Throughout history, groups of people or whole communities traveled around the world, the path of their movement being their home, and leaving traces of their existence behind. These people were called “nomads”, which comes from the Greek word “nomades”, pastoral tribes, related to the verb “nemo”, meaning “to distribute, to pasture or to graze flocks”. Although the meaning of the name implies direct connection to the “pastoral nomadism”, the term later was heavily used to describe people who were always in movement. These people left rich heritage after themselves wherever they went. Nomadism, particularly pastoral nomadism, represents one of humanity’s most adaptive and sustainable cultural systems, rooted in mobility, environmental awareness, and collective identity. Its architecture arises from movement rather than permanence, embodying adaptability, belonging, and harmony with nature. This thesis explores how nomadic architecture expresses cultural identity, focusing on Azerbaijani köçəri (nomadic) heritage within a global comparative framework. Through architectural typology, spatial analysis, and cultural interpretation, the study identifies shared principles of mobility, materiality, and symbolism that define nomadic architecture worldwide. Nomadic people lived their lives on the move, yet managed to preserve their identity, culture, and traditions through everyday objects and the architecture of their mobile dwellings. They were masters of adaptation—skilled in reshaping both their structures and their lifestyles in response to changing environments. Across the world, different nomadic tribes developed unique materials, objects, and building techniques that reflected their identities. At the same time, they shared a universal sense of belonging to the wider world, connected by the constant rhythm of movement. My study focuses on the study of the practices of nomadic pastoral communities migrating in the Ganjabasar region of Azerbaijan. As an outcome, this thesis aims to propose a management plan that will focus on how this cultural heritage can be further preserved and passed down to future generations.

Nel corso della storia, gruppi di persone o intere comunità hanno viaggiato attraverso il mondo, facendo del percorso del loro movimento la propria casa e lasciando tracce della loro esistenza ovunque passassero. Queste persone erano chiamate “nomadi”, termine che deriva dalla parola greca nomades, riferita alle tribù pastorali, collegata al verbo nemo, che significa “distribuire”, “pascolare” o “condurre al pascolo le greggi”. Sebbene il significato originario del termine implichi un legame diretto con il pastoralismo nomade, in seguito esso è stato ampiamente utilizzato per descrivere popoli costantemente in movimento. Queste comunità hanno lasciato un ricco patrimonio culturale ovunque siano andate. Il nomadismo, in particolare il nomadismo pastorale, rappresenta uno dei sistemi culturali più adattabili e sostenibili dell’umanità, fondato sulla mobilità, sulla consapevolezza ambientale e sull’identità collettiva. La sua architettura nasce dal movimento piuttosto che dalla permanenza, incarnando adattabilità, appartenenza e armonia con la natura. Questa tesi esplora il modo in cui l’architettura nomade esprime l’identità culturale, concentrandosi sul patrimonio köçəri (nomade) dell’Azerbaigian all’interno di un quadro comparativo globale. Attraverso l’analisi delle tipologie architettoniche, dello spazio e delle interpretazioni culturali, lo studio individua principi condivisi di mobilità, materialità e simbolismo che definiscono l’architettura nomade in tutto il mondo. I popoli nomadi vivevano costantemente in movimento, riuscendo tuttavia a preservare la propria identità, cultura e tradizioni attraverso gli oggetti della vita quotidiana e l’architettura delle loro abitazioni mobili. Erano maestri dell’adattamento, capaci di trasformare sia le proprie strutture abitative sia il proprio stile di vita in risposta ai cambiamenti ambientali. In diverse parti del mondo, le tribù nomadi hanno sviluppato materiali, oggetti e tecniche costruttive uniche, che riflettevano la loro identità. Allo stesso tempo, condividevano un senso universale di appartenenza al mondo più ampio, uniti dal ritmo costante del movimento. Il mio studio si concentra sull’analisi delle pratiche delle comunità pastorali nomadi che migrano nella regione del Ganjabasar, in Azerbaigian. Come risultato, questa tesi mira a proporre un piano di gestione volto a individuare modalità efficaci per preservare ulteriormente questo patrimonio culturale e trasmetterlo alle future generazioni.

