Based on the Renzo Piano Foundation's archival heritage, the Thesis analyses the decade following the inauguration of the Centre Pompidou (1977-1987), a period in which Renzo Piano (1937-) developed his personal vision of the city as a social laboratory. The projects of the 1980s translate the Beaubourg experience into widespread experimental practice, redefining the role of the architect in collective and transforming urban processes. Through the analysis of neighbourhood workshops and evolutive housing experiences, the research highlights Piano's conception of design as an open, collective and continuous process, in which the social dimension prevails over the purely formal one. The links with figures such as Giancarlo De Carlo (1919-2005) and Gianfranco Dioguardi (1938-) are explored in depth, as is the dense network of clients who fuel the Piano studio's experiments. Communication becomes an integral part of the construction site and the building process – aimed at technical reappropriation by users – and the reuse of historical heritage opens up a field of reflection on the relationship between tradition and innovation, outlining a methodological research that brings together technical knowledge, social issues and historical memory in the act of building. The Thesis proposes a critical reinterpretation of Piano's career in the 1980s, when, through approaches straddling conservation and transformation, the architect intervened in the established city with operations of reuse, self-construction and participatory architecture, making social issues the driving force behind his design activity. The aim is to highlight how Renzo Piano's architecture and work – a figure completely foreign to academic circles and distant from the Italian culture of the time – is based on a process rather than on the achievement of a finished object, and on an idea of urban space conceived as an experimental laboratory in continuous transformation.

A partire dal patrimonio archivistico della Fondazione Renzo Piano, la Tesi analizza il decennio successivo all’inaugurazione del Centre Pompidou (1977-1987), periodo in cui Renzo Piano (1937-) elabora una personale visione della città come laboratorio sociale. I progetti degli anni Ottanta traducono l’esperienza del Beaubourg in una pratica sperimentale diffusa, ridefinendo il ruolo dell’architetto nei processi urbani collettivi e in trasformazione. Attraverso l’analisi di laboratori di quartiere e di esperienze di edilizia evolutiva, la ricerca evidenzia la concezione di Piano della progettazione come processo aperto, collettivo e continuo, in cui la dimensione sociale prevale su quella meramente formale. Si approfondiscono i legami con figure come Giancarlo De Carlo (1919-2005) e Gianfranco Dioguardi (1938-), così come la fitta rete di committenti che alimentano le sperimentazioni dello studio Piano. L’aspetto comunicativo diventa parte integrante del cantiere e del processo costruttivo – volto alla riappropriazione tecnica da parte degli utenti – e il riuso del patrimonio storico apre un terreno di riflessione sul rapporto tra tradizione e innovazione, delineando una ricerca metodologica che fa convergere nell’atto del costruire il sapere tecnico, le istanze sociali e la memoria storica. La Tesi propone una rilettura critica della carriera di Piano negli anni Ottanta in cui, tramite approcci a cavallo tra conservazione e trasformazione, l’architetto interviene nella città consolidata con operazioni di riuso, di autocostruzione e di architettura partecipata, facendo del tema sociale l’elemento propulsore della sua attività progettuale. L’intento è quello di evidenziare come l’architettura e l’attività di Renzo Piano – figura completamente estranea agli ambienti accademici e distante dalla cultura italiana del tempo – sia fondata su un processo, piuttosto che sull’ottenimento di un oggetto finito, e su un’idea di spazio urbano concepito come laboratorio sperimentale in continua trasformazione.

Città-laboratorio: la sperimentazione come metodo nei progetti partecipati di Renzo Piano nel corso degli anni Ottanta 1977-1987

Pilotti, Michela
2025/2026

Abstract

Based on the Renzo Piano Foundation's archival heritage, the Thesis analyses the decade following the inauguration of the Centre Pompidou (1977-1987), a period in which Renzo Piano (1937-) developed his personal vision of the city as a social laboratory. The projects of the 1980s translate the Beaubourg experience into widespread experimental practice, redefining the role of the architect in collective and transforming urban processes. Through the analysis of neighbourhood workshops and evolutive housing experiences, the research highlights Piano's conception of design as an open, collective and continuous process, in which the social dimension prevails over the purely formal one. The links with figures such as Giancarlo De Carlo (1919-2005) and Gianfranco Dioguardi (1938-) are explored in depth, as is the dense network of clients who fuel the Piano studio's experiments. Communication becomes an integral part of the construction site and the building process – aimed at technical reappropriation by users – and the reuse of historical heritage opens up a field of reflection on the relationship between tradition and innovation, outlining a methodological research that brings together technical knowledge, social issues and historical memory in the act of building. The Thesis proposes a critical reinterpretation of Piano's career in the 1980s, when, through approaches straddling conservation and transformation, the architect intervened in the established city with operations of reuse, self-construction and participatory architecture, making social issues the driving force behind his design activity. The aim is to highlight how Renzo Piano's architecture and work – a figure completely foreign to academic circles and distant from the Italian culture of the time – is based on a process rather than on the achievement of a finished object, and on an idea of urban space conceived as an experimental laboratory in continuous transformation.
CARAGLIU, ANDREA ANTONIO
LAVAGNA, MONICA
24-mar-2026
A partire dal patrimonio archivistico della Fondazione Renzo Piano, la Tesi analizza il decennio successivo all’inaugurazione del Centre Pompidou (1977-1987), periodo in cui Renzo Piano (1937-) elabora una personale visione della città come laboratorio sociale. I progetti degli anni Ottanta traducono l’esperienza del Beaubourg in una pratica sperimentale diffusa, ridefinendo il ruolo dell’architetto nei processi urbani collettivi e in trasformazione. Attraverso l’analisi di laboratori di quartiere e di esperienze di edilizia evolutiva, la ricerca evidenzia la concezione di Piano della progettazione come processo aperto, collettivo e continuo, in cui la dimensione sociale prevale su quella meramente formale. Si approfondiscono i legami con figure come Giancarlo De Carlo (1919-2005) e Gianfranco Dioguardi (1938-), così come la fitta rete di committenti che alimentano le sperimentazioni dello studio Piano. L’aspetto comunicativo diventa parte integrante del cantiere e del processo costruttivo – volto alla riappropriazione tecnica da parte degli utenti – e il riuso del patrimonio storico apre un terreno di riflessione sul rapporto tra tradizione e innovazione, delineando una ricerca metodologica che fa convergere nell’atto del costruire il sapere tecnico, le istanze sociali e la memoria storica. La Tesi propone una rilettura critica della carriera di Piano negli anni Ottanta in cui, tramite approcci a cavallo tra conservazione e trasformazione, l’architetto interviene nella città consolidata con operazioni di riuso, di autocostruzione e di architettura partecipata, facendo del tema sociale l’elemento propulsore della sua attività progettuale. L’intento è quello di evidenziare come l’architettura e l’attività di Renzo Piano – figura completamente estranea agli ambienti accademici e distante dalla cultura italiana del tempo – sia fondata su un processo, piuttosto che sull’ottenimento di un oggetto finito, e su un’idea di spazio urbano concepito come laboratorio sperimentale in continua trasformazione.
File allegati
File Dimensione Formato  
Pilotti_Tesi PhD.pdf

solo utenti autorizzati a partire dal 02/03/2027

Dimensione 292.37 MB
Formato Adobe PDF
292.37 MB Adobe PDF   Visualizza/Apri

I documenti in POLITesi sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.

Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/10589/254297