiarità, innocenza e sessualità codificata, possa intervenire nei processi di rappresentazione del conflitto, contribuendo a rendere la violenza più compatibile con i flussi comunicativi delle piattaforme digitali e più facilmente condivisibile. A partire da questa dinamica viene proposta l’espressione inedita cute warfare, intesa come ipotesi critica e strumento concettuale per descrivere la convergenza tra immaginario militare ed estetiche della dolcezza. Il termine non definisce una categoria già stabilizzata, ma un dispositivo analitico attraverso cui interrogare le trasformazioni della guerra visibile nell’ecosistema digitale e il ruolo delle immagini nella normalizzazione simbolica della violenza. La ricerca si colloca nel campo del Design della comunicazione e integra contributi dei visual culture studies, della teoria dei media e degli studi sull’affettività. Il percorso ricostruisce la genealogia percettiva e culturale del cute, approfondisce la tradizione del kawaii e ne analizza l’ambivalenza, per poi esaminare le logiche algoritmiche, memetiche e partecipative che regolano la circolazione delle immagini di conflitto. L’elaborato si conclude con una proposta di design critico che traduce l’analisi teorica in un dispositivo di disassemblaggio visivo, volto a rendere leggibili i codici affettivi e ideologici che operano nella cute warfare.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/10589/253405