The thesis investigates the relationship between polytechnic culture and cultured professionalism, with the aim of understanding the extent to which the work of professionals trained at the Politecnico di Milano in the 1940s and 1950s can be interpreted as an expression of a technical-civic tradition, and how this connection allows for a reconsideration of the university’s role in shaping Italian design culture in the post-war period. Adopting a historical-comparative and inter-scalar approach, the study focuses on the design production of so-called cultured professionalism: a generation of architects recognised by critics, clients and the public, yet only marginally involved in theoretical debate and academic life, and therefore largely overlooked by historiography. Their work is taken as a privileged vantage point for investigating the polytechnic matrix within Italian design culture. The opening chapters define polytechnic culture as an ethical and methodological framework, grounded in measure, responsibility and the capacity to orient knowledge towards collective ends. The second part examines the emergence of cultured professionalism as a distinctly Milanese phenomenon, arising from the encounter between a technical-scientific tradition and an intellectual milieu open to philosophy, the arts and industry. Design is thus interpreted as the arena in which these tensions are negotiated: not merely technical application, but a practice capable of mediating between theoretical reflection and industrial production. In professional activity, the project assumes the character of an act of responsibility, seeking a balance between function, proportion and formal quality. The thesis argues that the Politecnico di Milano should be understood not simply as an educational institution, but as a cultural agent capable of shaping the social fabric. The design associated with cultured professionalism represents a significant expression of this condition, as it gives concrete form to the idea of technology as a mode of knowledge oriented towards the public good. From this perspective, post-war Italy emerges as a moment in which technical education, philosophical reflection and design practice converged in the formation of a coherent design culture — one that continues to inform contemporary debates on the relationship between universities and the design system, and between production and culture.

La tesi indaga il rapporto tra cultura politecnica e professionismo colto, con l’obiettivo di comprendere in che misura il design dei professionisti formatisi al Politecnico di Milano tra gli anni Quaranta e Cinquanta del XX secolo possa essere interpretato come espressione di una tradizione tecnico-civile e in che modo tale nesso consenta di ripensare il ruolo dell’ateneo nella costruzione della cultura progettuale italiana del secondo dopoguerra. Attraverso un approccio storico-comparativo e inter-scalare, l’indagine si concentra sul design del cosiddetto professionismo colto: una generazione di architetti riconosciuta dalla critica, dalla committenza e dal pubblico, ma solo marginalmente coinvolta nel dibattito teorico e nell’accademia e, per questo, rimasta ai margini della storiografia. La loro attività progettuale è assunta come osservatorio privilegiato per indagare la matrice politecnica nella cultura del design italiano. I primi capitoli delineano la cultura politecnica come matrice etica e metodologica, fondata sulla misura, sulla responsabilità e sulla capacità di orientare il sapere verso una finalità collettiva. La seconda parte analizza l’affermarsi del professionismo colto come fenomeno milanese, nato dall’incontro tra tradizione tecnico-scientifica e un ambiente intellettuale aperto al confronto con filosofia, arti e industria. Il design viene quindi interpretato come ambito di composizione di tali tensioni: non semplice applicazione tecnica, ma pratica capace di mediare tra elaborazione teorica e realtà produttiva. Nella prassi dei professionisti, il progetto assume così il valore di un atto di responsabilità, volto a bilanciare funzione, misura e qualità formale. La tesi sostiene che il Politecnico di Milano debba essere inteso non soltanto come istituzione didattica, ma come agente culturale capace di incidere sul tessuto sociale. Il design riconducibile al professionismo colto ne costituisce una manifestazione significativa, poiché rende operativa l’idea della tecnica come forma di sapere orientata al bene pubblico. In questa prospettiva, il dopoguerra italiano emerge come una stagione in cui formazione tecnica, riflessione filosofica e pratica progettuale concorrono alla definizione di una cultura del progetto ancora oggi rilevante per interrogare il rapporto tra università e sistema del design, tra produzione e cultura.

