This research operates within the theoretical and operational framework of gender sensitive design, addressing the ethical and political responsibility of visual communication in both reproducing and deconstructing gender stereotypes. Challenging the modernist myth of “neutrality” within the discipline, the study explores the historical and current bond between graphic practices and activist movements, focusing specifically on contemporary transfeminist trajectories. This form of communication configures itself as a powerful device of Dissensus, capable of disrupting the visual order through the deconstruction of formal codes and the reappropriation of signs. In order to understand the semiotic grammars of this phenomenon within the current national context, the research involves the mapping and critical analysis of a corpus of 100 visual artifacts produced in Italy. Building upon this morphological study, the thesis takes its core design step: the results of the analysis are analytically re-elaborated to generate an atlas of languages. The atlas acts as an actual operational and pedagogical device, an archive designed to translate theory into practice. This tool offers a critical platform to challenge the norm and isolate individual visual fragments, positioning them at the foundation of the second phase of the research: the development and implementation of a workshop activity. Field-tested through a pilot test, the workshop validated the pedagogical device by pushing the design participants to critically re-elaborate the codes extracted from the 100 posters. The hands-on activity, based on the analog re-signification of the toolkit and three briefs, demonstrated that the deconstruction of design biases does not occur through the passive assimilation of textual guidelines, but through a conscious, physical action on bodies and signs. Consequently, the principle that “design is political” achieves its complete fulfillment, equipping designers with the critical tools to transition transfeminist instances out of activist collectives and into daily professional and educational practice.

La presente ricerca si inserisce all’interno del quadro teorico e operativo del gender sensitive design, affrontando la responsabilità etica e politica della comunicazione visiva nella riproduzione e nella decostruzione degli stereotipi di genere. Partendo dal sconscarcare il mito modernista della “neutralità” della disciplina, l’indagine esplora il legame storico e attuale che intercorre tra pratiche grafiche e movimenti attivisti, con un focus specifico sulle traiettorie del transfemminismo contemporaneo. Questo tipo di comunicazione si configura come un potente dispositivo di Dissensus, capace di scardinare l’ordine visivo attraverso la scomposizione dei codici formali e la riappropriazione dei segni. Al fine di comprendere le grammatiche semiotiche di questo fenomeno nel contesto nazionale attuale, la ricerca ha previsto la mappatura e l’analisi critica di un corpus di 100 artefatti grafici prodotti in Italia. È proprio a partire da questo studio che si compie lo scarto progettuale della tesi: i risultati dell’analisi sono stati rielaborati in maniera analitica per dare vita ad un atlante dei linguaggi. L’atlante si configura come un vero e proprio dispositivo operativo e pedagogico, un archivio concepito per tradurre la teoria in prassi. Lo strumento si offre come una piattaforma critica per scardinare la norma e isolare i singoli frammenti visivi, ponendoli alla base della seconda fase della ricerca: la progettazione e la messa a punto di un’attività di workshop. Testato sul campo attraverso una prova zero, il workshop ha validato il dispositivo pedagogico spingendo l’utenza progettuale a rielaborare criticamente i codici estratti dai 100 manifesti. L’attività manipolativa, basata sulla risignificazione analogica del toolkit attraverso tre brief, ha dimostrato che la decostruzione dei bias non avviene tramite l’assimilazione passiva di linee guida testuali, ma nell’azione fisica e cosciente sui corpi e sui segni. In questo modo, il principio per cui «il progettuale è politico» trova la sua compiuta realizzazione, fornendo a chi progetta gli strumenti critici per portare le istanze transfemministe fuori dai collettivi e dentro la prassi professionale e didattica quotidiana.

Un Made in patriarchy : la grafica e l'attivismo per decostruire i codici di genere

Gnessi, Giulia
2025/2026

Abstract

This research operates within the theoretical and operational framework of gender sensitive design, addressing the ethical and political responsibility of visual communication in both reproducing and deconstructing gender stereotypes. Challenging the modernist myth of “neutrality” within the discipline, the study explores the historical and current bond between graphic practices and activist movements, focusing specifically on contemporary transfeminist trajectories. This form of communication configures itself as a powerful device of Dissensus, capable of disrupting the visual order through the deconstruction of formal codes and the reappropriation of signs. In order to understand the semiotic grammars of this phenomenon within the current national context, the research involves the mapping and critical analysis of a corpus of 100 visual artifacts produced in Italy. Building upon this morphological study, the thesis takes its core design step: the results of the analysis are analytically re-elaborated to generate an atlas of languages. The atlas acts as an actual operational and pedagogical device, an archive designed to translate theory into practice. This tool offers a critical platform to challenge the norm and isolate individual visual fragments, positioning them at the foundation of the second phase of the research: the development and implementation of a workshop activity. Field-tested through a pilot test, the workshop validated the pedagogical device by pushing the design participants to critically re-elaborate the codes extracted from the 100 posters. The hands-on activity, based on the analog re-signification of the toolkit and three briefs, demonstrated that the deconstruction of design biases does not occur through the passive assimilation of textual guidelines, but through a conscious, physical action on bodies and signs. Consequently, the principle that “design is political” achieves its complete fulfillment, equipping designers with the critical tools to transition transfeminist instances out of activist collectives and into daily professional and educational practice.
ARC III - Scuola del Design
22-lug-2026
2025/2026
La presente ricerca si inserisce all’interno del quadro teorico e operativo del gender sensitive design, affrontando la responsabilità etica e politica della comunicazione visiva nella riproduzione e nella decostruzione degli stereotipi di genere. Partendo dal sconscarcare il mito modernista della “neutralità” della disciplina, l’indagine esplora il legame storico e attuale che intercorre tra pratiche grafiche e movimenti attivisti, con un focus specifico sulle traiettorie del transfemminismo contemporaneo. Questo tipo di comunicazione si configura come un potente dispositivo di Dissensus, capace di scardinare l’ordine visivo attraverso la scomposizione dei codici formali e la riappropriazione dei segni. Al fine di comprendere le grammatiche semiotiche di questo fenomeno nel contesto nazionale attuale, la ricerca ha previsto la mappatura e l’analisi critica di un corpus di 100 artefatti grafici prodotti in Italia. È proprio a partire da questo studio che si compie lo scarto progettuale della tesi: i risultati dell’analisi sono stati rielaborati in maniera analitica per dare vita ad un atlante dei linguaggi. L’atlante si configura come un vero e proprio dispositivo operativo e pedagogico, un archivio concepito per tradurre la teoria in prassi. Lo strumento si offre come una piattaforma critica per scardinare la norma e isolare i singoli frammenti visivi, ponendoli alla base della seconda fase della ricerca: la progettazione e la messa a punto di un’attività di workshop. Testato sul campo attraverso una prova zero, il workshop ha validato il dispositivo pedagogico spingendo l’utenza progettuale a rielaborare criticamente i codici estratti dai 100 manifesti. L’attività manipolativa, basata sulla risignificazione analogica del toolkit attraverso tre brief, ha dimostrato che la decostruzione dei bias non avviene tramite l’assimilazione passiva di linee guida testuali, ma nell’azione fisica e cosciente sui corpi e sui segni. In questo modo, il principio per cui «il progettuale è politico» trova la sua compiuta realizzazione, fornendo a chi progetta gli strumenti critici per portare le istanze transfemministe fuori dai collettivi e dentro la prassi professionale e didattica quotidiana.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/10589/260876