The Casa Circondariale in Forli’ is one of the few modern Italian prisons that still stands today in the heart of a historic city, specifically within the monumental fortified complex of Ravaldino (Forlì), dating back to the 15th century. Currently, the prison is in serious structural and social disrepair, like many other Italian penitentiary facilities, and is perceived as an obstacle to returning the monumental complex to the city. For years, there has been a proposal to relocate it to the Forlì countryside, based on the belief that moving to a renovated facility would resolve these critical issues. This design exploration proposes an alternative that stands in stark contrast to the tendency to distance and conceal the prison. The project aims for a positive transformation of the penitentiary facility, so that it is no longer a place of mere confinement and a symbol of punishment, but rather an environment where it is possible to start anew and where prisoners are guided towards freedom. This aspiration is realized through the development of an architectural and urban system that creates an intersection between the prison and the city of Forlì, with the goal of fostering social change and giving the Ravaldino complex an urban function. The project chooses, the theatre, as the heart and driving force of the initiative, creating a setting for theatrical practice while promoting its essential pedagogical, therapeutic and transformative role in society, and explores the architectural potential of introducing a theatrical system between the city and the prison, capable of addressing the needs of theatrical practice within the Casa Circondariale di Forlì, promoting urban transformation and fostering social interaction between prisoners and visitors, much like a ‘Parlatorio’ (visiting rooms). Both the theatre and the ‘Parlatorio’ respond to the fundamental human need for dialogue, listening and connection with others. By taking on an architectural form, this analogy breaks the silence that envelops and permeates the prison, opening up a discussion on its possible transformations and renewed roles within the Italian urban context.

La Casa Circondariale di Forlì è uno dei pochi carceri italiani di matrice moderna che ancora oggi si colloca nel cuore di una città storica, ovvero all’interno del complesso fortificato monumentale di Ravaldino (Forlì), risalente al XV secolo. Attualmente Il carcere verte in gravi condizioni edilizie e sociali, come numerosi altri istituti penitenziari italiani, ed è percepito come un ostacolo alla restituzione del complesso monumentale alla città. Da anni avanza la proposta del suo spostamento nelle campagne forlivesi, nella convinzione che un trasferimento in una sede rinnovata comporti la risoluzione delle criticità. Questa esplorazione progettuale propone un’alternativa in aperto contrasto con la tendenza ad allontanare e nascondere il carcere.
Il progetto aspira a un cambiamento in positivo dell’istituto penitenziario, affinché esso non sia il luogo della reclusione e il simbolo della punizione, ma un ambiente dove è possibile ricominciare e dove i detenuti sono accompagnati verso la libertà. Quest’aspirazione si realizza nell’elaborazione di un sistema architettonico e urbano di intersezione tra carcere e città di Forlì, con l’obiettivo di favorire il cambiamento sociale e conferire una funzione urbana al complesso di Ravaldino . Il progetto sceglie, come cuore e motore dell’intervento, il teatro, che costruisce la scena per la pratica teatrale, favorendone l’imprescindibile funzione pedagogica, terapeutica e trasformativa della società, e esplora le potenzialità architettoniche di introdurre un sistema teatrale a cavallo tra città libera e città carceraria, capace di intercettare le necessità della pratica teatrale interna al carcere di Forlì, promuovere la trasformazione urbana e favorire l’interazione sociale tra detenuto e visitatore, similmente a un ‘parlatorio’. Sia il teatro che il ‘parlatorio’ rispondono all’esigenza esistenziale umana del dialogo, dell’ascolto e della relazione con gli altri. Assumendo una forma architettonica, questa analogia infrange il silenzio che avvolge e permea il carcere, aprendo alla discussione di sue possibili trasformazioni e ruoli rinnovati nel contesto urbano italiano.

