Young Tibetan speakers in urban Lhasa can speak their language. Most want to use it more. Yet in the texture of everyday life, among peers, on digital platforms, in public social spaces, Tibetan has progressively retreated. Not because of forgetting or indifference, but because the social conditions that make its use feel natural and low-risk have contracted. This research asks why, and what a service design intervention can do about it. Drawing on a questionnaire (n=184 answers), seven interviews, and two participatory co-design sessions with Tibetan youth, merchants, and cultural organisations in Lhasa, the research identifies the primary suppressor of everyday Tibetan use as language policing: public criticism of imperfect or mixed speech from within the Tibetan community itself. This raises the social cost of attempting to speak to the point where silence becomes the rational response. Secondary barriers include vocabulary gaps that cause mid-sentence stalling and dialect fragmentation that pushes even all-Tibetan peer groups toward Mandarin. The design response is VitaliTi, a hybrid product service system that activates everyday Tibetan language use through social connection, cultural play, and community belonging rather than traditional education. The system operates across four components: a Pioneer Network of active speakers and creators who model informal and imperfect language use; a mobile platform centred on voice content and low-barrier social interaction; offline NFC touchpoints in cafés and cultural spaces; and community events co-organised with Hima Hima, a Lhasa-based cultural organisation. The design is grounded in Fogg's insight that motivation is not the constraint, and Bourdieu's analysis of how linguistic market conditions suppress minority language use. The goal is to reduce ability cost and create contextual triggers, not to persuade. The thesis constitutes a worked example of how product service system design methodology can be applied to cultural vitality problems, and a model for community-driven language activation in urban minority language contexts.

I giovani madrelingua tibetani nella Lhasa urbana sanno parlare la loro lingua. La maggior parte vorrebbe usarla di più. Eppure, nella vita quotidiana, tra coetanei, sulle piattaforme digitali, negli spazi sociali pubblici, il tibetano si è progressivamente ritirato, non per dimenticanza o indifferenza, ma perché le condizioni sociali che rendono il suo uso naturale e privo di rischi stanno lentamente scomparendo. Questa ricerca si chiede perché, e cosa può fare il service design a riguardo. Basandosi su un questionario (n=184 risposte), sette interviste e due sessioni partecipative di co-design condotte con giovani tibetani, commercianti e organizzazioni culturali a Lhasa, la ricerca identifica il principale fattore di soppressione dell'uso quotidiano del tibetano nel cosiddetto "controllo linguistico": la critica pubblica del parlato imperfetto o misto da parte della stessa comunità tibetana, che aumenta il costo sociale del tentativo di utilizzo al punto in cui il silenzio diventa la risposta razionale. Le barriere secondarie includono lacune di vocabolario che causano interruzioni a metà frase e una frammentazione dialettale che spinge anche i gruppi di pari interamente tibetani verso il mandarino come mezzo neutro. La risposta progettuale è VitaliTi, un sistema ibrido prodotto servizio che attiva l'uso quotidiano della lingua tibetana attraverso la connessione sociale, il gioco culturale e il senso di appartenenza alla comunità, piuttosto che attraverso la struttura educativa tradizionale. Il sistema opera su quattro componenti: una rete di Pioneer, ovvero madrelingua attivi e creators che modellano un uso linguistico informale e imperfetto; una piattaforma mobile centrata sui contenuti vocali e sull'interazione con minime barriere sociali; touchpoint NFC fisici posizionati in caffè e spazi culturali; ed eventi comunitari co-organizzati con Hima Hima, un'organizzazione culturale con sede a Lhasa. Il sistema è progettato attorno all'intuizione del Fogg Behaviour Model, secondo cui la motivazione non è il vincolo, e all'analisi di Bourdieu su come le condizioni di mercato dal punto di vista linguistico sopprimano l'uso delle lingue minoritarie. L'obiettivo è ridurre il costo della partecipazione e creare trigger contestuali che invitino all'utilizzo della lingua, non persuadere e/o convincere. La tesi costituisce un esempio concreto di come la metodologia del product service system design possa essere applicata a problemi di vitalità culturale, e un modello replicabile per l'attivazione linguistica guidata dalla comunità in contesti urbani di lingue minoritarie.

