This thesis aims to address the issue of spaces for meetings between prisoners and their families within Mantua Prison, investigating the role of architecture in the process of humanising the prison sentence and in the pursuit of rehabilitative objectives. The research is based on the recognition that maintaining emotional and family ties is one of the fundamental elements of a prisoner’s rehabilitation programme. The continuity of relationships with the outside world is, in fact, an essential safeguard for the protection of individual dignity, psychological well-being and the development of a concrete path towards social reintegration. Numerous studies, both historical and contemporary, highlight how profoundly the quality of encounters with loved ones influences life in prison, and how the lack of meaningful relationships – and the management of such relationships under degrading conditions – can contribute to the onset of distress, self-harm, suicide and reoffending. In this context, this thesis examines how space can foster more authentic and dignified forms of interaction, moving beyond the traditional model of prison visits. Through a participatory design process, developed through direct dialogue with prisoners, the prison management, prison officers and in-house staff, needs, challenges and potential emerged which guided the entire design process. The outcome of the research is an architectural proposal that explores the theme of interaction through various spatial possibilities, capable of accommodating different forms of relationship and different emotional needs. The project introduces flexible, purpose-built spaces, designed to restore the human dimension of visits to centre stage and to strengthen the link between the interior and exterior of the prison. This approach also addresses the concept of the ‘emotional room’ – currently at the heart of the national debate on the prison system – understood as an architectural and social mechanism capable of recognising the prisoner’s right to an emotional and relational sphere.

Con la presente tesi si vuole affrontare il tema degli spazi per l'incontro tra le persone detenute ed i familiari all'interno della Casa Circondariale di Mantova, indagando il ruolo dell'architettura nel processo di umanizzazione della pena e nel perseguimento delle finalità rieducative. La ricerca prende avvio dalla consapevolezza che il mantenimento dei legami affettivi e familiari rappresenta uno degli elementi fondamentali del percorso trattamentale della persona detenuta. La continuità delle relazioni con il mondo esterno costituisce infatti un presidio essenziale per la tutela della dignità individuale, per il benessere psicologico e per la costruzione di un concreto percorso di reinserimento sociale. Numerosi studi, storici e contemporanei, evidenziano quanto la qualità degli incontri con i propri affetti influenzi profondamente la vita detentiva e quanto, la carenza di relazioni significative e la loro gestione in condizioni degradanti, possano contribuire all'insorgenza di fenomeni di disagio, autolesionismo, suicidio e recidiva. In questo contesto, la tesi si interroga sul modo in cui lo spazio possa favorire forme più autentiche e dignitose di incontro, superando il modello tradizionale del colloquio penitenziario. Attraverso un percorso di progettazione partecipata, sviluppato mediante il confronto diretto con i detenuti, la direzione dell'istituto, gli agenti di polizia penitenziaria e gli operatori interni, sono emerse esigenze, criticità e potenzialità che hanno orientato l'intero processo progettuale. L'esito della ricerca è una proposta architettonica che declina il tema dell'incontro secondo diverse possibilità spaziali, capaci di accogliere differenti forme di relazione e differenti bisogni affettivi. Il progetto introduce ambienti flessibili, pensati per restituire centralità alla dimensione umana del colloquio e per rafforzare il legame tra interno ed esterno del carcere. All'interno di questa riflessione trova spazio anche il tema della stanza dell'affettività, oggi al centro del dibattito nazionale sul sistema penitenziario, intesa come dispositivo architettonico e sociale in grado di riconoscere il diritto alla sfera affettiva e relazionale della persona detenuta.

L'incontro possibile : progetto per gli spazi destinati al colloquio nella Casa Circondariale di Mantova

Vandelli, Sofia Carmen;Pogliaghi, Chiara
2025/2026

Abstract

This thesis aims to address the issue of spaces for meetings between prisoners and their families within Mantua Prison, investigating the role of architecture in the process of humanising the prison sentence and in the pursuit of rehabilitative objectives. The research is based on the recognition that maintaining emotional and family ties is one of the fundamental elements of a prisoner’s rehabilitation programme. The continuity of relationships with the outside world is, in fact, an essential safeguard for the protection of individual dignity, psychological well-being and the development of a concrete path towards social reintegration. Numerous studies, both historical and contemporary, highlight how profoundly the quality of encounters with loved ones influences life in prison, and how the lack of meaningful relationships – and the management of such relationships under degrading conditions – can contribute to the onset of distress, self-harm, suicide and reoffending. In this context, this thesis examines how space can foster more authentic and dignified forms of interaction, moving beyond the traditional model of prison visits. Through a participatory design process, developed through direct dialogue with prisoners, the prison management, prison officers and in-house staff, needs, challenges and potential emerged which guided the entire design process. The outcome of the research is an architectural proposal that explores the theme of interaction through various spatial possibilities, capable of accommodating different forms of relationship and different emotional needs. The project introduces flexible, purpose-built spaces, designed to restore the human dimension of visits to centre stage and to strengthen the link between the interior and exterior of the prison. This approach also addresses the concept of the ‘emotional room’ – currently at the heart of the national debate on the prison system – understood as an architectural and social mechanism capable of recognising the prisoner’s right to an emotional and relational sphere.
ARC I - Scuola di Architettura Urbanistica Ingegneria delle Costruzioni
22-lug-2026
2025/2026
Con la presente tesi si vuole affrontare il tema degli spazi per l'incontro tra le persone detenute ed i familiari all'interno della Casa Circondariale di Mantova, indagando il ruolo dell'architettura nel processo di umanizzazione della pena e nel perseguimento delle finalità rieducative. La ricerca prende avvio dalla consapevolezza che il mantenimento dei legami affettivi e familiari rappresenta uno degli elementi fondamentali del percorso trattamentale della persona detenuta. La continuità delle relazioni con il mondo esterno costituisce infatti un presidio essenziale per la tutela della dignità individuale, per il benessere psicologico e per la costruzione di un concreto percorso di reinserimento sociale. Numerosi studi, storici e contemporanei, evidenziano quanto la qualità degli incontri con i propri affetti influenzi profondamente la vita detentiva e quanto, la carenza di relazioni significative e la loro gestione in condizioni degradanti, possano contribuire all'insorgenza di fenomeni di disagio, autolesionismo, suicidio e recidiva. In questo contesto, la tesi si interroga sul modo in cui lo spazio possa favorire forme più autentiche e dignitose di incontro, superando il modello tradizionale del colloquio penitenziario. Attraverso un percorso di progettazione partecipata, sviluppato mediante il confronto diretto con i detenuti, la direzione dell'istituto, gli agenti di polizia penitenziaria e gli operatori interni, sono emerse esigenze, criticità e potenzialità che hanno orientato l'intero processo progettuale. L'esito della ricerca è una proposta architettonica che declina il tema dell'incontro secondo diverse possibilità spaziali, capaci di accogliere differenti forme di relazione e differenti bisogni affettivi. Il progetto introduce ambienti flessibili, pensati per restituire centralità alla dimensione umana del colloquio e per rafforzare il legame tra interno ed esterno del carcere. All'interno di questa riflessione trova spazio anche il tema della stanza dell'affettività, oggi al centro del dibattito nazionale sul sistema penitenziario, intesa come dispositivo architettonico e sociale in grado di riconoscere il diritto alla sfera affettiva e relazionale della persona detenuta.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/10589/260532