From the spoon to the city : the encounter between design, architecture, technology and industry in the work of some protagonists of milanese polytechnic professionalism

Aiello, Antonio
2025/2026

Abstract

The thesis investigates the relationship between polytechnic culture and cultured professionalism, with the aim of understanding the extent to which the work of professionals trained at the Politecnico di Milano in the 1940s and 1950s can be interpreted as an expression of a technical-civic tradition, and how this connection allows for a reconsideration of the university’s role in shaping Italian design culture in the post-war period. Adopting a historical-comparative and inter-scalar approach, the study focuses on the design production of so-called cultured professionalism: a generation of architects recognised by critics, clients and the public, yet only marginally involved in theoretical debate and academic life, and therefore largely overlooked by historiography. Their work is taken as a privileged vantage point for investigating the polytechnic matrix within Italian design culture. The opening chapters define polytechnic culture as an ethical and methodological framework, grounded in measure, responsibility and the capacity to orient knowledge towards collective ends. The second part examines the emergence of cultured professionalism as a distinctly Milanese phenomenon, arising from the encounter between a technical-scientific tradition and an intellectual milieu open to philosophy, the arts and industry. Design is thus interpreted as the arena in which these tensions are negotiated: not merely technical application, but a practice capable of mediating between theoretical reflection and industrial production. In professional activity, the project assumes the character of an act of responsibility, seeking a balance between function, proportion and formal quality. The thesis argues that the Politecnico di Milano should be understood not simply as an educational institution, but as a cultural agent capable of shaping the social fabric. The design associated with cultured professionalism represents a significant expression of this condition, as it gives concrete form to the idea of technology as a mode of knowledge oriented towards the public good. From this perspective, post-war Italy emerges as a moment in which technical education, philosophical reflection and design practice converged in the formation of a coherent design culture — one that continues to inform contemporary debates on the relationship between universities and the design system, and between production and culture.
RAMPINO, LUCIA ROSA ELENA
RAMPINO, LUCIA ROSA ELENA
20-mar-2026
La tesi indaga il rapporto tra cultura politecnica e professionismo colto, con l’obiettivo di comprendere in che misura il design dei professionisti formatisi al Politecnico di Milano tra gli anni Quaranta e Cinquanta del XX secolo possa essere interpretato come espressione di una tradizione tecnico-civile e in che modo tale nesso consenta di ripensare il ruolo dell’ateneo nella costruzione della cultura progettuale italiana del secondo dopoguerra. Attraverso un approccio storico-comparativo e inter-scalare, l’indagine si concentra sul design del cosiddetto professionismo colto: una generazione di architetti riconosciuta dalla critica, dalla committenza e dal pubblico, ma solo marginalmente coinvolta nel dibattito teorico e nell’accademia e, per questo, rimasta ai margini della storiografia. La loro attività progettuale è assunta come osservatorio privilegiato per indagare la matrice politecnica nella cultura del design italiano. I primi capitoli delineano la cultura politecnica come matrice etica e metodologica, fondata sulla misura, sulla responsabilità e sulla capacità di orientare il sapere verso una finalità collettiva. La seconda parte analizza l’affermarsi del professionismo colto come fenomeno milanese, nato dall’incontro tra tradizione tecnico-scientifica e un ambiente intellettuale aperto al confronto con filosofia, arti e industria. Il design viene quindi interpretato come ambito di composizione di tali tensioni: non semplice applicazione tecnica, ma pratica capace di mediare tra elaborazione teorica e realtà produttiva. Nella prassi dei professionisti, il progetto assume così il valore di un atto di responsabilità, volto a bilanciare funzione, misura e qualità formale. La tesi sostiene che il Politecnico di Milano debba essere inteso non soltanto come istituzione didattica, ma come agente culturale capace di incidere sul tessuto sociale. Il design riconducibile al professionismo colto ne costituisce una manifestazione significativa, poiché rende operativa l’idea della tecnica come forma di sapere orientata al bene pubblico. In questa prospettiva, il dopoguerra italiano emerge come una stagione in cui formazione tecnica, riflessione filosofica e pratica progettuale concorrono alla definizione di una cultura del progetto ancora oggi rilevante per interrogare il rapporto tra università e sistema del design, tra produzione e cultura.
File allegati
File Dimensione Formato  
From The spoon to the city-AIELLO.pdf

non accessibile

Descrizione: Final manuscript of the thesis
Dimensione 4.17 MB
Formato Adobe PDF
4.17 MB Adobe PDF   Visualizza/Apri

I documenti in POLITesi sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.

Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/10589/254259