Designing for the vitality of spoken tibetan : a community-driven product service system for urban youth in Lhasa

Suofeiya Nanxi
2025/2026

Abstract

Young Tibetan speakers in urban Lhasa can speak their language. Most want to use it more. Yet in the texture of everyday life, among peers, on digital platforms, in public social spaces, Tibetan has progressively retreated. Not because of forgetting or indifference, but because the social conditions that make its use feel natural and low-risk have contracted. This research asks why, and what a service design intervention can do about it. Drawing on a questionnaire (n=184 answers), seven interviews, and two participatory co-design sessions with Tibetan youth, merchants, and cultural organisations in Lhasa, the research identifies the primary suppressor of everyday Tibetan use as language policing: public criticism of imperfect or mixed speech from within the Tibetan community itself. This raises the social cost of attempting to speak to the point where silence becomes the rational response. Secondary barriers include vocabulary gaps that cause mid-sentence stalling and dialect fragmentation that pushes even all-Tibetan peer groups toward Mandarin. The design response is VitaliTi, a hybrid product service system that activates everyday Tibetan language use through social connection, cultural play, and community belonging rather than traditional education. The system operates across four components: a Pioneer Network of active speakers and creators who model informal and imperfect language use; a mobile platform centred on voice content and low-barrier social interaction; offline NFC touchpoints in cafés and cultural spaces; and community events co-organised with Hima Hima, a Lhasa-based cultural organisation. The design is grounded in Fogg's insight that motivation is not the constraint, and Bourdieu's analysis of how linguistic market conditions suppress minority language use. The goal is to reduce ability cost and create contextual triggers, not to persuade. The thesis constitutes a worked example of how product service system design methodology can be applied to cultural vitality problems, and a model for community-driven language activation in urban minority language contexts.
ARC III - Scuola del Design
22-lug-2026
2025/2026
I giovani madrelingua tibetani nella Lhasa urbana sanno parlare la loro lingua. La maggior parte vorrebbe usarla di più. Eppure, nella vita quotidiana, tra coetanei, sulle piattaforme digitali, negli spazi sociali pubblici, il tibetano si è progressivamente ritirato, non per dimenticanza o indifferenza, ma perché le condizioni sociali che rendono il suo uso naturale e privo di rischi stanno lentamente scomparendo. Questa ricerca si chiede perché, e cosa può fare il service design a riguardo. Basandosi su un questionario (n=184 risposte), sette interviste e due sessioni partecipative di co-design condotte con giovani tibetani, commercianti e organizzazioni culturali a Lhasa, la ricerca identifica il principale fattore di soppressione dell'uso quotidiano del tibetano nel cosiddetto "controllo linguistico": la critica pubblica del parlato imperfetto o misto da parte della stessa comunità tibetana, che aumenta il costo sociale del tentativo di utilizzo al punto in cui il silenzio diventa la risposta razionale. Le barriere secondarie includono lacune di vocabolario che causano interruzioni a metà frase e una frammentazione dialettale che spinge anche i gruppi di pari interamente tibetani verso il mandarino come mezzo neutro. La risposta progettuale è VitaliTi, un sistema ibrido prodotto servizio che attiva l'uso quotidiano della lingua tibetana attraverso la connessione sociale, il gioco culturale e il senso di appartenenza alla comunità, piuttosto che attraverso la struttura educativa tradizionale. Il sistema opera su quattro componenti: una rete di Pioneer, ovvero madrelingua attivi e creators che modellano un uso linguistico informale e imperfetto; una piattaforma mobile centrata sui contenuti vocali e sull'interazione con minime barriere sociali; touchpoint NFC fisici posizionati in caffè e spazi culturali; ed eventi comunitari co-organizzati con Hima Hima, un'organizzazione culturale con sede a Lhasa. Il sistema è progettato attorno all'intuizione del Fogg Behaviour Model, secondo cui la motivazione non è il vincolo, e all'analisi di Bourdieu su come le condizioni di mercato dal punto di vista linguistico sopprimano l'uso delle lingue minoritarie. L'obiettivo è ridurre il costo della partecipazione e creare trigger contestuali che invitino all'utilizzo della lingua, non persuadere e/o convincere. La tesi costituisce un esempio concreto di come la metodologia del product service system design possa essere applicata a problemi di vitalità culturale, e un modello replicabile per l'attivazione linguistica guidata dalla comunità in contesti urbani di lingue minoritarie.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/10589/260949