Per un parlatorio urbano: teatro - carcere : progetto per un sistema teatrale tra città e casa circondariale di Forì

Versari, Federico
2025/2026

Abstract

The Casa Circondariale in Forli’ is one of the few modern Italian prisons that still stands today in the heart of a historic city, specifically within the monumental fortified complex of Ravaldino (Forlì), dating back to the 15th century. Currently, the prison is in serious structural and social disrepair, like many other Italian penitentiary facilities, and is perceived as an obstacle to returning the monumental complex to the city. For years, there has been a proposal to relocate it to the Forlì countryside, based on the belief that moving to a renovated facility would resolve these critical issues. This design exploration proposes an alternative that stands in stark contrast to the tendency to distance and conceal the prison. The project aims for a positive transformation of the penitentiary facility, so that it is no longer a place of mere confinement and a symbol of punishment, but rather an environment where it is possible to start anew and where prisoners are guided towards freedom. This aspiration is realized through the development of an architectural and urban system that creates an intersection between the prison and the city of Forlì, with the goal of fostering social change and giving the Ravaldino complex an urban function. The project chooses, the theatre, as the heart and driving force of the initiative, creating a setting for theatrical practice while promoting its essential pedagogical, therapeutic and transformative role in society, and explores the architectural potential of introducing a theatrical system between the city and the prison, capable of addressing the needs of theatrical practice within the Casa Circondariale di Forlì, promoting urban transformation and fostering social interaction between prisoners and visitors, much like a ‘Parlatorio’ (visiting rooms). Both the theatre and the ‘Parlatorio’ respond to the fundamental human need for dialogue, listening and connection with others. By taking on an architectural form, this analogy breaks the silence that envelops and permeates the prison, opening up a discussion on its possible transformations and renewed roles within the Italian urban context.
ARC I - Scuola di Architettura Urbanistica Ingegneria delle Costruzioni
22-lug-2026
2025/2026
La Casa Circondariale di Forlì è uno dei pochi carceri italiani di matrice moderna che ancora oggi si colloca nel cuore di una città storica, ovvero all’interno del complesso fortificato monumentale di Ravaldino (Forlì), risalente al XV secolo. Attualmente Il carcere verte in gravi condizioni edilizie e sociali, come numerosi altri istituti penitenziari italiani, ed è percepito come un ostacolo alla restituzione del complesso monumentale alla città. Da anni avanza la proposta del suo spostamento nelle campagne forlivesi, nella convinzione che un trasferimento in una sede rinnovata comporti la risoluzione delle criticità. Questa esplorazione progettuale propone un’alternativa in aperto contrasto con la tendenza ad allontanare e nascondere il carcere.
Il progetto aspira a un cambiamento in positivo dell’istituto penitenziario, affinché esso non sia il luogo della reclusione e il simbolo della punizione, ma un ambiente dove è possibile ricominciare e dove i detenuti sono accompagnati verso la libertà. Quest’aspirazione si realizza nell’elaborazione di un sistema architettonico e urbano di intersezione tra carcere e città di Forlì, con l’obiettivo di favorire il cambiamento sociale e conferire una funzione urbana al complesso di Ravaldino . Il progetto sceglie, come cuore e motore dell’intervento, il teatro, che costruisce la scena per la pratica teatrale, favorendone l’imprescindibile funzione pedagogica, terapeutica e trasformativa della società, e esplora le potenzialità architettoniche di introdurre un sistema teatrale a cavallo tra città libera e città carceraria, capace di intercettare le necessità della pratica teatrale interna al carcere di Forlì, promuovere la trasformazione urbana e favorire l’interazione sociale tra detenuto e visitatore, similmente a un ‘parlatorio’. Sia il teatro che il ‘parlatorio’ rispondono all’esigenza esistenziale umana del dialogo, dell’ascolto e della relazione con gli altri. Assumendo una forma architettonica, questa analogia infrange il silenzio che avvolge e permea il carcere, aprendo alla discussione di sue possibili trasformazioni e ruoli rinnovati nel contesto urbano italiano.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/10589/260378