The thesis "From the Theatrical Body to Urban Matter: the Anthropophagic Practice of Teat(r)o Oficina in Space" explores the urban vocation of Teat(r)o Oficina, taking its experience as an epistemological tool to understand reality and to draw lessons applicable to the spatial dimension. The research stems from the intention to analyze how the current configuration of the theatre, designed by Lina Bo Bardi and Edson Elito, developed this openness to the city, and to understand how the company managed to position itself within São Paulo’s urban debate. In order to grasp its origins, the study reconstructs the history of the company, from its amateur phase to its anthropophagic experimentation and up to more recent times, identifying in the Te-ato the driving force that enables the theatre to transcend the boundaries of its walls by dissolving the separation between stage and audience. The theatrical practice thus becomes a site of interaction between life, city, and artistic gesture, laying the foundations of the theatre’s urban dimension. Anthropophagy, both a conceptual and operational tool of the company, is adopted as the interpretative key of the research: it makes it possible to engage with culturally distant phenomena and to explore their spatial implications. The historical analysis of the theatre led to the identification of six practices that represent invariants within the company’s continuous metamorphosis of performances. These invariants are defined as realizable metaphors, namely: snake, street, river, chorus, circus, struggle. In the context of Teatro Oficina, these metaphors are enacted through the use, movement, and interrelation of bodies. The present research, instead, attempts to render them on a spatial level, privileging direct contact with matter. Through this exercise of translation from theatrical practice into space, a study model was developed in which the metaphors take form as volumes, cavities, and material breaths.

La tesi "Dal corpo teatrale alla materia urbana: la pratica antropofagica del Teat(r)o Oficina nello spazio" esplora la vocazione urbana del Teat(r)o Oficina, assumendo la sua esperienza come strumento epistemologico per comprendere la realtà e trarne insegnamenti applicabili alla dimensione spaziale. La ricerca nasce dall’intento di analizzare come l’attuale configurazione del teatro, opera di Lina Bo Bardi ed Edson Elito, abbia sviluppato questa apertura alla città, e di comprendere come la compagnia sia riuscita a inserirsi nel dibattito urbano di São Paulo. Per comprenderne le origini, la ricerca ricostruisce la storia della compagnia, dalla fase amatoriale alla sperimentazione antropofagica fino ai tempi più recenti, individuando nel Te-ato il motore che permette al teatro di superare i confini delle sue pareti dissolvendo la separazione tra palco e platea. La pratica teatrale diventa così luogo di interazione tra vita, città e gesto artistico, fondando le radici della dimensione urbana del teatro. L’antropofagia, strumento concettuale e operativo della compagnia, viene assunta come chiave interpretativa della ricerca: permette di affrontare fenomeni culturalmente distanti e di esplorarne le implicazioni spaziali. L’analisi storica del teatro ha portato all’individuazione di sei pratiche che rappresentano delle invarianti nella continua metamorfosi delle attuazioni della compagnia. Queste invarianti prendono il nome di metafore realizzabili che sono cobra, strada, rio, coro, circo, lotta. Nel contesto del Teatro Oficina queste metafore si realizzano attraverso l’uso, il movimento e la interrelazione dei corpi. La seguente ricerca, invece, tenta di restituirle sul piano spaziale privilegiando il contatto diretto con la materia. Con questo esercizio di traduzione dalla pratica teatrale allo spazio è stato realizzato un modello di studio che vede la concretizzazione delle metafore in volumi, cavità e soffi materici.

Dal corpo teatrale alla materia urbana: la pratica antropofagica del Teat(r)o Oficina nello spazio

Barbetti, Virginia;Aceti, Martina;Andrico, Luca
2024/2025

Abstract

The thesis "From the Theatrical Body to Urban Matter: the Anthropophagic Practice of Teat(r)o Oficina in Space" explores the urban vocation of Teat(r)o Oficina, taking its experience as an epistemological tool to understand reality and to draw lessons applicable to the spatial dimension. The research stems from the intention to analyze how the current configuration of the theatre, designed by Lina Bo Bardi and Edson Elito, developed this openness to the city, and to understand how the company managed to position itself within São Paulo’s urban debate. In order to grasp its origins, the study reconstructs the history of the company, from its amateur phase to its anthropophagic experimentation and up to more recent times, identifying in the Te-ato the driving force that enables the theatre to transcend the boundaries of its walls by dissolving the separation between stage and audience. The theatrical practice thus becomes a site of interaction between life, city, and artistic gesture, laying the foundations of the theatre’s urban dimension. Anthropophagy, both a conceptual and operational tool of the company, is adopted as the interpretative key of the research: it makes it possible to engage with culturally distant phenomena and to explore their spatial implications. The historical analysis of the theatre led to the identification of six practices that represent invariants within the company’s continuous metamorphosis of performances. These invariants are defined as realizable metaphors, namely: snake, street, river, chorus, circus, struggle. In the context of Teatro Oficina, these metaphors are enacted through the use, movement, and interrelation of bodies. The present research, instead, attempts to render them on a spatial level, privileging direct contact with matter. Through this exercise of translation from theatrical practice into space, a study model was developed in which the metaphors take form as volumes, cavities, and material breaths.
ARC I - Scuola di Architettura Urbanistica Ingegneria delle Costruzioni
26-mar-2026
2024/2025
La tesi "Dal corpo teatrale alla materia urbana: la pratica antropofagica del Teat(r)o Oficina nello spazio" esplora la vocazione urbana del Teat(r)o Oficina, assumendo la sua esperienza come strumento epistemologico per comprendere la realtà e trarne insegnamenti applicabili alla dimensione spaziale. La ricerca nasce dall’intento di analizzare come l’attuale configurazione del teatro, opera di Lina Bo Bardi ed Edson Elito, abbia sviluppato questa apertura alla città, e di comprendere come la compagnia sia riuscita a inserirsi nel dibattito urbano di São Paulo. Per comprenderne le origini, la ricerca ricostruisce la storia della compagnia, dalla fase amatoriale alla sperimentazione antropofagica fino ai tempi più recenti, individuando nel Te-ato il motore che permette al teatro di superare i confini delle sue pareti dissolvendo la separazione tra palco e platea. La pratica teatrale diventa così luogo di interazione tra vita, città e gesto artistico, fondando le radici della dimensione urbana del teatro. L’antropofagia, strumento concettuale e operativo della compagnia, viene assunta come chiave interpretativa della ricerca: permette di affrontare fenomeni culturalmente distanti e di esplorarne le implicazioni spaziali. L’analisi storica del teatro ha portato all’individuazione di sei pratiche che rappresentano delle invarianti nella continua metamorfosi delle attuazioni della compagnia. Queste invarianti prendono il nome di metafore realizzabili che sono cobra, strada, rio, coro, circo, lotta. Nel contesto del Teatro Oficina queste metafore si realizzano attraverso l’uso, il movimento e la interrelazione dei corpi. La seguente ricerca, invece, tenta di restituirle sul piano spaziale privilegiando il contatto diretto con la materia. Con questo esercizio di traduzione dalla pratica teatrale allo spazio è stato realizzato un modello di studio che vede la concretizzazione delle metafore in volumi, cavità e soffi materici.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/10589/253698