The present thesis addresses the subject of prison architecture, and it does so by investigating the relationship between prisons and cities. The aim of this investigation is to develop a design proposal for the 'Francesco di Cataldo' San Vittore District House in Milan. Rather than designing new spatial models, the research focuses on the adaptive reuse of existing infrastructure, thereby addressing the structural challenges of the current penitentiary system. The study thus focuses on enhancing historic complexes that maintain a strong spatial and visual connection with the established urban fabric. This approach transcends the conventional logic of peripheral relocation, enabling architectural interventions to achieve greater social and cultural resonance through their direct proximity to the civil community. The research analyses the role of architecture in transforming prison complexes from places of isolation into spaces of connection (Di Franco, 2018), examining the complexity of San Vittore through the paradigm of proximity. This concept is understood in a twofold sense: on one hand, it refers to the human dimension, that is, the relationship between inmates, their families, staff, and the outside community; on the other hand, it refers to a physical and urban condition in which prison buildings cease to be perceived as foreign entities and instead integrate into a relational system involving space, society, and the territory. The methodological framework unfolds through a progressive-scale analysis, from the urban context down to internal spaces. This analysis examines both the spatial configuration of these places and the direct experience of those who live and work there daily. The theoretical objective translates into an architectural project located on the perimeter of the facility, between Viale Papiniano and Via Filangieri, aimed at transforming the perimeter wall from a blind barrier into a permeable threshold. The intervention consists of the redevelopment of the visiting area and the redefinition of access to the staff barracks, optimizing intramural logistical flows and facilitating a direct connection to the outside world. Concurrently, the relationship between the city and the prison is strengthened by introducing a social and sports function: the creation of a controlled passageway in the perimeter wall generates an unprecedented point of contact, configuring a new interface for shared use with the community.

La tesi affronta il tema dell'architettura penitenziaria indagando il rapporto tra carcere e città, con l'obiettivo di sviluppare un intervento sulla Casa Circondariale Francesco di Cataldo a Milano, San Vittore. Partendo dalle criticità strutturali del sistema detentivo, la ricerca esclude la progettazione di nuovi modelli spaziali per concentrarsi sulla rifunzionalizzazione del patrimonio esistente. Lo studio si focalizza così sulla valorizzazione di quei complessi storici che conservano un forte contatto spaziale e visivo con il tessuto urbano consolidato. Questo approccio supera la logica della delocalizzazione periferica, consentendo a interventi architettonici di acquisire una maggiore risonanza sociale e culturale grazie alla vicinanza diretta con la comunità civile. La ricerca analizza il ruolo dell’architettura nella trasformazione dei complessi carcerari da luoghi di isolamento a spazi di relazione (Di Franco, 2018), esaminando la complessità di San Vittore attraverso il paradigma della prossimità. Tale concetto viene inteso in una duplice accezione: da un lato, rimanda alla dimensiona umana del termine, ovvero alla vicinanza tra persone detenute, i loro familiari, gli operatori e la comunità esterna; dall’altro, indica una condizione fisica e urbana, dove gli edifici penitenziari smettono di configurarsi come corpi estranei per integrarsi in un sistema relazionale che coinvolge spazio, società e territorio. L'impianto metodologico si sviluppa tramite un'analisi a scala progressiva, dal contesto urbano fino agli spazi interni, in grado di interrogare sia la configurazione spaziale dei luoghi sia l'esperienza diretta di chi li abita e vi lavora quotidianamente. L'obiettivo teorico si traduce in un progetto architettonico sul margine dell'istituto, tra Viale Papiniano e Via Filangieri, finalizzato a convertire la cinta muraria da sbarramento cieco a soglia permeabile. L'intervento si concretizza nella riqualificazione dell'area colloqui e nella ridefinizione dell'accesso alla caserma degli operatori, ottimizzando i flussi logistici intramurari e agevolando il collegamento diretto con l'esterno. Al contempo, la relazione tra città e carcere viene potenziata inserendo una funzione sociale e sportiva: l'apertura di un varco controllato nel perimetro murario genera un inedito punto di contatto, configurando una nuova interfaccia di fruizione condivisa con la collettività.