Reinterpreting the Köçəri architectural tradition of Azerbaijan in a global context : ganjabasar region

Garayeva, Salimat
2025/2026

Abstract

Throughout history, groups of people or whole communities traveled around the world, the path of their movement being their home, and leaving traces of their existence behind. These people were called “nomads”, which comes from the Greek word “nomades”, pastoral tribes, related to the verb “nemo”, meaning “to distribute, to pasture or to graze flocks”. Although the meaning of the name implies direct connection to the “pastoral nomadism”, the term later was heavily used to describe people who were always in movement. These people left rich heritage after themselves wherever they went. Nomadism, particularly pastoral nomadism, represents one of humanity’s most adaptive and sustainable cultural systems, rooted in mobility, environmental awareness, and collective identity. Its architecture arises from movement rather than permanence, embodying adaptability, belonging, and harmony with nature. This thesis explores how nomadic architecture expresses cultural identity, focusing on Azerbaijani köçəri (nomadic) heritage within a global comparative framework. Through architectural typology, spatial analysis, and cultural interpretation, the study identifies shared principles of mobility, materiality, and symbolism that define nomadic architecture worldwide. Nomadic people lived their lives on the move, yet managed to preserve their identity, culture, and traditions through everyday objects and the architecture of their mobile dwellings. They were masters of adaptation—skilled in reshaping both their structures and their lifestyles in response to changing environments. Across the world, different nomadic tribes developed unique materials, objects, and building techniques that reflected their identities. At the same time, they shared a universal sense of belonging to the wider world, connected by the constant rhythm of movement. My study focuses on the study of the practices of nomadic pastoral communities migrating in the Ganjabasar region of Azerbaijan. As an outcome, this thesis aims to propose a management plan that will focus on how this cultural heritage can be further preserved and passed down to future generations.
ARC I - Scuola di Architettura Urbanistica Ingegneria delle Costruzioni
22-lug-2026
2025/2026
Nel corso della storia, gruppi di persone o intere comunità hanno viaggiato attraverso il mondo, facendo del percorso del loro movimento la propria casa e lasciando tracce della loro esistenza ovunque passassero. Queste persone erano chiamate “nomadi”, termine che deriva dalla parola greca nomades, riferita alle tribù pastorali, collegata al verbo nemo, che significa “distribuire”, “pascolare” o “condurre al pascolo le greggi”. Sebbene il significato originario del termine implichi un legame diretto con il pastoralismo nomade, in seguito esso è stato ampiamente utilizzato per descrivere popoli costantemente in movimento. Queste comunità hanno lasciato un ricco patrimonio culturale ovunque siano andate. Il nomadismo, in particolare il nomadismo pastorale, rappresenta uno dei sistemi culturali più adattabili e sostenibili dell’umanità, fondato sulla mobilità, sulla consapevolezza ambientale e sull’identità collettiva. La sua architettura nasce dal movimento piuttosto che dalla permanenza, incarnando adattabilità, appartenenza e armonia con la natura. Questa tesi esplora il modo in cui l’architettura nomade esprime l’identità culturale, concentrandosi sul patrimonio köçəri (nomade) dell’Azerbaigian all’interno di un quadro comparativo globale. Attraverso l’analisi delle tipologie architettoniche, dello spazio e delle interpretazioni culturali, lo studio individua principi condivisi di mobilità, materialità e simbolismo che definiscono l’architettura nomade in tutto il mondo. I popoli nomadi vivevano costantemente in movimento, riuscendo tuttavia a preservare la propria identità, cultura e tradizioni attraverso gli oggetti della vita quotidiana e l’architettura delle loro abitazioni mobili. Erano maestri dell’adattamento, capaci di trasformare sia le proprie strutture abitative sia il proprio stile di vita in risposta ai cambiamenti ambientali. In diverse parti del mondo, le tribù nomadi hanno sviluppato materiali, oggetti e tecniche costruttive uniche, che riflettevano la loro identità. Allo stesso tempo, condividevano un senso universale di appartenenza al mondo più ampio, uniti dal ritmo costante del movimento. Il mio studio si concentra sull’analisi delle pratiche delle comunità pastorali nomadi che migrano nella regione del Ganjabasar, in Azerbaigian. Come risultato, questa tesi mira a proporre un piano di gestione volto a individuare modalità efficaci per preservare ulteriormente questo patrimonio culturale e trasmetterlo alle future generazioni.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/10589/261064