The built environment is never neutral: light, sound, surface, scale, and visual depth are processed continuously by the nervous system, which responds by adjusting alertness, attention, pain, and the stress response. For people whose nervous systems are more sensitive, the effect can be harmful rather than negligible. This thesis asks whether the design strategies the literature reports as helpful for three such groups, people living with dementia, people who experience migraine, and people with psychiatric conditions such as anxiety and depression, overlap enough to support a single, shared set of design criteria, and what their overlaps and differences reveal about good space for everyone. Taking general healthcare, the most thoroughly studied setting, as a baseline, it reviews 52 peer-reviewed articles published between 1984 and 2022, following the PRISMA 2020 guidelines adapted for design research (Page et al., 2021). Each article was recorded against a matrix of 30 strategies in six domains: sensory stimulus modulation, spatial legibility, environmental coherence, spatial autonomy and enclosure, low-stimulus retreat, and biophilic design and views. Daylight was the most frequently mentioned strategy, and thirteen strategies recurred across all four groups to form a shared core, led by daylight, contact with nature, and the control of noise and glare. The findings are drawn together into a framework for shared and private spaces, organised around a set of interconnected environmental conditions resting on a common sensory foundation. The principal contribution of the thesis is the demonstration that architectural strategies converge across conditions whose neurological mechanisms differ, which supports designing from the needs of the most sensitive users as a threshold that serves everyone. Extension beyond clinical settings is offered as a hypothesis for future testing.

L'ambiente costruito non è mai neutro: luce, suono, superfici, scala e percezione della profondità vengono elaborati continuamente dal sistema nervoso, che risponde modulando il livello di allerta, l'attenzione, il dolore e la risposta allo stress. Per le persone il cui sistema nervoso è più sensibile, l'effetto può essere dannoso anziché trascurabile. Questa tesi si chiede se le strategie progettuali che la letteratura indica come utili per tre di questi gruppi, le persone che convivono con la demenza, le persone con emicrania e le persone con disturbi psichiatrici come ansia e depressione, si sovrappongano a sufficienza da sostenere un unico insieme condiviso di criteri progettuali, e che cosa le loro convergenze e differenze rivelino su che cosa sia un buon spazio per tutti. Assumendo come riferimento gli ambienti sanitari generali, che costituiscono il contesto più ampiamente studiato, la tesi esamina 52 articoli sottoposti a revisione paritaria e pubblicati tra il 1984 e il 2022, seguendo le linee guida PRISMA 2020 adattate alla ricerca progettuale (Page et al., 2021). Ogni articolo è stato codificato rispetto a una matrice di 30 strategie articolate in sei domini: modulazione degli stimoli sensoriali, leggibilità spaziale, coerenza ambientale, autonomia ed enclosure spaziale, ritiro a basso stimolo e progettazione biofilica e vedute. La luce naturale è risultata la strategia citata più frequentemente, e tredici strategie ricorrono in tutti e quattro i gruppi, costituendo un nucleo condiviso incentrato sulla luce naturale, sul contatto con la natura e sul controllo di rumore e abbagliamento. I risultati sono ricondotti a un quadro interpretativo per gli spazi condivisi e privati, organizzato attorno a un insieme di condizioni ambientali interconnesse che poggiano su una comune base sensoriale. Il contributo principale della tesi consiste nel dimostrare che le strategie architettoniche convergono fra condizioni i cui meccanismi neurologici differiscono, sostenendo così l'idea di progettare a partire dai bisogni degli utenti più sensibili come una soglia progettuale capace di rispondere alle esigenze di tutti. L'applicabilità di tali risultati oltre i contesti clinici è proposta come ipotesi da verificare attraverso future ricerche.

The neurologically responsive environment: towards a cross-condition framework for neurologically supportive environments

Uçar, Ada
2025/2026

Abstract

The built environment is never neutral: light, sound, surface, scale, and visual depth are processed continuously by the nervous system, which responds by adjusting alertness, attention, pain, and the stress response. For people whose nervous systems are more sensitive, the effect can be harmful rather than negligible. This thesis asks whether the design strategies the literature reports as helpful for three such groups, people living with dementia, people who experience migraine, and people with psychiatric conditions such as anxiety and depression, overlap enough to support a single, shared set of design criteria, and what their overlaps and differences reveal about good space for everyone. Taking general healthcare, the most thoroughly studied setting, as a baseline, it reviews 52 peer-reviewed articles published between 1984 and 2022, following the PRISMA 2020 guidelines adapted for design research (Page et al., 2021). Each article was recorded against a matrix of 30 strategies in six domains: sensory stimulus modulation, spatial legibility, environmental coherence, spatial autonomy and enclosure, low-stimulus retreat, and biophilic design and views. Daylight was the most frequently mentioned strategy, and thirteen strategies recurred across all four groups to form a shared core, led by daylight, contact with nature, and the control of noise and glare. The findings are drawn together into a framework for shared and private spaces, organised around a set of interconnected environmental conditions resting on a common sensory foundation. The principal contribution of the thesis is the demonstration that architectural strategies converge across conditions whose neurological mechanisms differ, which supports designing from the needs of the most sensitive users as a threshold that serves everyone. Extension beyond clinical settings is offered as a hypothesis for future testing.
ARC I - Scuola di Architettura Urbanistica Ingegneria delle Costruzioni
22-lug-2026
2025/2026
L'ambiente costruito non è mai neutro: luce, suono, superfici, scala e percezione della profondità vengono elaborati continuamente dal sistema nervoso, che risponde modulando il livello di allerta, l'attenzione, il dolore e la risposta allo stress. Per le persone il cui sistema nervoso è più sensibile, l'effetto può essere dannoso anziché trascurabile. Questa tesi si chiede se le strategie progettuali che la letteratura indica come utili per tre di questi gruppi, le persone che convivono con la demenza, le persone con emicrania e le persone con disturbi psichiatrici come ansia e depressione, si sovrappongano a sufficienza da sostenere un unico insieme condiviso di criteri progettuali, e che cosa le loro convergenze e differenze rivelino su che cosa sia un buon spazio per tutti. Assumendo come riferimento gli ambienti sanitari generali, che costituiscono il contesto più ampiamente studiato, la tesi esamina 52 articoli sottoposti a revisione paritaria e pubblicati tra il 1984 e il 2022, seguendo le linee guida PRISMA 2020 adattate alla ricerca progettuale (Page et al., 2021). Ogni articolo è stato codificato rispetto a una matrice di 30 strategie articolate in sei domini: modulazione degli stimoli sensoriali, leggibilità spaziale, coerenza ambientale, autonomia ed enclosure spaziale, ritiro a basso stimolo e progettazione biofilica e vedute. La luce naturale è risultata la strategia citata più frequentemente, e tredici strategie ricorrono in tutti e quattro i gruppi, costituendo un nucleo condiviso incentrato sulla luce naturale, sul contatto con la natura e sul controllo di rumore e abbagliamento. I risultati sono ricondotti a un quadro interpretativo per gli spazi condivisi e privati, organizzato attorno a un insieme di condizioni ambientali interconnesse che poggiano su una comune base sensoriale. Il contributo principale della tesi consiste nel dimostrare che le strategie architettoniche convergono fra condizioni i cui meccanismi neurologici differiscono, sostenendo così l'idea di progettare a partire dai bisogni degli utenti più sensibili come una soglia progettuale capace di rispondere alle esigenze di tutti. L'applicabilità di tali risultati oltre i contesti clinici è proposta come ipotesi da verificare attraverso future ricerche.
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