Spazi di prossimità urbana: ridefinire il confine tra il sistema penitenziario e il contesto urbano

Olianas, Tommaso
2025/2026

Abstract

The present thesis addresses the subject of prison architecture, and it does so by investigating the relationship between prisons and cities. The aim of this investigation is to develop a design proposal for the 'Francesco di Cataldo' San Vittore District House in Milan. Rather than designing new spatial models, the research focuses on the adaptive reuse of existing infrastructure, thereby addressing the structural challenges of the current penitentiary system. The study thus focuses on enhancing historic complexes that maintain a strong spatial and visual connection with the established urban fabric. This approach transcends the conventional logic of peripheral relocation, enabling architectural interventions to achieve greater social and cultural resonance through their direct proximity to the civil community. The research analyses the role of architecture in transforming prison complexes from places of isolation into spaces of connection (Di Franco, 2018), examining the complexity of San Vittore through the paradigm of proximity. This concept is understood in a twofold sense: on one hand, it refers to the human dimension, that is, the relationship between inmates, their families, staff, and the outside community; on the other hand, it refers to a physical and urban condition in which prison buildings cease to be perceived as foreign entities and instead integrate into a relational system involving space, society, and the territory. The methodological framework unfolds through a progressive-scale analysis, from the urban context down to internal spaces. This analysis examines both the spatial configuration of these places and the direct experience of those who live and work there daily. The theoretical objective translates into an architectural project located on the perimeter of the facility, between Viale Papiniano and Via Filangieri, aimed at transforming the perimeter wall from a blind barrier into a permeable threshold. The intervention consists of the redevelopment of the visiting area and the redefinition of access to the staff barracks, optimizing intramural logistical flows and facilitating a direct connection to the outside world. Concurrently, the relationship between the city and the prison is strengthened by introducing a social and sports function: the creation of a controlled passageway in the perimeter wall generates an unprecedented point of contact, configuring a new interface for shared use with the community.
ARC I - Scuola di Architettura Urbanistica Ingegneria delle Costruzioni
22-lug-2026
2025/2026
La tesi affronta il tema dell'architettura penitenziaria indagando il rapporto tra carcere e città, con l'obiettivo di sviluppare un intervento sulla Casa Circondariale Francesco di Cataldo a Milano, San Vittore. Partendo dalle criticità strutturali del sistema detentivo, la ricerca esclude la progettazione di nuovi modelli spaziali per concentrarsi sulla rifunzionalizzazione del patrimonio esistente. Lo studio si focalizza così sulla valorizzazione di quei complessi storici che conservano un forte contatto spaziale e visivo con il tessuto urbano consolidato. Questo approccio supera la logica della delocalizzazione periferica, consentendo a interventi architettonici di acquisire una maggiore risonanza sociale e culturale grazie alla vicinanza diretta con la comunità civile. La ricerca analizza il ruolo dell’architettura nella trasformazione dei complessi carcerari da luoghi di isolamento a spazi di relazione (Di Franco, 2018), esaminando la complessità di San Vittore attraverso il paradigma della prossimità. Tale concetto viene inteso in una duplice accezione: da un lato, rimanda alla dimensiona umana del termine, ovvero alla vicinanza tra persone detenute, i loro familiari, gli operatori e la comunità esterna; dall’altro, indica una condizione fisica e urbana, dove gli edifici penitenziari smettono di configurarsi come corpi estranei per integrarsi in un sistema relazionale che coinvolge spazio, società e territorio. L'impianto metodologico si sviluppa tramite un'analisi a scala progressiva, dal contesto urbano fino agli spazi interni, in grado di interrogare sia la configurazione spaziale dei luoghi sia l'esperienza diretta di chi li abita e vi lavora quotidianamente. L'obiettivo teorico si traduce in un progetto architettonico sul margine dell'istituto, tra Viale Papiniano e Via Filangieri, finalizzato a convertire la cinta muraria da sbarramento cieco a soglia permeabile. L'intervento si concretizza nella riqualificazione dell'area colloqui e nella ridefinizione dell'accesso alla caserma degli operatori, ottimizzando i flussi logistici intramurari e agevolando il collegamento diretto con l'esterno. Al contempo, la relazione tra città e carcere viene potenziata inserendo una funzione sociale e sportiva: l'apertura di un varco controllato nel perimetro murario genera un inedito punto di contatto, configurando una nuova interfaccia di fruizione condivisa con la collettività.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/10589/260600